Un gruppo di docenti modenesi: «No alla Maturità in classe. È pericolosa»
Lettera firmata da 43 docenti modenesi chiede al ministro un esame “on line” e investimenti: «Troppi rischi di contagio»
MODENA No alla Maturità in presenza, “pericolosa e grottesca”, sì all’esame a distanza (con investimenti strutturali). Così un gruppo di 43 docenti modenesi scrive al ministro dell’Istruzione Lucia Azzolina. Sottolineano di non credere che «a giugno ci saranno le condizioni per svolgere in reale sicurezza un rientro a scuola». Alcuni docenti sono stati colpiti dal Coronavirus «e ancora oggi ne risentono in termini di precarietà della salute». Altri hanno subito lutti o devono convivere con i ricoveri di parenti e amici.
C’è chi si riconosce come soggetto a rischio perché «non dimentichiamoci che l’età media degli insegnanti delle scuole superiori è molto alta». Tutti fattori per cui si potrebbe determinare «un rischio enorme per noi, per gli studenti, per le loro famiglie». Tanto più nella prospettiva secondo cui «la “Fase 2” porterà un innalzamento dei contagi». I docenti pongono l’attenzione sull’incertezza in cui lavorano da mesi. Ricordano di non avere «indicazioni precise su come dovrebbe avvenire una eventuale “sanificazione dei locali”». Avvertono però la possibilità di «rischi reali anche per il personale Ata, che probabilmente sarà coinvolto nelle operazioni».
E pongono l’accento sulla dignità dell’esame: «Non pensiamo che un esame in video-conferenza, senza mascherine e protezioni, sia meno dignitoso di un esame in presenza con mascherine e distanziamento - rimarcano i 43 insegnanti al ministro - anzi, pensiamo che in video-conferenza, senza dispositivi protettivi, sia gli insegnanti che gli studenti potrebbero sentirsi più a loro agio».
L’appello è rivolto a tutte le organizzazioni sindacali. La prima firmataria è la docente Fabiana Stefanoni, insegnante del liceo Muratori San Carlo (l’istituto con il maggior numero di firme). «Pensiamo che il ministero debba investire di più nel sostegno agli studenti - ribadisce Stefanoni - perché in molte scuole non ci sono i dispositivi necessari e neanche gli spazi per studiare. Invece d’insistere su un esame in presenza pericoloso e grottesco, il ministero aumenti i finanziamenti utili al miglioramento delle condizioni degli studenti e delle loro dotazioni tecnologiche».
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