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L’aula di tribunale trasloca su internet? «Gestione complessa»

Francesco Dondi
L’aula di tribunale trasloca su internet? «Gestione complessa»

Il giudice Carolina Clò ospite della Camera Penale «Il processo telematico è un’opportunità ma serve tempo»

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Con lo sguardo proiettato al futuro e i piedi ben piantati nel presente, consapevoli delle difficoltà quotidiane che si vivino nel mondo giudiziario e nelle aule di tribunale. Giudici, magistrati e avvocati tentano un dialogo, lo fanno partecipando al convegno on line organizzato dalla Camera Penale “Alberto Perroux” che arriva a sfiorare i 300 utenti collegati, pronti a discutere del “Processo penale alla prova dell’emergenza sanitaria: nuove tecnologie e diritti di garanzia”. E alla fine, con tutti i distinguo del caso, si esce con una certezza cristallizzata: il futuro impone la digitalizzazione definita “un’occasione che va sfruttata”. Sono invece ancora diverse le palesi difficoltà operative di tipo organizzativo e soprattutto di tutela dell’imputato. Elementi che sollevano gli avvocati Guido Sola, in qualità di presidente della Camera Penale, e Daniele Minotti, responsabile dell’Osservatorio sull’informatizzazione, ma che trovano riscontro anche nell’analisi di Carolina Clò, giudice, referente Magrif del tribunale di Modena e primo magistrato ad aver gestito un processo per direttissima in video conferenza.

«Non ho avuto grandi problemi - esordisce il giudice - e credo che l’informatizzazione potrà essere applicata anche in futuro, andando ben oltre i limiti finora individuati. A Modena c’è stata grande collaborazione tra tutte le parti per stilare un protocollo operativo condiviso. Certo, ci sono ancora dei problemi pratici da affrontare, ma questa emergenza sanitaria ci permette di ragionare: penso ad esempio al deposito delle motivazioni per via telematica oppure agli incarichi ai consulenti. Dall’altra parte ritengo che gestire il contraddittorio tra le parti sulla rete sia difficile».

Il giudice Clò, confessando la voglia di tornare in aula, racconta anche la sua esperienza diretta. «Si lavora su una piattaforma ed è il giudice a gestire le comunicazioni. Abbiamo fatto diverse prove e alla fine abbiamo capito che per garantire il rapporto di segretezza tra avvocato e imputato non possiamo fare altro che continuare con i contatti telefonici. Il rischio che i giudici siano condizionati in una camera di consiglio telematica? Penso che i giudici, a prescindere dal processo, debbano sempre essere in aula, non ci saranno magari altri attori, ma i giudici sì».

L’ultima riflessione il magistrato la riserva al fatto che con i processi a distanza verrebbe meno il carattere pubblico. «Stiamo parlando, a oggi, di una necessità temporanea, e non scordiamo che per comprovate esigenze igienico-sanitarie si possono disporre le porte chiuse. In futuro non vedo impossibile collegamenti in remoto con il pubblico presente in aula». —

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