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L’inverno “nero” delle Piane di Mocogno «Le presenze in picchiata: meno 70%»

Daniele Dei
L’inverno “nero” delle Piane di Mocogno «Le presenze in picchiata: meno 70%»

Maselli del Consorzio: «Quando sembrava il momento di poter recuperare sono arrivate le chiusure causa virus»

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Daniele Dei / LAMA MOCOGNO

Se già il Cimone ha sofferto un -52% di presenze in questo inverno iniziato male (con la scarsità di neve) e finito peggio (chiusura anticipata l'8 marzo), le altre stazioni a quota più bassa hanno subito batoste ancora più pesanti, da vero annus horribilis. A partire dalle Piane di Mocogno, dove prima di marzo le presenze erano già dimezzate, poi lo stop proprio quando era arrivata la neve è stata la mazzata: «Chiudiamo i conti con un secco -70% purtroppo» nota sconsolata Dorella Maselli, vicepresidente del consorzio locale e "donna dei conti". «Con la neve artificiale abbiamo fatto il possibile, ma si sono presentate raramente temperature adatte a sparare - commenta - e spesso i sabati e le domeniche sono stati segnati dalla nebbia. Siamo piccoli rispetto al Cimone, e non potevamo mettere in atto chissà quali strategie per salvare la stagione. Poi nel momento in cui si poteva sperare in un po' di recupero, tra la neve venuta dal cielo e le giornate più lunghe, è arrivato l'8 marzo lo stop a mettere la parola fine sulla stagione più brutta degli ultimi anni: non abbiamo neanche fatto il carnevale». Per via delle condizioni sfavorevoli, a livello di piste da discesa è stato possibile aprire un po' solo il campo scuola e il Poggio. Quella bob che è sempre stata gettonatissima per i più piccoli, quasi mai: l'incasso è stato di soli 800 euro. Quella del Duca, di media difficoltà e grande fascino, proprio mai. Si è cercato anche di innovare l'offerta con l'introduzione delle snow bike, presenti solo qui nell'Appennino modenese: «Ne abbiamo prese alcune dal Corno alle Scale vedendo che piacciono molto ad adolescenti e giovani - spiega Dorella - l'esperimento è andato bene, ma ovviamente non poteva bastare per rimettere in carreggiata la stagione». La speranza anche qui è che dalla Regione possa arrivare sostegno, ma con piena consapevolezza delle priorità: «Sicuramente adesso la Regione ha altro da mettere in fila prima del discorso sci, ci mancherebbe altro – sottolinea Dorella – chiediamo solo che in futuro, ad acqua tranquille, ci si ricordi anche di noi. E di quello che ha significato questo inverno». Lo sguardo verso l'estate è tra speranze e timori: «È possibile che ci sia un afflusso importante nelle seconde case, ma sull'alberghiero ci sono grosse incognite - osserva Silvia dell'Hotel Mazzieri - quanto all'Adventure Park e agli altri giochi per bambini, si fa fatica a ipotizzarne l'uso con la mascherina... Dipenderà tutto da come ad evolversi questa la situazione».

Il centro di sci di fondo federale, in capo all'Olimpic Lama, è rimasto attivo per tutta la stagione con l'anello da 2,5 km grazie a un innevamento artificiale costante. Ma le presenze sono state comunque ridotte anche perché la chiusura è arrivata nel momento clou: «Abbiamo perso quattro weekend per cui avevamo importanti prenotazioni di gruppi sportivi - nota Wainer Cavalletti, uno dei gestori - non sarebbero bastati per raddrizzare la stagione ma erano importanti. Così anche noi chiuderemo tra il -60 e il -70%. Sono fiducioso negli aiuti della Regione, quando sarà il momento: il presidente Bonaccini si è sempre dimostrato attento alla nostra realtà, a fatti e non a parole». —

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