Gazzetta di Modena

Modena

L’altra faccia dei social che intimorisce le persone

Irene Pezone

Ci ha scritto una ragazza dopo la diffusione dei messaggi apparsi sul gruppo Telegram “Stupro tua sorella 2.0” 

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la lettera

Sono pochi gli ambiti della nostra realtà che la pandemia da Covid-19 non è riuscita ad arrestare, almeno momentaneamente. Tra essi figura sicuramente il mondo dei social network, che possono anche essere fonte di grande disagio o ambiente di veri e propri abusi, anche se virtuali, quando vengono usati nella maniera scorretta.

Questo è il caso recentemente scoperto del gruppo Telegram “Stupro tua sorella 2.0”. Accedendo al gruppo si possono facilmente trovare immagini ritraenti visi di ragazze, spesso minorenni, ignare del percorso che i loro selfie stavano per intraprendere. Fotografie rubate da profili Instagram, o da internet, senza alcun originario intento pornografico. Ad esse, sul gruppo, seguivano commenti a sfondo sessuale, con crudi ed espliciti riferimenti alle abitudini della ragazza in questione in tale ambito ed espressioni di desideri carnali nei confronti della malcapitata di turno. Come se non bastasse, era persino possibile trovare video di atti sessuali non consenzienti nei confronti di parenti, spesso di figlie minorenni. Tra questi spiccano anche messaggi quali: “Come faccio a non fare piangere mia figlia mentre la stupro?” o “Vendo immagini di mia figlia minorenne”. Sono quasi le 10 del mattino del 3 aprile 2020 quando un utente di Twitter decide di rompere il silenzio, pubblicando su questa piattaforma vari screenshots (catture di schermata del cellulare) di messaggi del gruppo in questione. In poche ore, la notizia si diffonde su ampia scala, anche su altri social network. Molte ragazze hanno effettuato accesso al gruppo “Stupro tua sorella 2.0” solo per poterlo segnalare, dato che questa è l’unica maniera per farlo, diffondendo ulteriori screenshots, sempre più agghiaccianti. Alcune tra loro hanno espresso la propria opinione direttamente ai membri del canale, i quali non hanno effettuato nessuna ammissione di colpa, ma si sono sentiti in diritto di scrivere affermazioni come “Dovreste sentirvi onorate se la vostra faccia è su questo gruppo” e “Ma sta’ zitta, che non conti nulla”. Insomma, nessuno dei partecipanti, pur messo di fronte all’evidenza di quanto commesso, ha vagamente accennato ad un senso di vergogna o colpevolezza, ma anzi, ha difeso se stesso e tutti i suoi compagni.

Ad oggi, si ha ancora la certezza che ne esistono di ulteriori, nei quali i partecipanti seguitano ad impegnarsi nelle stesse attività. Ciò porta alla luce come Telegram, così come anche altri social network, possano essere un pericolo per un numero inimmaginabile di membri della comunità, in quanto molte ragazze possono ora affermare di sentirsi intimorite nel pubblicare una foto sui propri profili digitali, poiché sono consapevoli che potrebbe esserne fatto un uso improprio e totalmente indesiderato. Se è vero che, dal momento che si trova su internet, un contenuto è fuori controllo, è anche vero che, per garantire sicurezza e libertà d’espressione agli utenti del diffusissimo mondo social, la vigilanza dovrebbe esservi integrata, o rafforzata dove già presente.

Irene Pezone



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