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Carpi. Simula lo smarrimento di 15 mila euro, ma viene smascherato dai Carabinieri

La foto che smaschera l'imprenditore
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La foto che smaschera l'imprenditore

Ha finto di aver smarrito una delle buste piene di denaro della ditta di cui è cotitolare per intascarsele. I carabinieri hanno rapidmente chiarito come sono andate le cose

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CARPI. Ha tentato il colpo grosso, ma gli è andata male.  E' accaduto l’altro giorno quando un uomo di mezza età, co-titolare di una azienda del posto, si è recato presso la filiale della Banca Popolare di Milano di Carpi per depositare nella cassa continua tre bussolotti contenenti complessivamente più di 20 mila euro.

L’uomo, però, anziché depositarli tutti, ha pensato di trattenersene uno (quello con 15 mila euro) e di denunciarne lo smarrimento in caserma dopo che la banca, attraverso le consuete comunicazioni, aveva informato l’azienda della presa in carico della somma versata.

Non c’è voluto molto a capire che nulla era stato smarrito; dalla visione delle telecamere, difatti, si è accertato che l’uomo, dopo aver depositato due dei tre bussolotti, si è allontanato con il terzo, nascondendoselo nella giacca. L’uomo dovrà ora rispondere di per falsità ideologica commessa da privato in atto pubblico.

 SIn qui la versione riferita dai carabinieri. Poche ore dopo il legale dell'imprenditore, Alessandro Sivelli, ha diramato un comunicato

"Quanto accaduto è paradossale. - scrive il legale -  Il “colpevole” è un imprenditore che non vedendosi accreditare sul conto parte delle somme versate nella cassa continua di una banca ha chiesto di poter verificare dalla telecamera quante buste aveva effettivamente depositato. Un funzionario dell’istituto di credito gli ha fatto presente che per visionare il filmato avrebbe dovuto presentare una denuncia di smarrimento. Così ha fatto e si è rivolto alla stazione dei carabinieri di Carpi chiedendo di acquisire le immagini che riprendono la postazione dei versamenti automatici e quindi di poter visionare il filmato per verificare quante “cassettine” aveva inserito. Il “colpevole” – se fosse fondata l’accusa - si sarebbe quindi autodenunciato.  Ma non solo: i carabinieri , dopo aver acquisito il filmato, gli hanno correttamente fatto presente che non poteva visionarlo in quanto si tratta di atto d’indagine coperto da segreto e che per visionarlo avrebbe dovuto rivolgersi alla Procura. A distanza di pochi giorni, un’immagine di quel filmato appare invece sulla stampa. Inviata da chi ? Perché condannare una persona prima ancora che possa difendersi ? Perché trasmettere alla stampa quell’immagine ? Perché dare alla stampa una versione accusatoria non ancora vagliata neppure dall’Autorità giudiziaria ? Perché il suo avvocato deve essere costretto ad intervenire per chiedere una rettifica ed anticipare la difesa sui media anziché svolgerla nelle forme e con le garanzie previste dal codice ?"

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