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«Il Comune dismetta Cresciamo e statalizzi le scuole d’infanzia»

L’ex dirigente Omer Bonezzi:  «Una spesa inutile  Con i tre milioni risparmiati ci sarebbero le risorse per finanziare nuovi nidi» 

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«La ventilata privatizzazione di nidi nel Comune di Modena è paradossale e produce effetti politici in tutta la provincia». Lo sostiene Omer Bonezzi, ex dirigente scolastico a Vignola e consigliere comunale a Spilamberto, che interviene così sulla questione nidi ai privati. «Ci sono sentenze della Consulta che affermano che il nido è un diritto universale e non è un servizio a domanda individuale - spiega Bonezzi - ma si continua ad agire come se così non fosse. Diritto universale significa, come accade per le scuole dell’infanzia statali, non pagare la retta, ma solo i pasti che si consumano e disporre di una rete di nidi tale da poter accogliere tutte le richieste». Secondo l’ex dirigente scolastico, inoltre, «a Modena, resta inspiegabile la decisione di non avere, in contrasto con il resto del Paese, statizzato in occasione della progressiva dismissione delle scuole dell’infanzia comunali. Si è affidato il servizio alla Fondazione Cresci@mo, ma questa scelta costa: nel 2019 la Fondazione, che applica il contratto Aninsei (scuole private), ha avuto costi pari a 4.389.020 euro, cui si è fatto fronte con 2.903.208 euro di trasferimenti dal Comune, mentre 430.919 euro vengono dai trasferimenti dallo Stato e 999.542 euro da rette ed altre minori entrate. La Fondazione, che gestisce dieci scuole, ha pesato perciò per 2.903.208 euro all’anno sui bilanci del Comune». Secondo l’ex dirigente scolastico, però, «a Modena la scuola d’infanzia statale viene descritta come poco qualificata: se così fosse, come si spiegherebbe il fatto che le maestre della Fondazione, appena possono, si fiondano sulle statali? Le condizioni di lavoro delle dipendenti statali sono equivalenti a quelle dei dipendenti delle scuole comunali. Il modello pubblico è migliore di quello delle private - incalza Bonezzi - che fanno più ore di insegnamento, ma le ore in più, spesso, le utilizzano per organizzare il servizio con tre insegnanti su due classi, anziché quattro maestre su due classi come avviene sotto lo Stato. Resta la domanda: le maestre sono davvero brave solo quando sono sotto il Comune o la Fondazione Cresci@mo e le stesse non lo sono più quando passano sotto lo Stato?». L’ex dirigente scolastico fa così notare che «le risorse risparmiate con l’affidamento progressivo delle scuole di Cresci@mo allo Stato servirebbero per finanziare nidi pubblici comunali e progetti di qualificazione per tutto il sistema della scuola dell’infanzia modenese. Rimarrebbero persino risorse per altre necessità comunali. Questa decisione è obbligata - chiude Bonezzi - soprattutto ora che, per il Covid-19, il Comune ha un buco attorno a 35 milioni». —

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