Lettera dei genitori: «Scuole privatizzate, è ora di dire no»
Dal nido San Paolo l’appello al sindaco: «Servono pari opportunità e qualità»
la lettera
«Crediamo in una scuola pubblica che offra le stesse opportunità a tutti i bambini a prescindere dalla provenienza e dal reddito, che sia un laboratorio d’integrazione e partecipazione attiva, di sviluppo di competenze, emotività, linguaggio, consapevolezza di se stessi, condivisione di regole sociali e capacità di imparare a gestire i conflitti, ma soprattutto dove nessuno viene lasciato indietro». A dirlo sono i genitori del nido San Paolo, che intervengono così con una lettera inviata al sindaco Muzzarelli e all’assessore all’Istruzione Baracchi - sulla possibilità che alcuni nidi comunali vengano esternalizzati.
Nel loro intervento, i genitori ricordano l’efficacia di «un modello nato alla fine degli anni Sessanta grazie alle battaglie sociali portate avanti da donne e uomini che credevano nella parità di opportunità lavorative a prescindere dal genere e nella costruzione di spazi di crescita educativa e cognitiva per i bambini più piccoli. Luoghi democratici di formazione che contribuissero a ridurre le disuguaglianze sociali. I tempi sono cambiati, le famiglie sono cambiate ma non lo sono - purtroppo - le sfide: l’occupazione femminile è ancora un problema, le madri che rinunciano al lavoro per prendersi cura dei figli sempre troppe, i tempi offerti dal sistema educativo dell’infanzia difficilmente coincidono con quelli della vita lavorativa delle famiglie. Una cosa però non la mettiamo in discussione: la qualità del servizio comunale. Per questo ci preoccupa molto leggere di ipotesi di esternalizzazione - incalzano le famiglie - perché non è vero che le scuole sono tutte uguali. Non lo sono all’interno di un sistema comunale gestito in maniera omogenea - e la prova è nelle scuole che finiscono sempre come prime scelte in fase d’iscrizione e quelle che finiscono ultime - e ancora di più non possono esserlo in un sistema esternalizzato, privato o parzialmente privatizzato». Per quanto riguarda i servizi per l’infanzia post-Coronavirus, le famiglie fanno notare che «se c’è da ripensare un modello e un sistema, siamo pronti a fare la nostra parte, a patto che questo significhi mantenerlo pubblico, di qualità, magari più flessibile e inclusivo. I nostri figli non meritano nulla di meno e il peso dell’emergenza lo stanno già pagando, forse più di tutti. Non crediamo sia possibile pensare di aumentare il carico sulle loro spalle non facendoli tornare a scuola a settembre o facendoli tornare in scuole “svalutate” perché non più gestibili dal punto di vista economico». —
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