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Modena. Commercio in ginocchio Il 60% ha fatturati a zero Metà delle ditte chiuderà

GABRIELE FARINA
Modena. Commercio in ginocchio Il 60% ha fatturati a zero Metà delle ditte chiuderà

Sono i dati più significativi di un’indagine di Confcommercio su 300 aziende Il presidente Leone:«Servono misure straordinarie, la Tari andrà azzerata»

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GABRIELE FARINA

Più di tre attività su quattro sono ferme. Una su due teme di chiudere per sempre se in estate saremo ancora in emergenza per il Coronavirus.

Oltre sei imprenditori su dieci denunciano un calo di fatturato di oltre l’80 per cento dall’inizio della pandemia. La sofferenza delle imprese modenesi emerge da un sondaggio. Si tratta di un’indagine realizzata da Confcommercio Modena su quasi trecento imprese associate alla Confederazione.

I settori sono diversi: commercio, turismo, ristorazione, intermediazione immobiliare, servizi alle imprese, artigianato.

Nella maggioranza di casi (71,8 per cento), le imprese hanno cinque addetti o meno. Il 77 per cento del campione s’è fermato per effetto dei decreti e delle ordinanze sul Covid-19. Misure adottate per il benessere della collettività, ma che rischiano di avere un impatto letale per l’economia. Il 49,1% dei diretti interessati prevede di chiudere se l’emergenza dovesse protrarsi fino all’estate.

Oltre uno su tre (33,6%) è disposto a licenziare pur di andare avanti. Il 14% potrebbe cedere l’azienda, il 3,3% affittarla (in tutto o in parte).

Gli imprenditori hanno già iniziato a fare ricorso alle misure varate dal governo. Quasi tre su quattro (74,7%) hanno chiesto le indennità di 600 euro. Più di uno su due (50,3%) ha attivato ammortizzatori sociali (50,3%). Molto utilizzate le sospensioni di contributi e adempimenti tributari (48,9%), di mutui e prestiti (33%), di pagamenti Iva (32,6%).

La principale emergenza economica è la liquidità finanziaria (63,8%). Agli imprenditori servono impellenti risorse per pagare le tasse (59,3%), i fornitori (50,7%), i dipendenti (31,2%), i mutui e i prestiti (idem), i contributi (30,8%) e i canoni d’affitto (29%). Così i fatturati sono crollati di oltre ottanta punti percentuali per il 62,3% degli intervistati. Per il 16,5% il segno meno si attesta tra il 51% e l’80%. Per circa uno su sei (15,9%) il calo del fatturato è compreso tra il 21 e il 50%. D’altra parte, appena il 2,6% ha ridotto le perdite di meno del 10% e il 2,7% ha ridotto il segno meno tra il 10% e il 20%. L'83 per cento degli intervistati non ha nemmeno il paracadute della consegna a domicilio.

Il quadro è «preoccupante» per Tommaso Leone, presidente provinciale Confcommercio. Un elemento su cui insiste Leone, sottolineato dagli stessi imprenditori, è «l’impossibilità di prevedere quando sarà possibile incamminarci su un percorso di ripresa progressiva delle attività».

L’invito di Confcommercio è non dimenticare le cifre dell’economia, in un periodo nel quale l’attenzione generale è rivolta ai numeri del contagio. Leone osserva che la situazione economica potrebbe peggiorare «non solo se l’emergenza perdurasse, ma anche qualora non dovessero essere adottate misure straordinarie». Misure richieste da Confcommercio in modo ancor più massiccio a tutti i livelli. Sul piano nazionale, Leone propone «il ristoro almeno parziale dei fatturati persi».

A livello locale, rilancia «l’azzeramento o un forte taglio della Tari per sostenere la sopravvivenza di un pezzo fondamentale dell’economia locale».

Azzeramento o taglio da contrapporre alla dilazione. «L’auspicio che si mettano in campo strumenti seri e concreti che possano garantire la tenuta economica del Paese - l’augurio di Leone - perché lo spostamento della fiscalità di qualche mese o l’indebitamento a vita non possono essere questi strumenti». Ridurre o cancellare le tasse avrebbe effetti per il sistema Paese. «Almeno in questo modo lo Stato potrebbe rendersi conto di cosa stanno passando i nostri imprenditori», l’appello finale del presidente provinciale Confcommercio. —

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