Sequestrate 2 grosse partite di mascherine importate dalla Cina senza certificazioni
Nuovo blitz della guardia di finanza in aziende della nostra provincia
il caso
carlo gregori
Dopo i sequestri della scorsa settimana, la guardia di finanza di Modena annuncia di aver tolto dal mercato altre due grosse partite di mascherine per la protezione dal coronavirus perché completamente prive di certificazioni adeguate. Mascherine che venivano in un caso vendute lo stesso alle farmacie. Per questo i responsabili legali delle aziende sono ora indagati.
Sono complessivamente 157mila le mascherine - del valore di 800mila euro - sequestrate dalle “fiamme gialle” nel corso di due operazioni (distinte dalle due precedenti della scorsa settimana) che vogliono contrastare le pratiche commerciali sleali legate all'emergenza coronavirus.
I titolari delle aziende coinvolte sono stati denunciati a piede libero per le ipotesi di reato di frode in commercio e nelle pubbliche forniture.
Il primo caso riguarda una azienda di Sassuolo specializzata nella fornitura di materiale sanitario che ha importato dalla Cina una partita di mascherine dichiarate come Ffp2. Questo intervento dei finanzieri ha portato al sequestro di 132.800 mascherine. Erano tutte sprovviste della marcatura Ce e delle certificazioni dell’Istituto Superiore di Sanità o dell’Inail.
La merce, proveniente da un fornitore cinese, era accompagnata unicamente da un “Certificate of Compliance”, di fatto un’autocertificazione di conformità del produttore o dell’esportatore, un documento non sufficiente ad attestare la sicurezza del prodotto.
Nel secondo caso gli uomini della Guardia di Finanza, sono andati in una azienda che tratta materiale sanitario dall’estero e lo importa anche dalla Cina. Durante i controlli hanno trovato ciò che cercavano: cartoni appena arrivati dall’Oriente con un carico ingente di mascherine semplici a tre strati di velo. Dal controllo dei documenti e delle ricevute di spedizione è emerso che non era allegata alcuna certificazione. Recavano però la marcatura Ce derivante dalla presentazione di un «certificato di conformità» rilasciato da una società non autorizzata a garantirne la genuinità. Per questo motivo le fiamme gialle hanno sequestrato 10.470 esemplari delle mascherine nel magazzino della società a Modena e in una farmacia e altri 13.884 pezzi dagli acquirenti della merce, dislocati nelle provincie di Milano, Como, Trento, Reggio e Perugia.
Dal comando delle fiamme gialle modenesi si specifica che la farmacia ispezionata (è in provincia) è però estranea alle accuse: ha solo acquistato una partita delle mascherine irregolari importate senza sapere che non avevano la certificazione necessaria.
Con questi due, salgono in tutto a quattro i blitz in provincia di Modena in una settimana sempre ad opera della finanza e sui quali ora la Procura sta indagando. Il motivo dei sequestri non è affatto una banalità burocratica come si potrebbe pensare: la mancanza di una certificazione autorizzata significa che il consumatore non ha la possibilità di sapere se le mascherine che acquista come regolari sono sane o nocive, fatte a regola d’arte o inutili, se trattengono o no gli elementi come deve risultare dai test merceologico-sanitari certificati, elementi che il consumatore non è in grado di conoscere. Per questo si ipotizza la frode in commercio. —
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