“Riesumare la ferrovia ex Sefta Modena e Mirandola più vicine”
Il progetto rilanciato dall’assessore Canossa che invoca uno studio di fattibilità «Tante rinunce a lavorare nel biomedicale per i problemi a raggiungere la Bassa»
MIRANDOLA
Una lettera inviata ad oltre 240 portatori d’interesse, per sollecitare la Regione Emilia Romagna e l’Agenzia per la Mobilità di Modena ad elaborare “un’analisi della domanda ed uno studio di fattibilità per il collegamento ferroviario”. Parte da qui, e da una delibera votata all’unanimità in Area Nord, il piano dell’amministrazione comunale di Mirandola per riesumare l’ex ferrovia Sefta, migliorando i collegamenti tra la Bassa e Modena. «Una indispensabile soluzione ai problemi di congestione del traffico stradale e di sviluppo del territorio», premette l’assessore alla Mobilità, Antonella Canossa.
L’intervento - stando alla suggestione dell’Unione - potrebbe rientrare tra gli obiettivi del Piano regionale Integrato dei Trasporti (Prit): ovvero la riduzione dei tratti in congestione della rete stradale regionale del 50%, e in quelli del Piano Energetico Regionale (Per) che in uno scenario di previsione, punta entro al 2030, ad un incremento del 50% del trasporto dei passeggeri su rotaia.
«La dismessa ferrovia Modena-Mirandola - evidenzia l’assessore Canossa - fino a quando è stata attiva, aveva fermate intermedie a Camurana, Medolla, Cavezzo-Villafranca, San Prospero-Staggia, Solara-Camposanto, Bomporto-Sorbara, Bastiglia, San Clemente, Albareto, Scalo Nonantolano. Pensiamo oggi cosa rappresenterebbe un tale collegamento per lavoratori e studenti di questi comuni. La soluzione di un collegamento ferroviario/tramviario su quello preesistente che coinvolgerebbe tutti i comuni della fascia nord-est della provincia, deve pertanto rappresentare (per tutti i comuni coinvolti) un obiettivo di sostenibilità, qualità della vita e sviluppo. A maggior ragione se si guarda alla reale necessità che ha il territorio, legata dalla domanda di trasporto da Mirandola verso il capoluogo e da Modena verso Mirandola. Molti non sanno che ci sono professionisti che rinunciano ad allettanti opportunità lavorative nel polo biomedicale a causa della scarsa accessibilità della nostra zona. È nell’interesse di tutti che l’iniziativa abbia il più ampio sostegno possibile».
Riesumare l’ex ferrovia Sefta, chiusa nel 1964, significherà però fare i conti con un’antropizzazione del territorio che ha lottizzato sul vecchio percorso, ma il progetto è comunque un taglio netto con il recente passato quando l’ex sindaco di Mirandola, Maino Benatti, propose un capillare collegamento con Carpi. «Un’ipotesi, già di per sé che suscita perplessità, sorta non dietro alla valutazione e quindi di necessità concrete di flussi già esistenti (non si comprende quali dati di domanda di trasporto siano stati utilizzati) - chiosa l’attuale amministrazione comunale - Quanto piuttosto di un’idea futura di trasporto da Mirandola verso Carpi sorta per promuovere l’integrazione sanitaria e di conseguenza il nosocomio presente e quello futuro che si vorrebbe costruire, come strutture di riferimento per l’Area Nord». —
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