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una storia lunga due anni 

Giulia, da una vacanza al lavoro a Bogotà «Insegnare qui è un’esperienza di vita»

G.F.
Giulia, da una vacanza al lavoro a Bogotà «Insegnare qui è un’esperienza di vita»

La 30enne Setti: «In Colombia tanti divari tra ricchi e povertà. Al teatro Lozano ho insegnato italiano e aiutato i disabili»

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«Un’esperienza che apre tantissimo gli occhi». Giulia Setti, 30 anni, ha riscoperto una nuova sé in America Latina. Da ex educatrice-maestra per una cooperativa sociale modenese, lo diventa per i giovani di Bogotà. Da Formigine alla capitale della Colombia compie un percorso di vita di oltre due anni e migliaia di chilometri. «Ho trovato ragazzi con un grande cuore e tanta voglia d’imparare», rivela la giovane. Gli occhi le brillano pensando agli sguardi. Alle lezioni. Ai sorrisi donati. Il percorso inizia nel novembre 2017. Setti accetta il consiglio di due amici: un viaggio zaino in spalla dalla città colombiana di Medellin. Vi arriva dopo un mese da «marinheira» alle isole San Blas di Panama. Già dall’aeroporto osserva le «montagne paurose» del percorso. I tre giovani viaggiano da Medellin a Neiva. Scoprono «tutti i climi del mondo», passando dai monti alle giungle fino ai deserti. La tappa più meridionale a Pasto, a circa sessanta chilometri dal confine con l’Ecuador. Il vulcano Galeras è l’ultima tappa «a un’altezza che ti dà le vertigini» dell’escursione. Mentre gli amici proseguono a sud, in lei matura un desiderio diverso: «inserirmi, avere stabilità, creare una rete di amici, mettere radici». A Cartagena trova però «persone a cui piace un sacco girare con il coltello» e le favelas.

La svolta arriva a Bogotà. Vi arriva dopo ore di bus, «in cui ti devi legare al sedile o alle curve voli via». Dalla capitale rimane «affascinata dai tantissimi parchi, dalla cultura, dalla musica», ma osserva la zona sud «puro barrio povero». Vive in un ostello e si mantiene tra «volantinaggio per una galleria d’arte e cameriera: da europea ero l’attrazione del ristorante». Nel 2019 trova lavoro al teatro Bernardo Romero Lozano. Un teatro «molto famoso e comodo da raggiungere», con una «grande direttrice» che ne riconosce il talento. Setti parte dall’amministrazione, ma sente che qualcosa le manca. Chiede di lavorare nella scuola, «dando lezioni di italiano e seguendo ragazzi disabili». È la scelta giusta. Gli studenti crescono e lei può vivere «un’esperienza bellissima, intensa, che valorizza i titoli di studio (un master per insegnare italiano all’estero e una laurea in Lettere e Filosofia)». La quotidianità parte da una corsa nei parchi. Una doccia, poi la colazione in teatro. Al mattino laboratori d’italiano «con lezioni sulla grammatica, canzoncine e giochi». Al pomeriggio, il laboratorio con i ragazzi disabili. Talvolta, alla sera rimane in teatro «per dare una mano in biglietteria». Così conosce «la Bogotà bene» e incontra un professore che le chiede lezioni in inglese. Accetta e le tiene nei weekend in un’agenda sempre più fitta. I ricavi aumentano, come l’autonomia anche… culinaria. «In Colombia non ci sono tante varietà di cibo - sottolinea la giovane -. Il piatto tipico è la “bandeja”, fatta di fagioli, carne, banana, patatine fritte e riso bianco». Le pietanze non sono costose per i canoni europei, «ma per la pasta buona spendi il quadruplo». Il taccuino si riempie di storie di vario tipo, dalla delinquenza alle conquiste di ragazzi che considerano «studiare un lusso e anche un vanto». Setti è tornata dalla Colombia a febbraio, poco prima del “lockdown”. Riaperte le frontiere, è pronta a rimettersi in viaggio. —

G.F.

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