Il ricordo della Liberazione tra silenzi e nuove speranze
La veloce cerimonia in San Cataldo e in piazza Torre ricordando il nuovo nemico Il sindaco: «Ora resistere, bisogna continuare con le radici a costruire un futuro»
Ieri il nazifascismo, oggi il Coronavirus. Settantacinque anni dopo, Modena deve ancora lottare per una nuova Liberazione. Il 22 aprile 1945 la città scacciava le truppe dell’Asse, tre giorni prima della Liberazione nazionale. Oggi combatte un nemico invisibile. Pistole e fucili sono stati rimpiazzati da guanti e mascherine. La gioia dopo le bombe di allora stride con l’assordante silenzio della cerimonia di ieri. Una cerimonia per pochi intimi e tante precauzioni. Un percorso sentito eppure rapido: il nemico è ancora in città. Il primo atto al tempio funerario di San Cataldo poco prima delle 9,30. Fiori deposti, tanti sguardi, nessuna parola. Il corteo si dirige verso piazza Torre e la Ghirlandina. Sotto il simbolo di Modena l’omaggio del sindaco Gian Carlo Muzzarelli e del presidente del Consiglio comunale Fabio Poggi. «Rendiamo onore alla libertà, alle persone che ci hanno consegnato un mondo migliore», esordisce Muzzarelli da dietro la mascherina. Il sindaco ricorda che nel 1945 «è stata sconfitta la guerra, la tirannide, il nazifascismo. È stata rilanciata la voglia di libertà». Una libertà da riscoprire in pienezza, conclusa l’emergenza.
«Modena 75 anni fa è diventata libera, è stata libera, è libera. Deve continuare a essere libera», l’augurio di Muzzarelli. Il parallelismo continua tra la Resistenza ai nazifascisti e le misure contro «il Coronavirus, una pandemia drammatica». Resistere oggi diventa la sfida per «continuare con le radici a costruire un futuro». Le riunioni segrete prima delle azioni armate cedono il posto al «reagire correttamente, rimanere in casa».
Davanti alla Ghirlandina, il sindaco cita Ermanno Gorrieri e Nilde Iotti. Politici, ma ancor prima esponenti della Resistenza. Donne e uomini che hanno scelto da che parte stare, vivendo da eroi senza considerarsi tali. Come i medici, gli infermieri, i volontari oggi. Fedeli alla missione, affrontano al meglio le sfide quotidiane per accelerare il ritorno alla normalità. «Ognuno di noi ha l’impegno di liberarci dalla situazione nella quale stiamo vivendo - conferma Poggi - diventando protagonisti della nuova Liberazione». Il presidente del Consiglio comunale avverte la responsabilità di essere «ancor più rappresentanti di tutti i cittadini». Cittadini che semmai osservano la scena dalle finestre. Il mondo dell’associazionismo è incarnato da Ercole Toni, fondatore di Vivere Sicuri. Indossa la mascherina come tutti gli agenti della Polizia locale al servizio della cerimonia. Lo sguardo cade sulle vetrine. Molti negozi sono chiusi e la polvere assale i vetri. Le date di riapertura indicate sono spesso già state superate, complice l’evoluzione della pandemia.
Una pandemia che non ha risparmiato l’università. «Un’emergenza veramente terribile ci ha colpito» le prime parole del rettore Unimore Carlo Adolfo Porro.
Vicino alla targa della medaglia d’argento del Rettorato, campeggiano i nomi di Paolo Ruffini e Bartolomeo Valdrighi. Il rettore guarda al passato per sperare nel futuro. «Celebrare un momento così lieto come la Liberazione può essere un buon auspicio - la posizione di Porro - perché tutto si supera se c’è la volontà comune da parte delle istituzioni». —
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