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Cittanova, famiglie disperate «Noi, in “cassa” e senza casa»

L.G.
Cittanova, famiglie disperate «Noi, in “cassa” e senza casa»

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Qualche passo avanti era stato fatto, ma l’emergenza Coronavirus ha di nuovo rallentato tutto, con la conseguenza che le dodici famiglie sono ancora fuori casa nonostante l’anticipo e l’esposizione con la banca. Una situazione ancora estremamente complicata per il Peep di via Pannunzio, a Cittanova, dove la costruzione della palazzina che dovrebbe ospitare dodici famiglie è ferma da mesi a causa delle difficoltà economiche della cooperativa modeneseSan Matteo, titolare della concessione dell’area. Una situazione che ha visto anche un coinvolgimento del Comune, con l’assessore all’Urbanistica Anna Maria Vandelli che ha chiesto a tutti i soggetti coinvolti (a partire dal costruttore, l’azienda Whitec di Frosinone) di fare un passo indietro per arrivare a chiudere la vicenda, mentre gli avvocati delle famiglie promissarie stanno cercando di arrivare ad un accordo per far finire i lavori al costruttore.

Ma proprio dalle famiglie arriva un nuovo allarme, un grido di dolore inviato sotto forma di lettera inviata da una delle dodici persone coinvolte agli avvocati: «La nostra non è stata una buona Pasqua - si legge nel testo - anzi, direi che i giorni di festa hanno acutizzato la nostra ansia e le nostre paure». Una lettera scritta a nome di tutte le famiglie coinvolte, per ricordare che «i giorni e i mesi passano, ma il traguardo per noi è sempre più lontano». Una situazione sempre più difficile, anche perché le famiglie avrebbero dovuto entrare in casa a marzo 2019: un ritardo di oltre un anno che ha portato diverse persone a chiedere ospitalità ai parenti o a cercare una casa in affitto, mentre nel frattempo è arrivata la crisi causata dal Coronavirus. «Purtroppo alcuni di noi, causa emergenza Covid 19 - si legge ancora nella lettera - sono stati collocati in cassa integrazione e questo è ulteriore fonte di preoccupazione». Un appello rivolto anche alla banca con la quale le famiglie si sono impegnate per il mutuo, la San Felice: «Se l’istituto non deciderà di aiutarci concedendo uno sconto sul valore del mutuo, la situazione sarà compromessa definitivamente - chiude la lettera - e quindi vedremo svanire una volta per tutte la possibilità di entrare nelle nostre case». —

L.G.

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