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Modena. Una mascherina a scacchi bianchi e neri per “don Ruspa”, il cappellano della F1

Gabriele Farina
Modena. Una mascherina a scacchi bianchi e neri per “don Ruspa”, il cappellano della F1

Cerimonia in Santa Caterina per il sacerdote Sergio Mantovani che avrebbe compiuto 93 anni 

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MODENA La mascherina rossa a scacchi bianconeri. Il Tricolore. Le rose sull’Ara dei Piloti. Piccoli omaggi a un padre spirituale. A un uomo di motori. A un amico. Don Sergio Mantovani avrebbe compiuto ieri 93 anni. Il ricordo nella comunità di Santa Caterina (e non solo) è ancora vivo.

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«Ci vede da lassù e sono convinto che rimane contento», garantisce Felice Di Vito. L’ex dipendente della Ferrari conosceva bene don Ruspa, come era chiamato dalla comunità parrocchiale, dai modenesi, dagli appassionati italiani e stranieri. Un nome affettuoso per una persona che sapeva essere determinato pur restando umile. Un sacerdote che ha conosciuto i segreti di piloti di Formula Uno e ha dato un impulso a strutture di accoglienza modenesi. Di Vito ha raccolto (assieme ad altri) il testimone di don Sergio. Si prende cura dell’Ara dei Piloti con attenzione e devozione. «Enzo Ferrari ci incoraggia di tenerla a posto - sosteneva don Mantovani - come ricordo perenne». Il sacerdote teneva celebrazioni di suffragio per i piloti il primo maggio, il giorno dedicato ai lavoratori. Il loro ricordo prosegue nella fiaccola. La bandiera a bande verde, bianco e rossa è propria delle celebrazioni italiane. La mascherina posta più in basso è invece un’invenzione dello stesso ex meccanico del Cavallino Rampante. Rappresenta due fasi diverse di un Gp di Formula 1. La bandiera a scacchi è simbolo della gloria per il pilota primo al traguardo. Il vessillo rosso accomuna tutti i piloti nell’attesa della sospensione prima di tornare a correre.

«Purtroppo quest’anno è rossa perché non si gira e siamo fermi - spiega Di Vito - così rimaniamo tutti ai box finché non ci sarà un raggio di sole che aiuta tutti a uscire dalla pandemia». Da dietro la mascherina, Di Vito punta lo sguardo al cielo. La prospettiva celeste è condivisa da don Andrea Garuti, successore di don Ruspa alla guida della comunità di Santa Caterina. «Il dono più prezioso di don Sergio era un’umanità ricchissima - gli tributa don Garuti - perché aveva la capacità d’incontrare le persone in modo molto empatico, vivo. Sapeva trasmettere una vicinanza molto forte». Una forza di volontà in tempi «duri e difficili, forse più di oggi per certi versi», secondo il pensiero del sacerdote. Da don Ruspa il prete ha ereditato tante opere: «la scuola, la chiesa, la casa per gli anziani, la palestra».

Opere che per don Garuti rappresentano «un patrimonio prezioso, difficile da portare avanti». Con le dovute distanze e la mascherina, don Garuti conferma che «ci sentiamo molto impegnati» nella continuità. Il cappellano dei piloti avrebbe compiuto ieri gli anni. Non poteva così mancare un dono. Di Vito lo esibisce con gli occhi emozionati di chi vi ha lavorato «4, 5 mesi», ispirandosi non a un soggetto, ma a un amico. È una riproduzione in miniatura dell’Ara dei Piloti, in cui compare il volto del sacerdote scomparso il 14 settembre 2018. «Al caro Don. Grazie della tua vita donata per noi», il messaggio nella parte anteriore della scultura. Dietro si rinnova il «grazie di cuore» da parte di un «caro amico rimasto quaggiù». La data impressa indica il 15 settembre 2018, il giorno dopo la scomparsa del sacerdote. «Vai lassù a riposare in pace», l’invito rivolto dall’ex meccanico a don Sergio. —


 

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