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Il virus non ferma i Corbelli Serra ritrova la sua edicola

Daniele Montanari
Il virus non ferma i Corbelli Serra ritrova la sua edicola

Massimo, Roberto e Stefano vendono da sempre di tutto nel cuore del paese «Il primo decreto ci aveva spiazzati poi...». «Il sorriso della gente è un regalo»

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SERRAMAZZONI

«Beh sì, dopo 25 anni non doversi alzare all'alba per i giornali e rimanere a casa è stato un po' spiazzante. Quando vedi tutti tutti i giorni tante persone, anche se solo per pochi istanti, si crea un legame. E l'interruzione si sente». Sono più che contenti di essere “tornati in pista” i fratelli Corbelli, che a Serra gestiscono all'angolo di piazza della Repubblica l'unica edicola del capoluogo.

Molto più che un'edicola, poi: è il Mainstore, nome che rende bene il profilo di un negozio dove trovi dai giornali appunto a giocattoli, cartoleria, libreria, profumi, telefonia a 360 gradi e computer. Un riferimento per il paese insomma, e non solo, anche per il suo essere aperto 7 giorni su 7 tutto l'anno: uniche eccezioni Natale e Capodanno, quando i giornali non escono. Così da quando il 15 marzo le luci si sono spente ed è comparso il cartello “chiuso” per l'emergenza virus, a Serra si è sentito un vuoto. Decisione molto sofferta quella di Massimo, Stefano e Roberto: «Potevamo tenere aperto per i giornali in base al decreto, ma non era chiaro cos'altro potevamo vendere nel resto di una gamma molto ampia, e quindi cosa dovevamo dire ai clienti – spiegano – in questo stato d'incertezza, abbiamo pensato che era meglio fermarci».

Ed è stata una chiusura “storica” di tre settimane, la prima da quando nel gennaio 1995 hanno rilevato l'attività: d'estate o d'inverno, non c'è mai stata la serranda abbassata perché, turnandosi, due di loro almeno sono stati sempre presenti. Questo spiega i “bentornati ragazzi!”, “ehi, ci siete mancati!” che da sabato si continuano a sentire dalla gente tornata a prendere il giornale intanto in un negozio ridotto solo alla parte frontale, dov'è stato allestito un “senso unico” entrata-uscita a una persona per volta, con pannelli trasparenti di plexiglass sull'ampio bancone a garanzia di sicurezza.

«È un piacere rivedere le persone, anche se in una situazione ancora emergenziale che ci ha portato a mantenere un'apertura solo al mattino – sottolineano i fratelli – sono contenti loro di riavere il servizio ma siamo contenti anche noi: 25 anni sono un bel percorso di vita, fatto portando avanti un'attività con quella passione che ti fa dimenticare tante cose.

Le alzatacce all'alba per sistemare i giornali, anche con un tempo da lupi e la neve da spalare per fare l'entrata, le mille cose a cui tenere dietro negli ordini, la necessità di tenersi sempre aggiornati in un mondo tecnologico che cambia di continuo... Tutto fatto con la consapevolezza di dare un servizio a una comunità: solo questa emergenza poteva farcelo interrompere, ma adesso rieccoci».

«È stato strano svegliarsi senza il pensiero dei giornali – nota Stefano – e poi le mattinate senza il viavai di chi sai che prende questo o quello... Già è stato difficile viverlo per un po' di giorni, non saprei immaginare una vita senza». —



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