«Prima il sisma e ora Covid Io speravo nel 18 maggio»
«Comprendo la gravità della situazione. Sono una donna che conosce la sofferenza, la lotta contro la malattia. “La salute non è tutto ma senza salute tutto è niente” scriveva Schopenhauer. È così. Ciò non toglie che sia rimasta spiazzata. Ero convinta di poter riaprire il 18 maggio e invece…Ora si ipotizza il primo giugno. Ma poi mi chiedo: i clienti verranno? Nel momento in cui la provincia di Modena è stata catalogata come zona arancione il nostro fatturato è crollato. E dire che avevamo già pagato pegno al terremoto. Allora, quando La Fefa riprese la propria attività, in principio solo i clienti più affezionati osarono avventurarsi sino a qui. Sono passati otto anni e ancora abbiamo alcune pratiche in sospeso. Mi sembra di vivere in una favola. Una brutta favola che mi lascia incredula a fronte di un vero e proprio accanirsi del destino. Ma pensate anche solo l’inquietudine di essere circondati da camerieri che indossano le mascherine. Il cliente viene al ristorante per sentirsi sereno, coccolato. Appagato da un’esperienza enogastronomica».
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