Lami Costruzioni dichiarata fallita per Iva non pagata
Il titolare: «Lasciamo in cassa 2 milioni di euro per i creditori ma non ci hanno dato tempo per incassare il dovuto»
PALAGANO
Finisce nel modo più brusco la storia della Lami Costruzioni srl di Susano (Palagano).
Il 14 aprile il Tribunale di Modena ne ha dichiarato il fallimento, nominando curatore il prof. Luca Mandrioli.
È questo l’amaro epilogo di una storia aziendale travagliatissima negli ultimi anni, fino all’imbocco della via della liquidazione per una chiusura “pacifica” dell’attività.
Ma negli ultimi mesi è arrivato uno strappo: «L’Agenzia delle Entrate ha chiesto il fallimento perché non erano stati rispettati i termini di pagamento dell’Iva arretrata – spiega l'ex amministratore unico Gianpaolo Lami – e l’istanza è stata accolta dal giudice. Speravamo che lasciassero andare avanti la procedura per un paio d’anni almeno, così da permettere all'azienda il recupero di importanti crediti con cui pagare i debiti. Ma si è voluto dare questa sferzata con l’avvio di una procedura fallimentare che potrebbe anche comportare maggiori costi. È amaro constatare che la crisi è iniziata con un’azione dello Stato e la fine arriva sempre con un'azione dello Stato».
Il primo riferimento è alla tormentata esclusione della Lami dalla white list della ricostruzione. L’interdittiva prefettizia, poi rientrata, ebbe forti contraccolpi economici sulla ditta, che arrivò a chiedere 1,5 milioni di indennizzo tramite ricorso prima al Tar e poi al Consiglio di Stato. Nel motivarlo la Lami evidenziò il paradosso di essere finita nel mirino dell’antimafia per i legami con un imprenditore siciliano che poi si è rivelato collaboratore di giustizia dal 2012, e quindi al servizio dell’antimafia stessa. Ma entrambe le istanze sono state rigettate.
«Poi sono state perse anche cause contro il Consorzio Burana – nota Lami – Se il verdetto fosse stato favorevole sarebbe cambiato tutto. La procedura è stata impoverita anche dai tempi della giustizia civile nelle cause avviate contro chi ci doveva pagare. Perché dal momento che è partito il concordato, nessuno l’ha più fatto». Ci sono però anche due elementi positivi nell’amara chiusura di una storia aziendale iniziata nel 1992 e innestata su una ditta di famiglia risalente fino al 1974. «Il primo è che i dipendenti rimasti, una cinquantina, sono stati tutti ricollocati in una nuova società – osserva – Il secondo è che il curatore ha a disposizione 2 milioni di liquidità: non abbiamo lasciato le casse vuote ma con una ricca dote e quei soldi sicuramente basteranno per i creditori privilegiati. E con i crediti ancora da recuperare potrebbero essere pagati tutti». Lo si capirà il 17 settembre nell’udienza con i creditori per l’esame dello stato passivo dell’azienda. —
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