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Salta il MoReMed ma i futuri medici sono molto attivi

Rinviato congresso studentesco di Medicina i ragazzi si confrontano con altri strumenti 

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UNIVERSITà

Il MoReMed è sospeso. L’impegno per la scienza e la scientificità delle notizie no. Gli organizzatori del congresso studentesco di Medicina hanno rinviato a data da destinarsi l’evento nazionale a cui lavorano da mesi. La quinta edizione del congresso era in programma giovedì 2 e venerdì 3 aprile presso il Centro Servizi del Policlinico. La normativa che vieta i congressi. I colleghi medici in piena emergenza contro la diffusione del Coronavirus. La dedizione nel salvare vite e alleviare sofferenze. Tutti fattori che hanno avuto un peso nella decisione di posticipare l’evento. I futuri camici bianchi però non si fermano. Lo scorso novembre hanno sottoscritto il Patto trasversale per la Scienza. Un impegno per rilanciare la scientificità della Medicina nei vari campi, social inclusi. «Aderiamo da studenti e uomini di scienza», conferma Valeria Caragli. Studentessa al sesto anno di Medicina, è responsabile comunicazione del MoReMed. I decreti, le ordinanze e gli appelli al senso civico hanno trovato e trovano sponda nei giovani che sognano il camice bianco. A partire da RadioGrafia, la piattaforma curata in collaborazione con Web Radio 5.9. «Avevamo pensato di fare uno speciale sul Coronavirus al congresso - riconosce Caragli - e in una puntata in radio ha partecipato anche il professore Andrea Cossarizza (vicepresidente del Patto per la Scienza). Cossarizza ha scritto il primo articolo in Italia sugli effetti del Coronavirus sul sistema immunitario». Dalla presentazione in Accademia di novembre è chiara la posizione dei futuri medici sulle false notizie che girano in rete. «Il Congresso Studentesco MoReMed quinta edizione desidera impegnarsi a favore della corretta divulgazione scientifica per la città e l’intero Paese», il monito del presidente Valeria Poletti. La lotta prosegue dalle mura domestiche a suon di video, immagini e hashtag. «Stare a casa è un privilegio - riprende Caragli - e come MoReMed ci siamo impegnati sin da subito per lanciare campagne ad hoc. Raccogliamo anche fondi per la terapia intensiva, oltre a condividere con gli altri le attività fatte in casa». Così le norme e il buon senso devono prevalere, soprattutto in un momento di emergenza. «Una persona cosciente non sta vicina ad altre quando ha l’influenza - ribadisce Caragli - sia per educazione sia per il tempo in cui viviamo. Ancor di più il discorso resta valido se uno è studente di Medicina, ha studiato cosa è un’infezione virale, cosa significa avere un distress respiratorio. Aderiamo all’appello di restare in casa ed è molto positivo che l’università sia coinvolta nella ricerca. Come MoReMed volevamo organizzare una rotonda in cui si rifletteva anche su questo aspetto». Un’ipotesi che resta congelata fino alla definizione della prossima data del congresso. «La quinta edizione del MoReMed si farà comunque - conclude Caragli - e le nostre attività continuano con la radio, le nostre pagine, i canali d’informazione. Siamo assolutamente sempre attivi e continuiamo a crederci. Soprattutto in questo momento, dobbiamo fare tutti del nostro meglio».

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