Il microfono resta acceso: è scontro tra Pd e Menani
Durante il Consiglio, il “fuori onda” dei Dem contro Faso che annuncia querele L’opposizione non ci sta: «Telefonata rubata, denunciamo il sindaco»
Alfonso Scibona / SASSUOLO
Terremoto nella politica sassolese. Un “fuori onda” tra 3 consiglieri del Pd: Mimma Savigni, Serena Lenzotti e Matteo Mesini, nel corso dell'ultimo consiglio comunale, tenuto in streaming, dopo l'intervento del comandante della polizia locale Stefano Faso, ha scatenato un vero e proprio putiferio.
E mentre Savigni, senza aver staccato la telecamera, affermava che «Faso è sempre più attivo, è sempre sciamanato...», Mesini faceva eco affermando che «ogni tanto bisogna picchiarlo...sta facendo politica al posto loro...è lui che sta dettando la linea loro».
Dopo un po', sempre Mesini ha affermato che «bisogna che lo rimettiamo a posto».
Serena Lenzotti è intervenuta in questo dialogo a tre dicendo «ho mandato un messaggio a Luca Caselli (presidente del consiglio comunale) chiedendo conto sugli interventi dello stesso Faso, cosa non consentita dal regolamento. Possiamo fare una richiesta al presidente del consiglio affinchè lo richiami». La chiusura, molto politica, a Mimma Savigni: «Di fatto questo richiamare in consiglio ci sta - ha affermato - però dopo dobbiamo fare una campagna sulla città per dire questo: oh, ma chi ci governa adesso è Faso. Adesso noi dobbiamo usarlo sulla città. Loro lo metteranno a posto in consiglio, loro si accorgeranno quando lui esonda. Ma Faso è un uomo molto chiacchierato, molto chiacchierato. I sassolesi devono rendersi conto che sta decidendo lui».
Il primo passo successivo è stato quello dell'interessato, che si è trincerato dietro ad un «no comment» ma ha già presentato querela contro i tre consiglieri del Pd. «Non ho nulla da dichiarare - ha detto - posso solo dire che ho fatto quello che dovevo fare». Anche il sindaco Francesco Menani ha dichiarato di voler parlare a mente fredda anche se dalla giunta è arrivato un documento unitario firmato da tutti. »Gravi accuse e ancor più gravi intenzioni - dice tra l'altro il testo - e preoccupanti le visioni emerse che i consiglieri di minoranza hanno della città e del loro concetto di fare “buona” politica, dove sembra aver poco peso la vera volontà di adoperarsi per il bene di Sassuolo insieme alla maggioranza e alla giunta alla quale ripetutamente chiedono condivisione, collaborazione, dialogo e coinvolgimento. Insulti gratuiti all’operato dell’amministrazione comunale che viene definita senza poteri, senza alcuna capacità di governare la città prendendo decisioni che sarebbero, a loro dire, demandate ad altri. È questo il rispetto che il Pd ha verso le istituzioni cittadine? Non possiamo dunque ignorare questo increscioso episodio, consentitecelo. Attendiamo e pretendiamo le scuse a livello personale, istituzionale e all’intera cittadinanza perché quando si lede la dignità delle persone passando alle offese e alle minacce, le maschere vanno tolte e bisogna chiedere scusa».
Non si è fatta attendere la risposta del Pd. In un comunicato il gruppo consiliare sassolese ha spiegato: «Il sindaco Menani sta sostenendo il falso. A Consiglio comunale concluso, come prova un video, e non durante i lavori come ha scritto lui, è stata ascoltata, registrata, e poi diffusa una telefonata privata fra tre consiglieri delle opposizioni. La telefonata riguardava gli argomenti che hanno tenuto banco in città in questi giorni, e conteneva osservazioni di natura politica destinate a rimanere riservate. Esternazioni riassumibili come critica politica al fatto che in città, a nostro avviso, vi è un esercizio da parte di alcuni tecnici dell‘amministrazione che ormai si sono sostituiti alla politica e ai politici. Se nel corso di quella telefonata abbiamo usato tono accesi, ribadiamo, sempre nell’ambito dell’esercizio di critica politica, ne daremo eventualmente spiegazione nelle sedi deputate. Abbiamo dato mandato agli avvocati di denunciare il sindaco di Sassuolo affinché l’autorità giudiziaria accerti la sua condotta, in particolare l’aver diffuso senza il nostro consenso sui social una conversazione privata» . —
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