«Esplodono i casi di povertà Il 66% sconosciuto ai Servizi»
In Comune protocollate 1.615 domande per ottenere i bonus utili alla spesa L’assessore Ruggeri: «Qualche bocciatura ma tante situazioni impensabili»
SASSUOLO
Un vero boom di richieste per i buoni spesa erogati dal Comune. In totale sono state 1.615 le domande di sassolesi che hanno chiesto un aiuto all’ente pubblico per comprare pane, pasta e latte. Le domande, visto l’alto numero di richieste arrivate entro la scadenza del bando, il 16 aprile, sono in parte ancora in corso di valutazione ma la grande maggioranza dei casi validati permette di capire quanto sia grande l’area del bisogno, quella fragilità economica delle famiglie che sfugge alle statistiche. Quella di chi si ritrova senza stipendio da settimane e non ha nulla in banca perché arriva a stento a fine mese quando le cose vanno bene.
«Finora - spiega l’assessore ai Servizi Sociali, Sharon Ruggeri - abbiamo erogato poco meno di 90mila euro per 313 domande accolte mentre altre 199 sono in corso di valutazione. Altre 263 sono state per il momento respinte e accantonate perché si tratta di persone che in qualche maniera hanno già altri sussidi, dall’indennità di disoccupazione al reddito di cittadinanza. Non si tratta, sia chiaro, di persone che hanno cercato di approfittarne, ma di sassolesi che in buona fede hanno creduto di poter avere accesso anche a questa forma di aiuto».
Per avere un’idea di quanto è estesa la geografia della fame nascosta, anche ai vicini di casa, basta fare il raffronto con le cifre arrivate. Anche togliendo alle 1.615 domande già protocollate i casi di più persone nella stessa famiglia, si arriva comunque a oltre 1.200 nuclei in cui si fa fatica a mettere insieme il pranzo con la cena; quelli dove, per intenderci, l’unica entrata sicura è quella di lavoretti o della pensione del nonno per 500-600 euro al mese.
Considerando che nella “Piastrella Valley” la capitale è proprio Sassuolo, la percentuale di chi è finito in miseria per le conseguenze del Covid è altissima. «C’è anche un altro dato da tenere presente - sottolinea Ruggeri - Secondo le prime rilevazioni sulla totalità delle domande delle 1.200 famiglie in difficoltà quasi i due terzi erano sconosciute ai Servizi sociali. Si tratta quindi di persone e nuclei che all’improvviso si trovano in condizioni di bisogno così disperato che escono dalla riservatezza che avevano mantenuto sinora per bussare alle porte del Comune».
Una forte campagna d’informazione sui fondi a disposizione ha avuto la sua importanza e ora tocca al Comune fare la sua parte, lasciando anche un margine d’intervento per casi molto delicati. In 78 situazioni, ad esempio, sono stati consegnati direttamente i buoni pasto, per un totale di 22.800 euro; in altri 219 invece sono state consegnate le tessere ricaricabili per gli acquisti di generi alimentari e detergenti per un totale di 61mila euro. Ma ci sono 16 casi in cui i versamenti, per un totale di 5.050 euro sono stati fatti sul conto corrente, per evitare la consegna di quella che ormai viene chiamata la “tessera di povertà”. La statistica finale è presto fatta: si va da un contributo di 150 euro al mese per persona, ai 250 per due componenti, fino ai 300 per una famiglia di tre persone e 350 euro per chi vive in quattro. —
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