Cimone, bilancio di un inverno horribilis
Prima la poca neve poi il Covid e la chiusura: skipass crollati del 52% e ricavi di 2,3 milioni contro il doppio dell’anno prima
SESTOLA
Per alcuni versi una stagione da incubo, testimoniata dal conto finale. Per altri un'occasione come poche per evidenziare l'importanza degli investimenti fatti nell'innevamento programmato, che hanno fatto del Cimone l'unica stazione sciabile per tutto l'inverno nel panorama regionale. Sono i due lati della medaglia nella prima analisi fatta dal Consorzio dei conti lasciati da mesi che sulle piste non sono mai stati facili. Prima per le alte temperature e una scarsità di precipitazioni da record: solo 9 centimetri di neve dal cielo. Poi per la chiusura anticipata l'8 marzo, proprio quando era appena arrivata la nevicata più importante della stagione. Dopo la quale si è fatta largo una lunga ondata di bel tempo che, assieme a temperature migliori, avrebbe portato su fior di gente, riequilibrando i conti. «Stiamo analizzando i numeri, ma dai primi riscontri possiamo dire che il bilancio si chiuderà con il 52% di skipass in meno» si sbottona Luciano Magnani, presidente del Consorzio. Calo della metà, insomma, e qualcosa di più. L'anno scorso il bilancio si era chiuso con un incasso di 4,6 milioni: quest'anno saranno circa 2,3 in meno. Senza contare le spese in più per l'innevamento. «Purtroppo è andata così – commenta Magnani – è stata una delle peggiori stagioni di sempre come incassi. Per questo saranno fondamentali gli sforzi delle società consortili e il sostegno delle banche. La Regione poi è sempre stata attenta alla nostra realtà e alle sue ricadute: confidiamo che, passata l'emergenza virus, sia esaminata anche questa situazione, per la tenuta del sistema neve». Magnani però invita anche a guardare al bicchiere mezzo pieno: «Ciò che abbiamo ottenuto in questa stagione dal sistema di innevamento artificiale potenziato e migliorato – osserva - è stato straordinario. Fino all'8 marzo la perdita era frenata su un -40%: tutto ottenuto solo con sistemi capaci di assicurare una neve di qualità superiore, vicinissima alla naturale. L'apertura della stazione Cimone (l'unica in regione già il 24 dicembre) con sforzi propri ha assicurato indotto a tutta la “filiera bianca”: alberghi, ristoranti, bar, rifugi, noleggi, scuole sci, campeggi, affitti di seconde case. Un sistema che coinvolge migliaia di persone tra i paesi del comprensorio. Nelle altre stazioni non è stato così». E si sarebbe fatto anche di più se in città (Modena e Bologna) ci fosse stata una percezione maggiore dell'inverno a muovere i flussi, o perlomeno la consapevolezza che sul Cimone si sciava lo stesso nel 60% delle piste. «È la conferma della necessità di continuare a investire – chiosa Magnani – ed è quanto avverrà grazie ai fondi del Governo Renzi e della Regione che nelle prossime settimane permetteranno di fare partire opere importanti con la collaborazione di tutti e quattro i Comuni del comprensorio». —
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