Gazzetta di Modena

Modena

Soggettivamente, il concorso nelle scuole modenesi con la Gazzetta di Modena - Vota anche tu

Soggettivamente, il concorso nelle scuole modenesi con la Gazzetta di Modena - Vota anche tu

I 19 finalisti del concorso promosso dal Liceo Muratori - San Carlo si sono confrontati sul tema producendo racconti, poesie, foto, video immagini e canzoni. Saranno gli studenti del liceo a decidere i vincitori, assieme alla giuria di insegnanti, ma i lettori della Gazzetta potranno votare il lavoro migliore che riceverà un premio speciale. A cura di Andrea Marini

21 MINUTI DI LETTURA





 

La Gazzetta di Modena continua il suo legame con il mondo della scuola e da oggi è possibile per tutti i lettori del nostro sito visionare e votare i finalisti del premio Soggettivamente ideato dal Liceo classico e linguistico Muratori-San Carlo di Modena e aperto a tutte le scuole.

Il tema di quest’anno sono i gesti.

Un gesto è una azione, le res gestae romane, ma anche un atteggiamento: ci sono gesti di rottura, di insofferenza, di affetto, di comprensione, di rifiuto. Ci sono gesti che offendono e respingono e altri che confortano, con un gesto si può insultare o perdonare. E ci sono gesti minimi, inconsapevoli, che ripetiamo e che ci caratterizzano, sono parte della nostra fisionomia, del nostro modo di parlare e di muoverci, segni trasparenti del nostro io. Abbiamo chiesto agli studenti di raccontarci i gesti importanti per loro, nel bene e nel male.

IL CONCORSO

I 19 finalisti si sono confrontati sul tema producendo racconti, poesie, foto, video immagini e canzoni. Saranno gli studenti del liceo a decidere i vincitori, assieme alla giuria di insegnanti, ma i lettori della Gazzetta potranno votare il lavoro migliore che riceverà un premio speciale.

SEZIONE CANZONE

[[atex:gelocal:gazzetta-di-modena:modena:cronaca:1.38796318:gele.Finegil.Image2014v1:https://www.gazzettadimodena.it/image/contentid/policy:1.38796318:1650371907/image/image.jpg?f=detail_558&h=720&w=1280&$p$f$h$w=d5eb06a]]

Titolo e nome dell'autore sono volutamente nascosti per non influenzare il giudizio di chi vorrà esprimere la propria prefererenza, in modo che chi giudica sia concentrato solo sul brano.

Canzone 1

[[atex:gelocal:gazzetta-di-modena:modena:cronaca:1.38795950:Video:https://video.gazzettadimodena.gelocal.it/dossier/soggettivamente-concorso-per-le-scuole-modenesi/concorso-soggettivamenta-i-gesti-canzone-numero-1/129851/130478]]

Canzone 2

[[atex:gelocal:gazzetta-di-modena:modena:cronaca:1.38796268:Video:https://video.gazzettadimodena.gelocal.it/dossier/soggettivamente-concorso-per-le-scuole-modenesi/concorso-soggettivamente-i-gesti-canzone-numero-2/129854/130481]]

Canzone 3

[[atex:gelocal:gazzetta-di-modena:modena:cronaca:1.38795954:Video:https://video.gazzettadimodena.gelocal.it/dossier/soggettivamente-concorso-per-le-scuole-modenesi/soggettivamente-i-gesti-canzone-numero-3/129853/130480]]

VOTA LA TUA PREFERITA

 

SEZIONE FOTOGRAFIA

[[atex:gelocal:gazzetta-di-modena:modena:cronaca:1.38796320:gele.Finegil.Image2014v1:https://www.gazzettadimodena.it/image/contentid/policy:1.38796320:1650371907/image/image.jpg?f=detail_558&h=720&w=1280&$p$f$h$w=d5eb06a]]

 

(il nome dell'autore è volutamente non indicato per non influenzare in alcun modo il giudizio di chi vorrà esprimere la propria preferenza)

Fotografia 1

[[atex:gelocal:gazzetta-di-modena:modena:cronaca:1.38795857:gele.Finegil.Image2014v1:https://www.gazzettadimodena.it/image/contentid/policy:1.38795857:1650371907/image/image.jpg?f=libero&$p$f=4cc60c5]]

Fotografia 2

[[atex:gelocal:gazzetta-di-modena:modena:cronaca:1.38795856:gele.Finegil.Image2014v1:https://www.gazzettadimodena.it/image/contentid/policy:1.38795856:1650371908/image/image.jpg?f=libero&$p$f=4cc60c5]]

Fotografia 3

[[atex:gelocal:gazzetta-di-modena:modena:cronaca:1.38795858:gele.Finegil.Image2014v1:https://www.gazzettadimodena.it/image/contentid/policy:1.38795858:1650371907/image/image.jpg?f=libero&$p$f=4cc60c5]]

VOTA LA TUA PREFERITA

IMMAGINE

[[atex:gelocal:gazzetta-di-modena:modena:cronaca:1.38796311:gele.Finegil.Image2014v1:https://www.gazzettadimodena.it/image/contentid/policy:1.38796311:1650371907/image/image.jpg?f=detail_558&h=720&w=1280&$p$f$h$w=d5eb06a]]

(il nome dell'autore è volutamente non indicato per non influenzare in alcun modo il giudizio di chi vorrà esprimere la propria preferenza)

Immagine 1

[[atex:gelocal:gazzetta-di-modena:modena:cronaca:1.38795864:gele.Finegil.Image2014v1:https://www.gazzettadimodena.it/image/contentid/policy:1.38795864:1650371907/image/image.jpg?f=libero&$p$f=4cc60c5]]

Immagine 2

[[atex:gelocal:gazzetta-di-modena:modena:cronaca:1.38795865:gele.Finegil.Image2014v1:https://www.gazzettadimodena.it/image/contentid/policy:1.38795865:1650371907/image/image.jpg?f=libero&$p$f=4cc60c5]]

Immagine 3

[[atex:gelocal:gazzetta-di-modena:modena:cronaca:1.38795866:gele.Finegil.Image2014v1:https://www.gazzettadimodena.it/image/contentid/policy:1.38795866:1650371907/image/image.jpg?f=libero&$p$f=4cc60c5]]

VOTA LA TUA IMMAGINE PREFERITA

SEZIONE POESIA

[[atex:gelocal:gazzetta-di-modena:modena:cronaca:1.38796309:gele.Finegil.Image2014v1:https://www.gazzettadimodena.it/image/contentid/policy:1.38796309:1650371907/image/image.jpg?f=detail_558&h=720&w=1280&$p$f$h$w=d5eb06a]]

Poesia 1

Quello che mi manca di ciò che c’era prima


Prima di andare via
quel giorno
mi avevi chiesto di uscire
fuori a cena
una cosa un po’ da grandi
mi avevi toccato la mano
Gesto affettuoso
mi avevi dato
un bacio
chi ci vedeva
pensava
che belli i giovani pieni
di amore
Ieri mi hai detto
che avevi voglia di vedermi
che forse
infrangendo le regole
potevamo trovarci
mamma e papà
non dovevano saperlo
ora non si può
uscire
ora se ci vedessero
prenderci per la mano
penserebbero che siamo
due pazzi
fuorilegge
Io ieri ti ho detto di no
per colpa del mostro invisibile
che si sta mangiando il mondo
metro per metro
ma mi mancano
i gesti della normalità
vorrei un abbraccio
un gesto di affetto
come quelli che ci scambiavamo noi
e il resto del mondo

Poesia 2

Una rana
Sarebbe bastato un
Passo
Per stringere quel corpo
Gracile, sperduto.
Sarebbe bastata
Una carezza
Per renderlo tuo.
Sarebbe bastato
Che lo amassi, porgendogli
Il silenzio
E la mano
Di chi capisce.
Ma ciò che desti
Fu un fiato
Disperso dal vento,
Nella notte dei sospiri,
E non chiamasti alcun nome.

Poesia 3

20/06/2017

Nasce l’arcobaleno in mezzo al lago

quando accosti il tuo viso ad il mio viso,

lo prendi tra le mani e mi dai un bacio.

Ma tu sei solo odore di lavanda,

 

sorridi e mi ricordi un acquazzone,

cammini lungo il filo di un cipresso,

e un argine è il confine dei tuoi occhi,

il fosso verde delle mie radici,


dove son nato e dove esisti tu.

E anche se sei profumo e poi svanisci,

se luce ti riduci ad un riflesso,


sarai per sempre giugno e la mia casa,

tu che fuggi da me in un campo acre

tra i pioppi che rincorrono il tramonto.

 

VOTA LA TUA POESIA PREFERITA

SEZIONE RACCONTO

[[atex:gelocal:gazzetta-di-modena:modena:cronaca:1.38796319:gele.Finegil.Image2014v1:https://www.gazzettadimodena.it/image/contentid/policy:1.38796319:1650371907/image/image.jpg?f=detail_558&h=720&w=1280&$p$f$h$w=d5eb06a]]

Racconto 1

Il mago

La data ormai è illeggibile Sono sempre stato un acuto osservatore. I miei amici mi definivano un mago perché apparentemente avevo la capacità di leggere nella loro mente. E un mago lo sono diventato davvero. A diciotto anni mi sono unito al circo, a dispetto dei litigi violenti con mio padre e delle lacrime di preoccupazione di mia madre. Io e la mia compagnia abbiamo viaggiato per mezza Europa, ho mostrato i miei giochi di prestigio davanti a migliaia di persone diverse. Se sperate che ora vi riveli i miei trucchi, vi sbagliate di grosso, perché ogni mago che si rispetti custodisce gelosamente i propri segreti del mestiere. Ciò che posso confidarvi è che non solo il pubblico provava interesse nei miei confronti, soprattutto per le mie mani che tiravano fuori dal cilindro colombe e animaletti vari, o mescolavano mazzi di carte, ma anch'io ero assai incuriosito dagli spettatori.

Alcuni avevano la bocca spalancata, mi indicavano entusiasti con un dito e toccavano le spalle del vicino per assicurarsi che anche lui avesse visto quello a cui avevano appena assistito. Altri erano invece piuttosto scettici, strizzavano gli occhi e si sporgevano con il corpo in avanti per capire come avessi fatto a ingannare i loro cervelli in quel modo. Li accomunava tutti l'inconsapevolezza di essere mio oggetto di studio. Mentre facevo sparire belle ragazze dentro cabine, o giocavo con corde e nastri colorati, mi concentravo sui loro gesti.

Ecco come ero sicuro che i miei numeri fossero apprezzati o no ancora prima di udire gli applausi o i fischi. Non mi lascio sfuggire nulla. Ritengo che sia inutile tentare di celare le proprie emozioni perché per fare ciò dovremmo riuscire a restare perfettamente immobili, cosa che, oltre che essere estremamente difficile (il termine "impossibile" non rientra nel mio dizionario), sarebbe pure totalmente inutile.

Ogni perfetto bugiardo sa che deve sembrare il più naturale possibile, non una statua di cera. Pertanto, do grande importanza a ogni piccola azione. Potrà apparire ipocrita questa frase sulla bocca di uno che ha lasciato la propria famiglia in quel modo. Non c'è stata una singola notte in cui non sia rimasto sveglio fino a tardi a rigirarmi nel letto e pensare a loro. Con il tempo hanno capito che non ero destinato a una brillante carriera da medico o avvocato come avrebbero sperato, mi hanno perdonato e ci siamo rivisti diverse volte, nonostante il mio continuo vagare da un posto all'altro. Erano persone meravigliose che desideravano solo che io fossi felice, o che almeno riuscissi a trovare un po' di quiete.

Con il tempo ho conosciuto anche l'amore, una ragazza di Parigi. L'unica volta nella mia vita in cui mi sono sbagliato nel giudicare una persona. Le carezze che io interpretavo come rassicuranti e tenere non erano altro che i buffetti affettuosi che si danno a un cagnolino, prima di stancarsi e abbandonarlo in mezzo a una strada. Ma si sa, quando si è innamorati si tende a prendere in considerazione solo la parte migliore dell’altro e a ignorarne i peggiori difetti. Ho lasciato perdere le donne, in compenso ho iniziato a nutrire un amore incondizionato verso tutte le creaturine a quattro zampe o alate in cui mi imbattevo.

Ho adottato cani, gatti, furetti, uccellini, ogni animale con un passato di maltrattamenti alle spalle la cui strada si incrociava con la mia. Non provano goffamente a indossare una maschera, sono puri, spontanei. Mi riempie di gioia guardare come si agitano sui trespoli, o mi corrono incontro per leccarmi la mano o strusciarsi contro la mia gamba non appena torno da loro. Al momento ho una decina di gatti, un coniglio e un pastore tedesco, ho già trovato qualcuno che se ne prenderà cura quando non ci sarò più. Gli anni sono volati, la mia vista si è offuscata e i riflessi non sono più quelli di un tempo.

Ciò nonostante, ho ancora la capacità di accorgermi di particolari che quelli più giovani e in forze di me non vedono, o che non vogliono vedere. È a loro che mi rivolgo in questa lettera. Non date retta a chi cerca di inculcarvi nella testa la frase "il tempo è denaro". Il tempo non è prezioso perché vi pone un limite entro cui svolgere i vostri compiti, ma perché è fin troppo poco per permettervi di stare con le persone che amate. State attenti a ogni singolo gesto affettuoso e sincero nei vostri confronti, una carezza, una pacca sulla spalla, una mano tesa per aiutarvi (badando bene di distinguere quelli mossi dalla gratitudine, o dalla gentilezza, da quelli calcolati per trarvi in inganno). Non trascurate neanche quelli negativi, le dita puntate, le spinte, gli scatti di rabbia, perché dovete pensare anche a voi stessi e alla vostra sopravvivenza. Non etichettate nulla come banale, un gesto vale più di mille parole, e soprattutto, non dimenticate che anche voi avete un impatto sugli altri.

Racconto 2

Sono cambiato!


Oggi è il mio primo giorno di vita. In realtà sono qui dentro già da qualche settimana, ma nessuno ancora lo sapeva. Da ora invece la mia mamma sa che sono qui, che ci sono anch’io con lei.
Appena mi ha scoperto è scoppiata a piangere. Sta piangendo da un po’ ormai, riesco quasi a sentire le sue lacrime. Forse non mi aspettavi, forse sono arrivato troppo presto, forse non in un buon momento.
Se sei arrabbiata perché mi sono nascosto qui dentro ti chiedo scusa, ma non sapevo dove altro andare. Ora non piangi più, mi stai accarezzando, sento la tua dolce mano cercare di arrivare a me.
Non sembri arrabbiata, anzi. Forse ti ho solo colta di sorpresa. Una bella sorpresa spero.
Oggi mamma sta andando a dire a papà che presto arriverò io in famiglia. Chissà come reagirà. In questi giorni non l’ho mai sentito, era sempre la voce della mamma che mi parlava.


Perché mamma dobbiamo camminare così tanto per andare da papà? Perché non era con te quando mi hai scoperto? Forse lavora molto il mio papà. Beh, tra poco lo scoprirò. Non sto più nella pelle, non vedo l’ora di essere in tre.
Finalmente siamo arrivati; sento un’altra voce. Che voce forte che è. Deve essere molto grande il mio papà. Lo sento che stringe la mamma, la saluta con un abbraccio, ma lei si sposta. Forse pensa che così io senta del male.
Iniziano a parlare e finalmente la mamma gli dice che ci sono anch’io. Non riesco a vedere le loro facce, posso solo sentirli, ma non sento nulla. All’improvviso una risata. Un sorriso che fa rumore. Credo che papà sia felice della notizia.


Poi dal nulla: “Sono cambiato, credimi.” Papà sta cercando di convincere la mamma su qualcosa. Parlano per molto, la mamma piange di nuovo. Tu non sei felice, mamma?
Sento che è preoccupata per qualcosa. Mamma, io ti sento, so che hai paura. Ma di cosa?
Papà prova ad abbracciare di nuovo la mamma, e questa volta lei non si sposta. Ha capito che non mi fa male se mi schiacciano un po’, anzi. Ma mamma, ti sento, continui a non essere tranquilla.
Oggi mamma è entrata nel sesto mese, ne mancano solo tre e poi potrò finalmente vedere mamma e papà. Ah, sono un maschietto! Papà è felicissimo, mi ha detto che mi porterà a vedere un sacco di partite di calcio. Non so cosa sia, ma se lo dice papà allora per me va benissimo.
Mamma sta bene, sembra felice, sia con me che con papà.


Di giorno ha molte cose da fare in casa, papà non la aiuta molto. Lui lavora tutto il giorno, dove non lo so, ma quando torna a casa la sera si mette subito a parlare con me e ci coccola un po’.
Stasera papà non è ancora tornato a casa. Strano. Mamma è molto in pensiero. Quando finalmente lo sento arrivare, mi accorgo che c’è qualcosa di diverso. Non ci parla allo stesso modo, non dice nemmeno parole sensate, ride, ma da solo, perché la mamma la sento che è seria.


Sento tornare in lei quella sensazione di preoccupazione, non le veniva da quando papà le aveva detto che era cambiato. Cambiato da cosa? Da questo? Perché è strano stasera papà?
La mamma inizia a chiedergli dove fosse stato e con chi. Ma papà non risponde. Ride. Sento che si avvicina a noi, ci afferra e ci butta sul letto. La mamma urla. Mamma, cosa fa papà? Perché lo spingi via?
A quel punto mi sento colpire, non è una carezza. E non lo è nemmeno per la mamma, che urla ancora e piange. Sento male e sente male anche la mamma. Papà, perché ci fai male? Cosa abbiamo fatto? “Fermati!” sento. La mamma ora non si dimena più, e papà ha smesso di farci male. Mamma, guarda, bastava che ti fermassi per far smettere papà.


“Giochiamo un po’ vieni qua!” dice papà. Mamma, papà voleva solo giocare, ecco cosa aveva.
Che bello. Non vedo l’ora di poter giocare con voi. Sento papà ridere...ma mamma, perché tu piangi ancora? Forse non le piace, oppure sta perdendo. Papà, cambiamo gioco. Cambiamo gioco. Fallo per la mamma.
Stamattina la mamma si è alzata cercando di fare il minimo rumore. Credo non volesse svegliare papà, lo sentivo russare beato ancora a letto.
Usciamo di casa e iniziamo a camminare sempre più veloce, ma papà evidentemente ci ha sentiti, perché dopo poco ci raggiunge anche lui. Sento che tira la mamma per un braccio, lei cerca di liberarsi ma non riesce. Abbiamo sbagliato strada, papà?
Siamo di nuovo a casa, in casa.
Papà è cambiato, non mi parla più, non è più dolce. Non ci da più le carezze di una volta, e quando lo fa sento che la mamma ha paura.


Alla mamma non piacciono i giochi di papà. Perché papà non lo capisce? E perché la mamma non glielo dice?
La mamma piange sempre. Con o senza papà in casa. È per colpa mia allora, mamma? Io vorrei poter non sentirti più piangere, vorrei poterti abbracciare e dire che ti amo tanto. E poi farei scegliere a te i giochi da fare.
Non voglio che tu stia male. Ho deciso. Arrivo da te. Mamma, dì a papà che presto arrivo da voi. Voglio aiutarti a non piangere più. Voglio esserci io per te.
Mamma, papà, voglio vedervi.


Papà, lascia andare la mamma! È urgente, dobbiamo muoverci.
La mamma non vuole giocare. Ora dovete pensare a me. Voglio vedervi, è il momento. Papà, così ci fai male!
La mamma piange. La mamma urla. Sentiamo male entrambi. Papà ci tratta male da tempo in realtà. Stasera un po’ di più. Non piace più nemmeno a me questo gioco, papà. Cambiamolo. Fermati.
Mamma, ho paura anch’io ora, ma per te. Papà non è buono. Tu invece lo sei troppo. Io sono più protetto di te, eppure cerchi di proteggere prima me. Ma chi protegge te mamma, da papà? Dovrebbe essere lui a proteggerti dal pericolo. Ma se il pericolo fosse proprio papà? Vorrei poter fare qualcosa, mamma. Ti sento urlare. E sento male. Sento male.


Poi più nulla. Silenzio.
Ora un rumore assordante. Saliamo da qualche parte. Dove ci stanno portando, mamma? Cosa è successo? Mamma, voglio vederti. Parlami mamma. Dove sei?
Poi ti ho vista. Ti vedo. È strano, finora ti ho solo sentita e mai vista, e ora che posso vederti vorrei sentirti. Dimmi qualcosa mamma. Dimmi qualcosa. Stai con me, mamma.
Ti stanno portando via, via da me. Per sempre.


Te ne sei andata così, mamma. Dandomi persino la tua vita. Ora sei tu a vivere dentro di me. Arriva fino a questo punto l’amore di una madre per un figlio?
Ma l’amore di un uomo? Fin dove può arrivare invece l’amore di un uomo? Il tuo, papà, non è di certo stato abbastanza per la mamma. Con te ha vinto il vizio, l’ossessione, ma non l’amore. E guarda dove ti ha portato. Hai fatto andare via la mamma, quella che una volta hai fermato stringendola perché non volevi se ne andasse via, da te. E ora è sparita per sempre. Da me.


L’hai mandata via così, senza avermi potuto né vedere né sentire. Ancor prima che potesse conoscermi. Senza avermi potuto spiegare. Senza aver trovato un modo per proteggere se stessa.
Senza aver potuto “giocare” a quello che voleva lei, e non a quello che volevi solo tu, papà. Senza aver potuto dire Basta. Senza aver potuto chiedere aiuto.
Senza aver denunciato dal primo momento le atrocità che subiva ogni giorno.
Ora, da uomo, so.


Il primo gesto sbagliato nei confronti di una persona deve essere subito fermato, perché dal primo può nascere il secondo, dal secondo il terzo, fino ad arrivare alle peggiori conseguenze immaginabili. Come può essere fermato? Con un solo gesto: amare se stessi prima di tutto. Volersi bene. E io, se per volermi bene devo rinunciare alla persona che amo e che credevo fosse cambiata, allora lo faccio. Se per volermi bene devo rischiare, allora rischio.
È troppo preziosa la vita. Era preziosa la vita di mia madre, è preziosa la mia ed è preziosa la tua.
Io ora parlo a te, parlo ai bambini, ai ragazzi, parlo a una madre come la mia, parlo a un padre, ad un amante, parlo a un povero, a un ricco. Parlo alle persone.
La violenza deve essere fermata, qualunque essa sia.

Racconto 3

Contatto
Credi che le cose così accadano solo nei film e nelle serie tv, fino a quando non ti ci ritrovi catapultato dentro e all’improvviso sono reali. Un mondo distopico, in cui la gente è reclusa in casa, ha paura di toccarsi, ha paura.
Avevano riaperto le scuole, dopo il lungo periodo di chiusura, e vedevo per la prima volta i miei compagni dopo mesi di isolamento. Non vedevo l’ora di riabbracciarli per cui, quando da lontano scorsi Mara e Serena, corsi loro incontro chiamandole con quanta voce avevo in corpo. Ma prima che potessi raggiungerle un fischio acutissimo si propagò nell’aria fermandomi immediatamente sul posto, terrorizzata da quello che sarebbe potuto succedere. La vicepreside veniva verso di me, quasi marciando, con un’espressione sul volto che valeva più di tutte le parole del mondo.
“Non potete” asserì.
“Ma…” tentai di replicare.
“No. Dovete mantenere la distanza di sicurezza.”


Quindi le cose stavano così. Non potevo più abbracciare le mie amiche, né avere il minimo contatto fisico. Con nessuno. La malattia non era ancora stata completamente debellata, anche se i casi si erano ridotti a pochissimi, ma probabilmente temevano un nuovo contagio e poi un nuovo focolaio e poi una nuova epidemia. Facevano bene. Forse… Era pericoloso, certo. Ma avrebbe cambiato le nostre vite.


Sì, le nostre vite sarebbero definitivamente cambiate. Non che non lo fossero già, ma almeno prima sembrava provvisorio, sembrava che sarebbe tutto finito prima o poi e saremmo tornati alla normalità. E invece ci ritroviamo in questa specie di scenario di fantascienza in cui non possiamo abbracciare le nostre amiche.


Suonò la campanella ed entrammo in classe. Le sorprese non erano ancora finite. Ogni banco era circondato da quattro pareti di plexiglass con un piccolo microfono e un piccolo altoparlante all’interno in modo da essere collegati con il resto dell’aula. Gli studenti presero posto nei loro box e non potei fare a meno di pensare che sembravamo animali dello zoo in esposizione, ancora più del solito. Entrò il prof di matematica. Indossava una mascherina come tutti gli altri.
Accese il suo computer e lo collegò al proiettore.

Apparve un elenco che il prof si prodigò a spiegare.
“Da ora e fino a nuovo ordine saranno proibiti i seguenti gesti:
1. Stringersi la mano per presentarsi
2. Darsi il cinque in segno di successo
3. Dare una pacca sulla spalla per complimentarsi
4. Abbracciarsi
5. Tenersi per mano
6. Farsi carezze
7. Baciarsi
...
In breve, avere qualsiasi tipo di contatto fisico. Nel caso in cui ciò erroneamente accada, tutte le parti coinvolte sono tenute a disinfettarsi immediatamente.”
Subito dopo proseguì: “Accendete i vostri pc. Fra pochi secondi vi arriveranno i compiti di queste ‘vacanze’ corretti e valutati.”
Ah, quindi non ce li avrebbe neanche consegnati ‘a mano’, alla vecchia maniera. I produttori di computer e tablet stavano molto sicuramente facendo fortuna.


La lezione proseguì nel solito modo, fatta eccezione per il fatto che non potevo scambiare neanche una parola con i miei compagni, poiché mi trovavo chiusa in quella specie di bolla rettangolare. Per i prof era un vantaggio, certo, poter fare lezione non disturbati dal continuo chiacchiericcio degli studenti. E forse loro stessi stavano più concentrati, non avendo con chi parlare. Ma quando alzai gli occhi dal mio schermo mi accorsi che nessuno stava seguendo la lezione.

Qualcuno chattava su WhatsApp, qualcun altro giocava a un gioco online, qualcun altro ancora sceglieva le foto da postare su Instagram. Quando suonò la campanella mi accorsi di essermi persa gran parte della lezione a causa dei miei pensieri. Dannazione. E non avrei neanche saputo a chi chiedere gli appunti.
Per tutta la mattinata fantasticai su come si sarebbe svolto l’intervallo, fino a quando giunse il momento. Fu molto semplice: la prof si alzò e fece per uscire dall’aula. Allora anche noi tentammo di uscire dai box ma le porte erano bloccate. La prof rise della nostra stupidità.
“Le sbloccheremo a fine giornata.”
“E se io volevo comprare la merenda?” chiese Sergio.


“D’ora in poi dovrete portarvela da casa.”
“E per andare in bagno?”
“Quello è possibile, ma dovete aspettare che la spia a luce rossa sulla mia cattedra si spenga. Vuol dire che è libero e che non c’è il pericolo di incontrare qualcuno nei corridoi. Ovviamente prima di rientrare in classe dovrete lavarvi e disinfettarvi le mani.”
“Quindi cosa facciamo per quindici minuti?” mi attentai a chiedere.
“Quello che fate di solito, ma da lì dentro.”


Tutti gli studenti presero simultaneamente in mano il cellulare e iniziarono a chattare fra loro o a stare sui social, i più antiquati addirittura si telefonarono per parlarsi. Rassegnata, iniziai una videochiamata con Mara e Serena.
All’uscita da scuola feci caso a quello che non avevo notato prima, dal momento che ero troppo concentrata sulle chiacchiere con le mie amiche, che erano decisamente un’altra cosa rispetto a quelle fatte via Skype durante l’isolamento. A pensarci bene, dovevo essere stata davvero molto concentrata per non averli notati, perché tappezzavano praticamente qualsiasi superficie esposta: poster recanti slogan a lettere cubitali come “mantenete le distanze” e “attento al contatto!”. E in più i distributori di disinfettante, dovevano essere almeno uno ogni tre metri di corridoio.


Era un mondo freddo, quello che ci si prospettava. Non solo ci eravamo dovuti abituare al ghiaccio negli sguardi delle persone – spinte dalla paura che chiunque avrebbe potuto infettarle, bastava abbassare la guardia per un attimo – ma adesso non ci potevamo neanche più toccare.
Sembrava semplicemente assurdo. Non potevo crederci. Eppure era così, potevamo solo accettarlo, non valeva la pena rischiare.

RACCONTO 4

La fine del mondo


Un giorno il buio improvvisamente avvolse l’umanità in un mantello: il Sole era morto.
Tutti accorsero alla televisione guidati dalla vana speranza che si trattasse di un sogno, ma le parole degli scienziati confermarono ciò che già si sapeva. La fine era arrivata e avrebbe travolto ogni cosa sulla Terra.
Il signor Rossi, che tornava dalla sua solita passeggiata pomeridiana, portò distrattamente gli occhi al cielo nero e alzò le spalle, riprendendo a camminare sulla strada illuminata dalle luci di emergenza.

Aveva sempre paragonato la vita ad una parentesi: una volta aperta, è destinata a chiudersi. Tuttavia non aveva mai temuto con mesta malinconia la fine della propria esistenza perché era felice di ciò che aveva scritto nella parentesi della sua vita.
Lidia Raina si spaventò quando il buio era sceso sulla sua testa, ma non appena intravide il signor Rossi percorrere il viale alberato, sentì il suo cuore alleggerirsi dal peso dell’angoscia: il vecchio uomo portava sul volto il suo solito sorriso pacato. Fu in quel momento che comprese che la fine del mondo non era una calamità, ma il più grande regalo che il Sole potesse fare agli esseri umani. Lidia si sentì, per la prima volta nella sua vita, libera. Infatti non c’era più bisogno di pensare a ciò che il futuro avrebbe potuto rovinare, ma finalmente si poteva vivere a pieno il presente perché il presente era l’unico tempo in cui ormai si poteva vivere.


Alzò gli occhi al cielo, ringraziò il Sole, anche se non poteva più vederlo, e lasciò suo marito, dopo venticinque anni di matrimonio. Era sempre stata frenata dalla paura di restare sola, ma nel momento in cui se ne andò via da quella casa che aveva sempre odiato, si rese conto che in realtà la solitudine era ciò che aveva sempre desiderato.


Lina Fiori indossò il suo vecchio cappotto rosso per ripararsi dal freddo che aveva accompagnato il buio e uscì dal suo appartamento. Si diresse contenta verso il cimitero e si sedette sulla tomba del marito, sulla quale appoggiò un mazzo di fiori raccolti per strada. Sussurrò al suo amato Mario che lo stava per raggiungere e urlò al Sole “grazie” perché con la sua morte le aveva regalato quella serenità che aveva perso quando era stata separata dal suo Mario.


Al signor Bruni sembrò che il tempo si fosse fermato. Restò immobile per alcuni minuti, cercando di metabolizzare che la sua vita era prossima a finire e mentre pensava a ciò, un sorriso sempre più grande apparve sul suo viso. La sua intera esistenza era stata basata sul suo lavoro e raramente aveva trovato il tempo per stare con se stesso. Ma la morte del Sole gli aveva dato un’occasione per riprendere la vita nelle sue mani, anche se per poco. Se solo si fosse accorto prima della bellezza che i raggi del Sole conferivano alla sua città durante la Primavera, si sarebbe goduto più giorni all’aria aperta, invece di rinchiudersi nel suo studio a lavorare.
Si sedette sulla sua poltrona rossa e lesse quel libro che aveva tenuto per dieci anni sul comodino,

ripromettendosi ogni sera che avrebbe trovato un momento per iniziarne la lettura. Veronica Caputo mandò a quel paese tutti i suoi vicini di casa, che non aveva mai sopportato, scese in piazza e iniziò a ballare, senza musica. Tutti credettero che la notizia della fine del mondo le avesse fatto perdere la testa, ma la verità era che Veronica Caputo non si era mai sentita più felice in tutti i sessant’anni della sua vita. Non aveva mai ballato in pubblico per paura di essere giudicata, ma agli uomini non restava più tempo per giudicare.


La folle danza della signora Caputo ispirò i giovani musicisti a suonare in piazza, rallegrando ancora di più le persone che erano uscite di casa per confessare alla persona amata il loro amore, per chiedere scusa a vecchi amici, per abbracciare un padre che non si vedeva da tempo.


Tutti quanti fecero ciò che avevano sempre voluto fare. Per un attimo la malinconia visitò i loro cuori: se solo avessero trovato prima il coraggio di cambiare la strada che avevano intrapreso, forse avrebbero passato anni migliori. Questo era l’insegnamento che il Sole aveva voluto diffondere tra
gli esseri umani con la sua morte. Ma non c’era tempo per la tristezza: mancavano poche ore alla fine e la ritrovata felicità non poteva essere inibita dai sensi di colpa.
Non c’era nessuno che non sorridesse: tutti avevano capito il segreto della vita e a quella scoperta non si poteva che provare gioia.


La piccola Isabella si affacciò alla finestra della sua camera e osservò quella folla felice nella strada sotto casa sua e sorrise: quella città prossima alla morte non era mai stata così viva. Chissà cosa sarebbe successo quando avrebbero scoperto che il Sole non era morto: stava solo dormendo.

VOTA IL TUO RACCONTO PREFERITO

SEZIONE IL VIDEO

[[atex:gelocal:gazzetta-di-modena:modena:cronaca:1.38796255:Video:https://video.gazzettadimodena.gelocal.it/dossier/soggettivamente-concorso-per-le-scuole-modenesi/concorso-soggettivamente-i-gesti-video-1/129855/130482]]

[[atex:gelocal:gazzetta-di-modena:modena:cronaca:1.38796254:Video:https://video.gazzettadimodena.gelocal.it/dossier/soggettivamente-concorso-per-le-scuole-modenesi/soggettivamente-i-gesti-video-2/129856/130483]]

[[atex:gelocal:gazzetta-di-modena:modena:cronaca:1.38796253:Video:https://video.gazzettadimodena.gelocal.it/dossier/soggettivamente-concorso-per-le-scuole-modenesi/soggettivamente-i-gesti-video-3/129858/130485]]

 

VOTA IL TUO VIDEO PREFERITO

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Gazzetta di Modena per le tue notizie su Google