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Serra dice addio al suo “Archimede” Se n’è andato Remo Salvatori

Daniele Montanari
Serra dice addio al suo “Archimede” Se n’è andato Remo Salvatori

Aveva 93 anni ed era l’uomo che creava mulini “domestici” Falegname, fabbro e idraulico dalle idee uniche e geniali

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SERRAMAZZONI

Serra ha perso il suo “Archimede”, le mani e il genio pratico di un uomo che ha lasciato traccia di sé, tra oggetti e lavori, quasi in ogni casa del paese. Se n'è andato Remo Salvatori, falegname, fabbro e idraulico dagli interventi impossibili, e con la pensione artista dei mulini “domestici”, grandi quanto una persona. In tutto e per tutto fedeli ai veri mulini, con piccola macina per produrre farina, con l'unica differenza dell'alimentazione elettrica anziché ad acqua. Si è spento a 93 anni nella sua casa di via 24 Maggio, circondato dall'affetto dei suoi cari: dal figlio Luigi che l'accudiva all'altro figlio Gino, il nipote Andrea e gli altri famigliari. È stato il lento spegnersi di una candela: da un paio di mesi i problemi di salute legati all'età si sono aggravati, finché all'alba di lunedì non è morto nel suo letto. «Tornare a casa e non sentire più in garage il rumore di lui al lavoro con i suoi infiniti attrezzi dà una sensazione di vuoto incredibile» sottolinea Andrea, assieme a cui Remo ha realizzato il primo mulino. E per cui ha fatto anche l'ultimo: «Le rifiniture a febbraio - racconta - diceva: “Voglio terminarlo: capisco che questo è l'ultimo lavoro che faccio”. Lo sapeva ormai che era alla fine, alla fine di una vita spesa giorno per giorno a lavorare». A partire da ragazzino, quando rimase orfano della madre. La famiglia abitava a Faeto a Casa Broncola, dove in ricordo dei Salvatori la famiglia Maletti dopo aver ristrutturato tutto ha posto una targa che fece commuovere Remo all'inaugurazione. I mulini artigiani derivano dal ricordo della scomodità dell'andare al mulino vero in gioventù «e dal desiderio che ha avuto per tutta la vita di essere autonomo: a lui non piaceva comprare le cose, se le voleva creare da solo» nota Andrea. «A militare divenne subito armiere istruttore per le sue capacità, e da idraulico era famoso per avere l'attrezzatura più all'avanguardia dell'Appennino: faceva i fori di areazione ben prima che diventassero obbligatori, con carotatrici che costruiva lui in laboratorio mettendoci punte diamantate che andava a prendere a Carrara dove tagliano il marmo. Gli idraulici venivano da lui per chiedere consigli e interventi. Cosa non riusciva a creare col tornio in garage: sembrava il laboratorio di Archimede. Ci faceva anche le cotte per le crescentine: quante gliene hanno chieste a Serra... Poi i portapacchi per le auto, e tante altre cose». Ma per tutti ora era l'uomo dei mulini: ne ha realizzati una trentina, donati ad amici da Sestola a Formigine, tutti con macina in granito tagliata da lui. «Uno era stato messo al bar Autolinee quando ne avevo la gestione- ricorda Andrea- per lui il mulino era simbolo di autonomia e sicurezza, ci diceva sempre: “Ricordatevi che in caso di crisi i cellulari non li mangiate, la farina del mulino sì”». Tra i tantissimi che lo hanno ricordato con affetto in questi giorni, Graziano Poggioli del caseificio Santa Rita Bio di Pompeano, con cui Remo ha collaborato in diverse iniziative: «Era un genio, e un monumento umano» dice. E Giorgia Malagoli della cartoleria l'Astuccio: «Una volta si era fermato davanti al negozio con un mulino a ruote e mi ha regalato della farina: era un uomo meraviglioso». —



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