Modena. Se la quarantena non salva gli animali «Quattro caprioli travolti in due notti»
IL RACCONTO
ARIANNA DE MICHELI
Strade deserte. Soprattutto nelle ore notturne. Vero. Ma neanche poi troppo. Perché gli animali, leggi fauna selvatica, vagano spesso nel buio. A debita distanza dall’uomo. Una distanza che però, neppure al tempo di Covid, riesce a proteggerli. Ed ecco che, a stretto giro, in due notti diverse ma affatto lontane, quattro caprioli sono stati investiti e uccisi. «Rispetto all’inizio dell’anno, prima delle restrizioni imposte dall’emergenza coronavirus, il traffico di auto si è di molto ridimensionato. Ma i pochi che girano in macchina a tarda ora hanno il quoziente intellettivo di una foglia secca in balia del vento. Vi sembra sensato viaggiare a 160 sulla Modena-Sassuolo? Due coppie di caprioli ci hanno rimesso la vita. E, come capita sovente, dei responsabili non è rimasta traccia». Deus ex machina del Centro Fauna Selvatica Il Pettirosso, Piero Milani è sempre sul pezzo.
Covid o non Covid. Meno persone in movimento, sempre più animali “non domestici” in città. È davvero così? «Sono aumentate le segnalazioni. Ma questo succede perché la gente in questo momento è più attenta. La quarantana incrementa lo spirito d’osservazione. Lo sconfinamento della fauna selvatica non è una novità dell’ultima ora. Caprioli, tassi, istrici che già prima di Covid 19 erano soliti avvicinarsi alle periferie, oggi fanno un passo ulteriore. Non è raro che si muovano da un giardino all’altro. Ma sia chiaro: gli animali non stanno scendendo a frotte dalle montagne per riconquistare le città. Se ne guardano bene. I video che circolano in rete? Sono perlopiù delle bufale. Vengono girati nei paesini di montagna e poi spacciati come riprese cittadine».
Tutto fuorché un fake è invece il video postato di recente sulla pagina Facebook del Pettirosso. Una diretta che vede protagonista uno splendido esemplare di istrice rimasto imprigionato in un cortile circondato da alti muri. Ha ottenuto un enorme riscontro. «Già, 74mila visualizzazioni. Ne sono felice. Significa che le persone, nonostante tutto, si sentono coinvolte. Sono sensibili al tema. Ora più che mai abbiamo bisogno di sostegno. Speriamo che buona parte di questi sguardi si tramuti in donazioni 5 per 1000. Le riprese in questione risalgono allo scorso lunedì. Sono stato chiamato nel tardo pomeriggio. Una femmina d’istrice bloccata da un muretto di cemento. Molto probabilmente i suoi cuccioli erano nascosti nelle vicinanze. L’istrice partorisce infatti tra gennaio e febbraio. Ho dovuto catturarla... sì, era ferita, ma non in modo serio... per poi riconsegnarla al suo habitat». Una volta libera, è schizzata via alla velocità della luce: «L’istrice corre veloce. Non lo sapevate?». No. Però grazie al piccolo Francesco abbiamo scoperto che le signore istrici d’inverno partoriscono uno o due cuccioli «in una grossa tana con molte camere». «Ne deduco che abbiate guardato il filmato intitolato “Tu lo conosci l’istrice?”. In rete trovate anche quello dedicato al tasso. Nonché al capriolo. E, nel fine settimana, sarà in pagina anche la breve “lezione” sul riccio. La voce narrante è appunto di Francesco, un bimbo che va alla scoperta della fauna selvatica». E noi con lui.
Inoltre sabato 25 aprile, chiunque lo desideri, grazie alla diretta web, potrà partecipare in remoto alla liberazione degli uccellini. Un evento “cult” che in tempi normali ha sempre coinvolto moltissimi bambini. «A fronte dell’emergenza non possiamo che fare di necessità virtù. Libereremo in diretta gli uccellini... sì, molti vengono da sequestri... sulla collina del Pettirosso. Collina che ospita il recinto delle linci. Il luogo di solito deputato all’evento? Il Parco Ferrari. Ora chiuso per i noti motivi di forza maggiore». Siamo consapevoli di non poter trattenere Piero ancora a lungo. Nel suo calendario la tregua non è infatti contemplata.
Chiudiamo dunque il cerchio tornando per un istante all’esordio della nostra conversazione. C’è chi sostiene che coloro che guidano di notte devono mettere in conto il rischio di investire un animale. «I volontari del Pettirosso girano tutte le notti da vent’anni. E non mi risulta che siano soliti investire animali. Lo stesso dicasi del sottoscritto. Basta guidare con la dovuta prudenza. Il punto è che la gente non rispetta il codice stradale. E dimentica un principio fondamentale: gli animali non attraversano la strada. È la strada che attraversa casa loro. La nostra viabilità è ridicola. Vantiamo - e certo non è un bel vanto - arterie con una densità di traffico che in Europa non ha uguali. E ci fosse mai qualcuno che, in fase di progettazione, si prendesse la briga di valutare le esigenze della fauna selvatica. A partire dalle barriere di protezione». —
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