Gazzetta di Modena

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Ciao Alberto La Gazzetta piange il suo combattente

Gianluca Pedrazzi

Setti aveva 56 anni. Si è spento ieri nella casa di San Felice Dal ’95 in redazione protagonista delle inchieste più difficili

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Domenica riusciva ancora a sorridere. Guardava la Finale delle finali di Wimbledon. Quella di Mc Enroe e Borg. Cinque set sempre giocati sul filo. Lottando fino all’ultima pallina. Lo specchio della sua vita. Del modo di intendere la sua vita. A calcio faceva il portiere. Altra metafora di quello che è stato. Lui che era attaccante nato doveva parare qualche tiro “mancino”. Che minava il territorio. Come il giorno in cui scoprì che in un angolo di terra della Bassa, tra Rivara e San Felice c’era chi voleva costruire il più grande giacimento di gas sotterraneo d’Europa. Una maledizione che si consumerà nel 2012 con la pietra tombale sul progetto arrivata anche dalla Terra, che pure lei sembrò ribellarsi a quella sciagurata idea. O quando sulla Gazzetta scriveva della fantomatica inchiesta dei pedofili nella Bassa. Un macroscopico errore della “Giustizia” italiana che ha rovinato famiglie e portato a morir di crepacuore don Giorgio Govoni. La Gazzetta uscì con la notizia che il povero sacerdote era morto e altri giornali lo stesso giorno uscivano con l’intervista al sacerdote... Ne potremmo scrivere tante e ancora tante di storie di battaglie giornalistiche scritte da Alberto Setti, giornalista della Gazzetta di Modena che si è spento, si è arreso a una lunga malattia, ieri mattina nella sua adorata casa di via Tassi, nella campagna di San Felice.

Aveva 56 anni Alberto. Combattente. Idealista. Un carattere tanto solare quanto spigoloso. Prendere o lasciare. Ma di mezzo c’era anche (e soprattutto) che aveva un grande cuore. Liceale al “Morandi” di Finale Emilia, poi l’Università e la laurea in Giurisprudenza a Modena. Nell’86 una telefonata e diventa corrispondente della Bassa per il nostro giornale. “Che cosa devo fare? Insegnatemi...Ci provo”. C’era poco da insegnare... Nel ’95 l’assunzione in pianta stabile in redazione. E sarà lui a seguire le inchieste più scabrose. Più complicate. Scavando nella notizia. In quella apparentemente più semplice e da liquidare in poche righe.

Dalla vicenda pedofili nella Bassa, tornata come “Veleno” alla ribalta nazionale qualche mese fa a quella prima di un pugno di abitanti di Rivara e San Felice poi di tutto il Modenese per il no al deposito gas della fantomatica Independent. Fu lui a scoprire che sul piano urbanistico a Serramazzoni nel 2010 tante cose non andavano e grazie alla sua inchiesta la Procura ordinò il blitz in municipio. Divenne l’inchiesta “Teseo”.

E mentre lavorava al giornale si occupava di crescere una piccola grande scuola di giornalismo. Entrando nelle aule. Fondando pure una sorta di giornalino e di redazione. Dal nome profetico: “Voci dal B(r)anco”. Perché in fondo Alberto era un lupo.

Un capo branco a caccia di notizie e con la mano tesa al mondo del volontariato e della solidarietà. Sportivo, fino a qualche mese fa faceva andare in stampa lo storico “All’ombra della Rocca” giornalino dell’amata squadra di casa: il San Felice. Correva, anche quando la malattia se lo divorava. Come quella volta che già sofferente si fece tutta la Maratona di Padova. Aveva ideato al “Gir dal Mulin” e soprattutto la “Staffetta Terremoto Emilia” che da più città del Nord ricordava il sisma. E come non ricordare la grande inchiesta sulle infiltrazioni mafiose, quelle della ’ndrangheta che portarono al maxi processo “Aemilia”. Fino all’ultimo in redazione. Al suo posto. Col sorriso anche quando gli occhi dicevano altro. Un abbraccio ad Alessandra. Alla mamma. Ad Angelo. Ciao Alberto. —

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