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Scuole di danza, un altro settore che è stato paralizzato 

Scuole di danza nel limbo «Impossibile fare lezione da casa: servono risposte»

d.m.
Scuole di danza nel limbo «Impossibile fare lezione da casa: servono risposte»

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PAVULLO Oggi è la Giornata internazionale della Danza. Ma il momento di festa pur prevedendo importanti celebrazioni web (su www.emiliaromagnacreativa.it) è segnato da una situazione di allarme senza precedenti. Le scuole sono da due mesi in completa paralisi, e i docenti vivono nel limbo di una disciplina che non ha ancora una classificazione nazionale.

Sul piano pratico molte realtà locali chiamandosi Asd o Aps sono legate al Coni, ma a livello di principio tutti sono consci che danzare è ben diverso da fare nuoto o tennis, chiamando in causa l’arte. Da qui tutte le difficoltà nell’avere aiuti. Qualche docente ieri ha ricevuto i primi 600 euro, ma sono una goccia. A lanciare l’allarme in provincia è il Centro danza Studio Dia di Pavullo: «Abbiamo 200 iscritti dai 3 ai 60 anni con cui non possiamo certo lavorare via webcam, perché la danza è presenza e fisicità – sottolinea Jon B Polo – siamo fermi, non abbiamo entrate, siamo in 5 dipendenti e abbiamo l'affitto da pagare».

«Impossibile lavorare da casa – conferma Emanuela Vedovelli de “Le Muse”, l’altra scuola di montagna – siamo nella stessa situazione delle associazioni culturali che attendono risposte».

Per farsi sentire è nata il 18 aprile l’associazione assoDanza Italia, a cui fanno già capo 1.500 scuole. La presidente è la romana Miriam Baldassari, che lavora in stretto coordinamento con i territori (per l'Emilia la bolognese Silvia Martinci).

«Forse potremo riaprire le scuole a giugno – nota Miriam – ma se ci chiedono di rispettare 1,5-2 metri di distanza si creerebbe una situazione insostenibile: la maggioranza delle realtà non avrebbe spazi abbastanza grandi, dovrebbe dire sì a un terzo degli iscritti e agli altri no. Oppure attivare una tale quantità di corsi in una giornata che il personale non potrebbe mai sostenere. Urge una soluzione tarata sulla nostra specificità nel breve periodo, e nel lungo il riconoscimento che non abbiamo mai avuto. In dialogo col Coni, certamente, ma avendo ben chiaro che la danza non è sport». —

d.m.

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