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Gli scout, squadre di giovani in aiuto a disabili e anziani

Gabriele Farina
Gli scout, squadre di giovani in aiuto a disabili e anziani

Rampelli, responsabile di zona dell’Agesci: «La nostra vocazione è servire» Ora decine di ragazzi si sono messi disposizione della Protezione Civile 

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«Rendersi utili e aiutare gli altri». La crisi della pandemia sta evidenziando lo spirito di servizio dei modenesi. Donare tempo, risorse, attenzione è un modo per fare quadrato. Una mano tesa in aiuto quando il contatto è proibito e le difficoltà possono sembrare avere il sopravvento. Servire è però da sempre il verbo degli scout.

«Il servizio è una nostra vocazione», garantisce Simone Rampelli. Con Claudia Canepone, Rampelli è responsabile di Zona dell’Agesci. L’Associazione raduna le guide e gli scout cattolici italiani. Il motto è «estote parati», espressione latina traducibile come «state pronti». La vocazione nel mondo Agesci inizia dall’età dei lupetti. Dagli otto agli undici anni, le ragazze e i ragazzi imparano a praticare la «B.A.» ovvero la buona azione quotidiana. Nel reparto, le guide e gli esploratori approfondiscono il tema del servizio. Un servizio che diventa ancor più pregnante dai 16 a 21 anni, quando le scolte e i rover si mettono ancor di più al servizio del prossimo. Possono prendere parte alle attività di una comunità. Aiutare persone diversamente abili. Assistere studenti in difficoltà con i compiti. Prendere parte alla formazione di nuovi scout. Una formazione che, sin dalle origini, sottende un forte legame con la natura.

«Nel nostro mondo v’è sia l’inclusione - prosegue Rampelli - sia un forte rapporto con la natura e il Creato». Un rapporto che, in tempi di pace, prevede campi nelle foreste. Percorsi alla scoperta di sé, degli altri e del mondo circostante. Un rapporto cristallizzato in questi giorni. «Sentiamo molto la nostalgia della vita scout - aggiunge il responsabile -. Sappiamo che stiamo facendo il nostro dovere. Avvertiamo però il desiderio di tornare in mezzo alla natura, sia come scout sia come persone».

Fare il dovere ha una duplice valenza. Da una parte, prevede sia il «saper ubbidire» stabilito dal settimo articolo della legge scout sia il «porre il proprio onore nel meritare fiducia» (primo punto). Dall’altra, significa non smettere di servire nemmeno al tempo della crisi. Le risposte possibili sono molte. Da Piacenza a Rimini, 401 scout (dati regionali aggiornati a inizio marzo) si sono messi a disposizione della Protezione Civile. Più di uno su due ha meno di 25 anni. Consegnano la spesa a domicilio. Distribuiscono mascherine. Telefonano ad anziani soli. Il servizio però prevede anche emergenze meno visibili di quella sanitaria. Qualche esempio? Mantenere i contatti con i giovani seguiti nel corso dell’anno, aiutandoli con i compiti a distanza o semplicemente conversando con loro per qualche minuto. Avere un occhio di riguardo per le persone disabili e coloro che rischiano di isolarsi. Sopperire alle difficoltà digitali delle lezioni in rete e dello smart working.

«Diamo un supporto con la Protezione Civile - garantisce Rampelli - fornendo un aiuto per la spesa e anche un supporto virtuale con il centralino. Non è però proprio la nostra vocazione. Nei gruppi in cui svolgevamo un servizio in presenza di ragazzi disabili continuiamo a stare loro accanto. I ragazzi sono già formati per questo». Una formazione racchiusa in un’espressione: «essere al servizio del Paese e dell’altro». —

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