Serra dice addio al suo “Archimede” Se n’è andato Remo Salvatori
Aveva 93 anni ed era l’uomo che creava mulini “domestici” Falegname, fabbro e idraulico dalle idee uniche e geniali
SERRAMAZZONI
Serra ha perso il suo “Archimede”, le mani e il genio pratico di un uomo che ha lasciato traccia di sé, tra oggetti e lavori, quasi in ogni casa del paese. Se n'è andato Remo Salvatori, falegname, fabbro e idraulico dagli interventi impossibili, e con la pensione artista dei mulini “domestici”, grandi quanto una persona. In tutto e per tutto fedeli ai veri mulini, con piccola macina per produrre farina, con l'unica differenza dell'alimentazione elettrica anziché ad acqua. Si è spento a 93 anni nella sua casa di via 24 Maggio, circondato dall'affetto dei suoi cari: dal figlio Luigi che l'accudiva all'altro figlio Gino, il nipote Andrea e gli altri famigliari. È stato il lento spegnersi di una candela: da un paio di mesi i problemi di salute legati all'età si sono aggravati, finché all'alba di lunedì non è morto nel suo letto. «Tornare a casa e non sentire più in garage il rumore di lui al lavoro con i suoi infiniti attrezzi dà una sensazione di vuoto incredibile» sottolinea Andrea, assieme a cui Remo ha realizzato il primo mulino. E per cui ha fatto anche l'ultimo: «Le rifiniture a febbraio - racconta - diceva: “Voglio terminarlo: capisco che questo è l'ultimo lavoro che faccio”. Lo sapeva ormai che era alla fine, alla fine di una vita spesa giorno per giorno a lavorare». A partire da ragazzino, quando rimase orfano della madre. La famiglia abitava a Faeto a Casa Broncola, dove in ricordo dei Salvatori la famiglia Maletti dopo aver ristrutturato tutto ha posto una targa che fece commuovere Remo all'inaugurazione. I mulini artigiani derivano dal ricordo della scomodità dell'andare al mulino vero in gioventù «e dal desiderio che ha avuto per tutta la vita di essere autonomo: a lui non piaceva comprare le cose, se le voleva creare da solo» nota Andrea. «A militare divenne subito armiere istruttore per le sue capacità, e da idraulico era famoso per avere l'attrezzatura più all'avanguardia dell'Appennino: faceva i fori di areazione ben prima che diventassero obbligatori, con carotatrici che costruiva lui in laboratorio mettendoci punte diamantate che andava a prendere a Carrara dove tagliano il marmo. Gli idraulici venivano da lui per chiedere consigli e interventi. Cosa non riusciva a creare col tornio in garage: sembrava il laboratorio di Archimede. Ci faceva anche le cotte per le crescentine: quante gliene hanno chieste a Serra... Poi i portapacchi per le auto, e tante altre cose». Ma per tutti ora era l'uomo dei mulini: ne ha realizzati una trentina, donati ad amici da Sestola a Formigine, tutti con macina in granito tagliata da lui. «Uno era stato messo al bar Autolinee quando ne avevo la gestione- ricorda Andrea- per lui il mulino era simbolo di autonomia e sicurezza, ci diceva sempre: “Ricordatevi che in caso di crisi i cellulari non li mangiate, la farina del mulino sì”». Tra i tantissimi che lo hanno ricordato con affetto in questi giorni, Graziano Poggioli del caseificio Santa Rita Bio di Pompeano, con cui Remo ha collaborato in diverse iniziative: «Era un genio, e un monumento umano» dice. E Giorgia Malagoli della cartoleria l'Astuccio: «Una volta si era fermato davanti al negozio con un mulino a ruote e mi ha regalato della farina: era un uomo meraviglioso». —
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