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«Ci sono 500mila lavoratori in cassa» E Bonaccini chiede di ripartire il 27

«Ci sono 500mila lavoratori in cassa» E Bonaccini chiede di ripartire il 27

Via libera alla proposta emiliana: moda, automotive, ceramica ed edilizia come battistrada. Ma il premier, per ora, frena

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«Oggi abbiamo circa 500 mila lavoratori in cassa integrazione: un dato senza precedenti nella storia dell’Emilia-Romagna. Ne va della tenuta sociale dei nostri territori». Vincenzo Colla, l’assessore allo Sviluppo economico, cala i numeri. Impietosi. E lo fa nel giorno in cui la Regione, dopo aver riunito il tavolo per il patto del lavoro, chiede ufficialmente a Roma la ripartenza.

Da un lato, lo fa con la proposta made in Emilia Romagna: «Una proposta che siamo in grado di governare perché serve prudenza, serve una ripresa governata, non vogliamo tutto aperto o tutto chiuso» spiega, ancora Colla. Dall’altro, con la voce del governatore Stefano Bonaccini che, come presidente della Conferenza delle Regioni, avanza la richiesta in videoconferenza al premier Giuseppe Conte: «Occorre riavviare il motore economico del Paese. Per fare questo si può prevedere la possibilità di riapertura, anche dal 27 aprile, dei cantieri edili, in particolare di quelli all’aperto, e di alcune filiere produttive maggiormente esposte alla concorrenza internazionale» afferma Bonaccini.

A casa “sua”, in Emilia Romagna, i compiti sono stati fatti. Il tavolo per il patto del lavoro, alla seconda convocazione, individua le filiere internazionali che dovrebbero sperimentalmente partire per prime: ci sono l’automotive e l’automazione, la ceramica, la moda, la nautica e l’offshore, l’impiantistica alimentare e la meccanica agricola. «Dobbiamo salvaguardare quello straordinario patrimonio che è il nostro export» spiega, con nota ufficiale, la Regione. Ricordando che la proposta condivisa individua proprio le filiere per lo sviluppo dei protocolli di sicurezza. Si va dalla manifattura, con un peso sul valore aggiunto prodotto del 28% e un valore dell’export di 64 miliardi di euro, alle costruzioni, con oltre 65.000 imprese con prevalenza della piccola dimensione, per arrivare al complesso universo del turismo, commercio e pubblici esercizi e al comparto dei servizi alla persona con imprese che vanno dalla micro-dimensione alle grandi cooperative di servizi.

Contestualmente, e sempre «garantendo la massima sicurezza», dovrebbero rimettersi sperimentalmente in moto, l’edilizia e le costruzioni, a partire dai cantieri delle opere pubbliche. Non è finita. La via emiliana per la fase due prevede tavoli provinciali per l’individuazione dei protocolli di sicurezza da applicare in tutte le filiere e in tutti i settori, dalla manifattura alla logistica, dall’agricoltura alla mobilità. Spetterà sempre a questi tavoli provinciali un ruolo attivo rispetto all’approvvigionamento delle mascherine e dei dispositivi di protezione individuali, oltre al monitoraggio e alla condivisione di accordi innovativi aziendali o di gruppo.

Il tavolo del patto per il lavoro, che comprende i rappresentanti delle categorie economiche e datoriali, sindacati, enti locali, professioni, Università e Terzo settore, sforna la sua proposta in meno di una settimana. A tempo record, quindi. «Martedì scorso, alla prima riunione, ci eravamo dati sette giorni di tempo per definire un progetto che fosse dell’intero sistema socioeconomico regionale, e ora ci siamo trovati d’accordo: un segnale positivo e di compattezza che arriva dall’Emilia-Romagna, soprattutto in questo momento di dura crisi» ricorda, non a caso, Bonaccini.

Il governatore, subito dopo, sottolinea quanto la condivisione sia essenziale «per pensare a una ripartenza nelle massime condizioni di sicurezza. Ora proporremo la proposta al governo, dal momento che solo il governo ha la competenza sulle attività produttive e quindi su eventuali riaperture o meno. Come perimetro temporale abbiamo il 3 maggio, valido per tutto il Paese. Qualora venisse deciso, potrebbero esserci riaperture prima, ma lo ribadisco: la salute prima di tutto». Poi, in serata, la proposta a Conte. Che risponde picche. Ma ora l’Emilia Romagna si sente pronta a ripartire, anche dal 27. —

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