Gazzetta di Modena

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Amare gli anziani e la letteratura per vincere il virus

ALBERTO COPPA*
Amare gli anziani e la letteratura per vincere il virus

Il valore di chi ci ha preceduto: la vicinanza ai nonni e gli insegnamenti per contrastare le fragilità 

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ALBERTO COPPA*

È un periodo difficile. Difficilissimo. La pandemia ci ha colpito su più fronti, improvvisamente, strappando la vita a tanti e mutandola radicalmente a tutti.

Il virus ci ha costretto a mettere in discussione anche gli aspetti più consolidati della nostra esistenza. L’impossibilità di interagire fisicamente gli uni con gli altri, per esempio, ci sta facendo capire quanto sia significativa l’empatia tra due interlocutori a contatto diretto, resa possibile dalla vicinanza e dal linguaggio del corpo. Per quanto siano efficienti le moderne tecnologie, grazie a cui possiamo rimanere uniti in circostanze tanto tristi, nessuna di esse può sostituire il piacere di intraprendere di persona - dal vivo - le nostre relazioni.

In secondo luogo, il virus sta minando una delle fondamenta del nostro paese: la popolazione anziana. A questo proposito, è sconcertante che alcuni non si vergognino di etichettare gli anziani come «soggetti più sacrificabili», perché dotati di un’aspettativa di vita inferiore. Costoro contraddicono i principi su cui poggia l’intera nostra cultura. La Costituzione Italiana e la Dichiarazione Universale dei diritti umani ci insegnano che tutti gli uomini sono uguali in dignità e diritti e che quello alla vita, in particolar modo, è inalienabile e imprescindibile per ciascuno di noi. Oltre al legame affettivo che unisce le famiglie ai loro membri di età più avanzata, non dobbiamo dimenticare che la nostra società non può prescindere dallo scambio intergenerazionale. I più anziani offrono un modello da ammirare e seguire da parte dei giovani. Come recita un antico proverbio: «Il giovane cammina più veloce dell’anziano, ma l’anziano conosce la strada».

E si può ampliare quest’ottica, sempre tenendo a mente che il passato è importante perché ci insegna a comportarci nel presente e a prepararci in vista del futuro. Si comprende allora che uno degli strumenti, per esorcizzare la paura e affrontare questa situazione con maggiore consapevolezza e serenità, è ascoltare la voce dei grandi pensatori della storia. La letteratura e la filosofia ci insegnano che solo con la cooperazione ed il rispetto reciproco - perché «attenersi alle disposizioni del governo» significa «rispettare chi ci circonda» - è possibile emergere vincitori anche dalle situazioni più infauste. A farsi portavoce di questo messaggio è lo storico greco Polibio che, riprendendo una metafora di Alceo, paragona lo Stato a una nave: come la ciurma deve obbedire al nocchiero per sopravvivere alla tempesta, così il popolo deve sempre comportarsi in accordo alle norme di chi lo governa. Non importa quanto siano violente le onde, se i marinai sanno obbedire agli ordini e venire in soccorso gli uni degli altri. Il coronavirus è un’onda imponente e spaventosa ma, se agiamo con responsabilità, non farà altro che abbattersi rabbiosamente contro un fianco del vascello, senza farci affondare. Leopardi ci fornisce un altro esempio calzante di come gli uomini devono agire per contrastare la loro fragilità. Ne “La ginestra”, dà voce alla sua prospettiva sociale: solo un profondo sentimento di fratellanza tra gli uomini può opporre resistenza alla natura crudele. Ungaretti poi, nell’atrocità della guerra in trincea, trova la forza di fare poesia solo identificandosi in un’anima collettiva, quella che unisce tutti i soldati al fronte, indipendentemente dal colore della loro divisa.

Non ci può essere spazio per l’individualismo, per il pensare solo a sé stessi, non curandosi degli altri: l’uomo è un animale sociale - ci insegna Aristotele - e la sua essenza è contenuta soltanto nella comunità, nell’unità dell’uomo con l’uomo - aggiunge Feuerbach.

Ora l’ottimismo e la tenacia devono essere il nostro mantra. Ci sono persone che si prodigano per noi, che realizzano se stesse nel mettere a disposizione la loro vita e il loro lavoro per i più sfortunati: per chi non è stato contagiato è un onore, non solo un dovere, restare a casa e non perdere la speranza. Perché domani è un altro giorno e non siamo soli, forti di chi ci è vicino, forti del nostro passato. —

* 5A Muratori San Carlo



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