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Imu delle cave: è scontro Piccinini: «Dati nascosti» Zuffi: «Iter ben preciso»

Imu delle cave: è scontro Piccinini: «Dati nascosti» Zuffi: «Iter ben preciso»

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SAN CESARIO

Botta e risposta tra maggioranza e opposizione. Succede a San Cesario e il tema scatenante riguarda l’Imu sulle cave.

“Ad oggi non ci è dato sapere per quali cave l'Imu è stata pagata e quanto il Comune ha incassato”. Inizia da qui l’intervento della lista civica Nuovo San Cesario che siede ai banchi dell’opposizione. Le parole sono quelle del capogruppo Sabina Piccinini: «Quello relativo all’Imu è per noi un dato che da anni teniamo sotto stretto controllo. Soprattutto perché bisogna considerare che nel 2014, per una cava di oltre 304mila metri quadrati, con una potenzialità di reddito (desunta dai metri cubi di ghiaia estratti) di oltre due milioni di euro, il Comune incassò la vergognosa cifra di 506 euro. Per il calcolo dell’Imu sui terreni di cava, nel 2014 veniva infatti considerato, stranamente, un valore catastale pari a quello di un terreno agricolo. Un meccanismo di calcolo anomalo e distorto portava poi i cavatori a pagare meno di artigiani ed agricoltori». Piccini quindi rivendica: «C'è voluto tutto il nostro lavoro in nome dell’equità fiscale, con tanto di esposto alla Corte dei Conti, affinchè i terreni destinati all’estrazione di ghiaia divenissero a tutti gli effetti immobili con potenzialità di reddito. Ci pareva evidente che i terreni destinati all’estrazione di ghiaia perdessero la loro destinazione agricola per assumere quella produttiva. Eppure nessuno ci aveva mai pensato e lo dimostra il fatto che la maggior parte delle cave oggi attive a San Cesario sono state autorizzate come fossero terreni agricoli. La variazione al catasto urbano è avvenuta solo ad attività estrattiva già in corso. Gli introiti dall’Imu sui terreni di cava hanno sempre rappresentato per noi un'entrata da redistribuire, ad esempio, per evitare l’aumento dell’Irpef, delle rette. Pagare tutti, per pagare tutti di meno». Quindi l’affondo: «Alla precisa domanda: “Per ogni singola cava, dal 2017 al 2019, quali sono gli introiti dovuti e incassati?”, il primo cittadino ci ha risposto “il nulla” cioè che alcune imprese hanno pagato, altre invece no».

Direttamente tirato in causa da Piccinini, il sindaco Francesco Zuffi non ha potuto esimersi dal controbattere a quanto avanzato dalla consigliera della civica Nuovo San Cesario. Queste le parole dell’attuale amministratore del Comune: «I dati sull’Imu alle cave sono sempre stati dati, e saranno dati anche questa volta. Abbiamo semplicemente comunicato a Piccinini che ci sono verifiche e il Consiglio di Stato vieta di diffondere dati di procedimento in corso. Quindi i dati non sono stati negati, ma solamente rinviati. Perché Piccinini monta un caso politico per una questione meramente amministrativa? Forse Piccinini non ha mai digerito il fatto che la precedente amministrazione ha trovato una soluzione diversa da quella che ha proposto lei. Grazie al lavoro del Comune è stato possibile far pagare l’Imu alle cave: invece che mettere in dubbio l’equità fiscale di San Cesario dovrebbe riconoscere il lavoro svolto. Non sono tanti i Comuni italiani che hanno ottenuto questo risultato, e San Cesario è uno di questi. Non a caso - chiude Zuffi - l’esposto alla Corte dei Conti per danno erariale fatto da Piccinini contro il Comune non ha dato alcun esito. Ma questo non viene mai ricordato». —

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