Diario dalla zona rossa di Modena/9 Una vita interrotta
Ore 14.00 – Un'illusione
Questo periodo sospeso è stato anche un mio modo di difendermi, consciamente o
inconsciamente, dalla paura: sì, mi sono illusa che avrei potuto tenere a distanza non solo
il contagio, ma anche la parte più dolorosa di questa pandemia, ma ora mi rendo conto
che è stata solo un'illusione ...
Sto rincasando a casa dalla spesa, due mascherine per proteggere me stessa e per
proteggere gli altri al massimo livello: mi arriva un messaggio, sono indecisa, poi alla fine
decido di guardare, anche se non è facile accedere a whatsapp con i guanti, non ci vedo
bene senza occhiali, sono sudata ... finalmente leggo il messaggio e stento a crederci,
non può essere vero, ingrandisco, scorro, leggo di nuovo, poi sono travolta dal dolore, non
riesco più a difendermi ...
Salgo in macchina e piango: piango attraverso la mascherina, maledetta mascherina, non
riesco a respirare, non riesco a far scorrere le lacrime, arrivo a casa, urlo attraverso la
mascherina, poi con rabbia me la strappo! Mi siedo sul pavimento, mi piego su me stessa
e finalmente posso piangere senza alcuna protezione, senza alcuna difesa ...
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Ore 15 – Ho paura
Nell'ultima telefonata mi avevi sussurrato “Ho paura” ed io non ho avuto il coraggio di
chiederti altro, non sono stata capace di affrontare il tuo dolore, mi spiace, mi sono
nascosta, come spesso faccio, dietro il mio efficiente pragmatismo, non ho capito cosa
stesse accadendo neanche nei giorni successivi, quando probabilmente tutto è
tragicamente precipitato in pochissimo tempo ...
In questo periodo ci sono negate tante cose, ma quello che è più doloroso è che ci è
negato il dolore della sofferenza, ci è negato stare vicino ai nostri cari e piangere chi non
c'è più ... tu non ci sei più ... ci sei stata strappata via ...
Sai, da ragazza adoravo quei tuoi lunghi capelli biondi, quella tua straordinaria capacità
organizzativa, quel tuo entusiasmo per la vita ... poi siamo cresciute, due professioniste a
confronto, due donne dal carattere forte che affrontavano con coraggio il mondo del
lavoro: cercavi di spiegarmi quelle noiose questioni fiscali, incomprensibili per un
ingegnere, abituato a trattare altri tipi di numeri ...
E poi ci siamo ritrovate nella sofferenza: tante volte la vita ti aveva dato prove
infinitamente dolorose ed ingiuste, ma tu avevi sempre lottato con tutte le tue forze, senza
mollare mai, senza commiserarti, da vera combattente qual eri, ogni volta avevi con
coraggio rialzato la testa, senza chiedere sconti, senza chiedere pietà, fino a quest'ultima
prova ...
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Una sola volta avevi perso la speranza, eri disperata, cercavo di consolarti, ma dentro di
me sapevo che avevi ragione, la vita quella volta ti aveva riservato una prova contro
natura: come può una mamma sopravvivere ai suoi bimbi?
Piano piano, con il tuo straordinario coraggio di sempre, ti era rialzata: mi sono sempre
chiesta come ci riuscissi ...
Ma poi un'ennesima prova, la vita non ti aveva risparmiato neanche questa volta: mi avevi
raccontato che lavoravi anche dalla stanza d'ospedale, dove sei stata chiusa per mesi a
combattere, di nuovo, con tutte le tue forze, anche contro la solitudine per salvaguardare
le tue difese immunitarie ... Non ti sei persa d'animo: seguivi meticolosamente tutte le tue
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cure, gli infermieri ed i dottori ti prendevano bonariamente in giro per questo tuo
atteggiamento, loro che non conoscevano la tua determinazione ...
Eri riuscita ad uscire da quella stanza d'ospedale, più fragile forse, più ferita forse, ma
aveva ripresi il tuo lavoro, con la competenza, la tenacia, la professionalità, la correttezza
e l'umanità che ti avevano sempre contraddistinto: eri il mio punto di riferimento, anche nei
momenti più difficili, tu c'eri sempre ...
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Ore 21 – Hallelujah, Hallelujah
Te ne sei andata con dignità e riservatezza ...
Un'ultima volta avrei voluto piangere con te, pregare per te, regalarti un fiore ... ma è
vietato, è rischioso, è difficile ed allora la mia preghiera è da qui, da questa casa che mi
ero illusa che mi avrebbe potuto proteggere da tutto, anche dal dolore ... egoisticamente
non avrei più voluto vivere quel lutto che, negli ultimi anni, mi ha scavato l'anima, quel lutto
che io sono incapace di elaborare ...
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Sono ancora incredula e sconvolta, la tua mancanza è così straziante: non ho il coraggio
di leggere i tuoi ultimi messaggi, mi chiedo inebetita a chi telefonerò adesso ...
Mi scorrono davanti le immagini di te: tu che sorridi durante le gite fuori porta da ragazzi,
tu che mi accogli nel tuo studio nuovo, tu che indossi sempre qualcosa di ricercato, tu che
vieni sotto casa per ritirare la “busta dei documenti” e mi racconti come stai ...
Ora alla TV una donna: una donna con camice, mascherina e guanti ... guanti che
scorrono sulla tastiera di un pianoforte a coda, nero e lucido, in quello che sembra
l'ingresso di un ospedale, canta
Hallelujah, Hallelujah
Hallelujah, Hallelujah
... Questa preghiera è per te, amica mia ....
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