Cittanova, appello alla banca per evitare il commissario
Il cda della San Felice 1893 dovrà decidere se accogliere la richiesta di stralciare parte dei debiti: con un ’sì’ i lavori saranno conclusi
Una corsa contro il tempo per evitare il commissariamento, con un ruolo fondamentale per l’esito della vicenda: quello della banca. A tre mesi dall’esplosione del caso Cittanova, dove le dodici famiglie che hanno acquistato gli alloggi della palazzina Peep di via Pannunzio sono in attesa delle loro case da oltre un anno, la situazione è arrivata al bivio decisivo. Facendo un passo indietro, il caso è nato dalle difficoltà economiche della cooperativa modenese San Matteo - presieduta dall’ex consigliere comunale Pd Maurizio Dori - che hanno portato il costruttore, l’azienda Whitec di Frosinone, a fermare i lavori poco prima della conclusione (la palazzina è quasi terminata, ma mancano i balconi, diverse finiture nelle aree comuni e lavori accessori, per un totale che l’azienda stessa ha quantificato con il 10% di lavori ancora da terminare). Una situazione che - dopo una serie di incontri con l’amministrazione che hanno portato le famiglie e i loro legali a escludere l’ipotesi del commissariamento - ora è arrivata al punto decisivo: venerdì prossimo, infatti, il consiglio di amministrazione della San Felice 1893, la banca con la quale le famiglie promissarie hanno contratto il mutuo, dovrà decidere se accettare la proposta di stralciare parte dei debiti dei soci della cooperativa. Una proposta avanzata dalle dodici famiglie promissarie, e che risponde a una precisa esigenza: l’unico modo per arrivare a chiudere la vicenda e finire i lavori nel minor tempo possibile dipende dalla disponibilità di ognuna delle parti in causa a fare un passo indietro, come ha fatto notare nelle settimane scorse anche l’assessore all’Urbanistica Anna Maria Vandelli.
In questo modo, le famiglie stesse si accollerebbero una parte del costo richiesto dal costruttore per portare a termine il cantiere, a patto che lo stesso costruttore rinunci a una parte di quanto richiesto per chiudere i lavori. Lo stesso discorso vale per la banca, alla quale è stato chiesto di stralciare una parte della somma che le famiglie devono ancora versare a saldo del mutuo. Dal consiglio di amministrazione della San Felice, insomma, si aspetta una risposta che sarà decisiva per l’esito della vicenda: se arriverà un “sì”, a quel punto ci sarebbero tutte le condizioni per chiudere i lavori il prima possibile, mentre con un “no” si arriverebbe a un (a quel punto inevitabile) commissariamento che porterebbe i tempi ad allungarsi ancora.
Una situazione estremamente delicata, anche perché le famiglie fuori casa da oltre un anno sono state costrette ad affittare un alloggio o a chiedere ospitalità ai parenti, mentre alcuni di loro, a causa della crisi causata dal Coronavirus, sono finiti in cassa in tegrazione. —
L.G.
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