Gazzetta di Modena

Modena

Coronavirus a Modena

Medolla «Un pezzo da appena un euro che adesso non si trova e la produzione rischia lo stop»

GLP
Medolla  «Un pezzo da appena un euro che adesso non si trova e la produzione rischia lo stop»

Maurizio Borsari, fondatore di Dimar, che realizza caschi per respiratori non invasivi chiede più attenzione per chi lavora in settori che possono essere decisivi per il Paese 

3 MINUTI DI LETTURA





MEDOLLA «Se quella “rondella” non arriva siamo fregati. Mi dica lei se la produzione di un’azienda può rischiare di fermarsi per quella che io chiamo una “rondella” perché non costa nemmeno un euro! All’estero hanno alzato un muro...».

Parole, rabbia, sconforto, preoccupazione. Insomma chiamatele come diavolo volete queste parole di Maurizio Borsari, 58 anni, uno dei tanti “Veronesi boys” cresciuti alla scuola di quel grande genio che, in un garage sotto casa si inventò il Distretto Biomedicale e che ripeteva sempre “Le idee? Le trovi se vai in corsia. Negli ospedali. Tu stai zitto. Osservi. E i medici ti dicono quello di cui hanno bisogno e non trovano. così nascono le mie idee e le mie aziende...”.

Borsari, allora non è vero che Dimar ha aumentato la produzione di caschi respiratori non invasivi...

«Da 200 siamo arrivati a 700 al giorno ma stiamo frenando. Il problema sono le forniture. Alcune arrivano dall’estero. È un problema di Dimar ma anche di tante altre imprese che, in questi anni, di globalizzazione e di politica cieca dei governi, nostri ma anche di quelli stranieri, non sono state sufficientemente sostenute. Noi stiamo finendo le scorte in magazzino di certi componenti. E siamo in lista d’attesa già da mesi con fornitori in Cina. Da novembre qualcosa è successo perché sono ordini che risalgono a quel periodo... . Dunque lei capisce. La fortuna è che avevamo una buona scorta. In ogni caso, ci salteremo fuori. Anche a costo di trovare quel piccolo, apparentemente insignificante componente a 5-10 euro».

Altrimenti?

«Altrimenti dovrei fare investimenti in stampi. Per avviare una nuova linea all’interno di un’azienda che ha trenta dipendenti e ricavi per 3,5-4 milioni di euro. Solo che uno stampo costa 80-100mila euro. Devi farlo e passano settimane per avviare una linea dedicata. Soldi su soldi... E dopo?«

Che vuole dire?

«Senta. Tutti adesso hanno gli occhi puntati sul Biomedicale. Ventilatori. respiratori, circuiti, filtri... E tutti noi lavoriamo giorno e notte per cercare di fornire gli ospedali. Ma il problema è di prospettiva. Come la richiesta a tante aziende di riconvertire la propria produzione. Non la si fa dall’oggi al domani e non tutti hanno le disponibilità finanziarie necessaria. Immediate».

E fatto l’investimento non è detto che poi un domani, vinta la battaglia col Covid 19, ci sia ancora tutta questa richiesta...

«Esatto. Vinta la battaglia chi dice che se uno fa la riconversione dell’azienda poi non si ritrova con zero domanda...».

Cosa serve?

«Che lo Stato creda in settori vitali per l’autonomia del Paese. E ci investa. Non dico a fondo perduto ma metta a disposizione, subito, finanziamenti. Linee di credito. Glielo spiego in modo semplice: io devo rifornire un ospedale? Ok. La fattura la fa l’ospedale. Ma l’ospedale riceve i soldi poi dalle Regioni e dallo Stato con tempi biblici. E le aziende come fanno? Lo Stato investa direttamente con le imprese. Chieda sulla base di progetti seri e valutazioni oggettive: io credo in te e nel tuo prodotto. Ti metto a disposizione questa linea di credito. L’azienda consegna e scala direttamente da quei fondi. Sa chi ci guadagna? L’Italia». — GLP
 

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Gazzetta di Modena per le tue notizie su Google