Gazzetta di Modena

Modena

lutto per l’intera comunità modenese 

Morto don Suffritti creatore de L’Angolo

Paolo Seghedoni

Il parroco di Collegarola aveva 80 anni, era da tempo malato Una vita per i giovani e per il recupero dei tossicodipendenti 

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Se ne è andato il pomeriggio del giorno di Pasqua, pochi giorni dopo aver compiuto 80 anni. Don Giancarlo Suffritti, sacerdote modenese che deve gran parte della sua notorietà alla comunità per il recupero di tossicodipendenti L’Angolo, fondata nel 1978 e guidata per oltre 30 anni, è morto nella ‘sua’ canonica a Collegarola nel primo pomeriggio del giorno di Pasqua, quello che per i cristiani è il giorno della resurrezione di Gesù Cristo.

Don Suffritti è scomparso a causa di una lunga malattia che nell’ultimo periodo lo aveva fortemente debilitato e, di fatto, gli aveva impedito già da tempo di poter condurre pienamente il suo ministero di presbitero. Proprio a causa delle sue condizioni peggiorate, nei giorni scorsi era stato anche sottoposto al tampone per il Covid 19, risultando però negativo al virus.

Don Suffritti era nato il 21 marzo del 1940 ed era stato ordinato sacerdote il 14 giugno del 1969, in anni non facili per la Chiesa e per il mondo. Proprio nel giugno di un anno fa c’era stata la festa per i 50 anni di sacerdozio a Collegarola, dove è stato parroco per tantissimi anni e dove aveva continuato a vivere anche in quest’ultimo periodo. Era, in qualche modo, il “parroco emerito” della frazione, pur non potendo ormai da qualche anno esercitare la funzione di guida della comunità per le condizioni fisiche.

Da giovane sacerdote don Suffritti aveva insegnato religione al Corni e, come detto, nel 1978 aveva fondato quando era nella parrocchia di San Faustino la comunità L’Angolo, nata per far uscire dalla spirale della droga i tossicodipendenti.

Furono quelli anni in cui la Chiesa, e soprattutto diversi sacerdoti, avevano fondato comunità simili (basti pensare a don Antonio Mazzi con Exodus o a don Pierino Gelmini con la comunità Incontro, quelli erano anche gli anni di San Patrignano, ma pure del Ceis a Modena don padre Giuliano Stenico e i suoi collaboratori) e anche don Suffritti in città intraprese quella strada, una strada che per i tempi era particolarmente impervia ma al tempo stesso necessaria per combattere la tossicodipendenza che, tra gli anni ’70 e ’80, ha portato alla morte molti giovani. La comunità L’Angolo si è poi evoluta e ora è una cooperativa che si occupa, tra l’altro, di integrazione di migranti, ma nel frattempo don Suffritti ne era uscito.

Uomo dal carattere non sempre facile e per certi versi anche controverso, ma dotato di grande generosità, don Giancarlo Suffritti era molto amato dalla comunità parrocchiale di Collegarola dove aveva anche realizzato diversi interventi per la comunità, tra cui la serra per il vivaio. La dimostrazione dell’affetto della gente di Collegarola è stata data proprio dalla grande festa organizzata meno di un anno fa per l’anniversario della sua ordinazione, i 50 anni di sacerdozio che il prete modenese ha vissuto con grande energia.

Qualcuno, ricordandolo sui social, lo ha paragonato a un vulcano, un paragone che effettivamente è calzante. In questo periodo, come noto, i funerali con la messa sono vietati per le disposizioni vigenti sul coronavirus, la liturgia delle esequie di don Suffritti, con la benedizione funebre, sarà celebrata oggi con ogni probabilità nel primo pomeriggio verso le ore 15. —



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