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La critica 

«Ma la città deve impegnarsi per far rivivere quel mito»

G.M.
«Ma la città deve impegnarsi per far rivivere quel mito»

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L’INTERVISTA

«Il parco va benissimo, anche se mi sarebbe piaciuto di più che si fosse chiamato parco dell'Aerautodromo, ma mi sorprende che quello che qui è avvenuto non sia ricordato almeno con una targa e una menzione sulle carte turistiche». Detto fatto, da ieri al Parco Ferrari grazie a lui è apparsa una grande mappa della pista ben visibile da via Emilia. Romolo Raimondi ha 73 anni, viene da una famiglia di appassionati dei motori, che ha creato e guida la Rcm di Casinalbo. Da tempo Raimondi conduce una sua personale battaglia per la memoria dell’Aerautodromo «che ha contribuito a costruire il mito della nostra città come capitale dell’automobilismo sportivo». «Sembra quasi che non si sia voluta riconoscere al circuito – spiega “Autodromolo” – la grande funzione economica e sociale che ha avuto; nel dare lavoro ad esempio a generazioni di operai, tecnici ed artigiani attivi nel settore delle auto sportive. Secondo me c’è stata all’epoca del suo smantellamento la precisa volontà di cancellarne l'esistenza. Non dimentichiamo che l’Aerautodromo era, agli occhi di una certa sinistra miope e rancorosa, un “gioco per capitalisti”. Probabilmente non c'erano le condizioni ma si potevano lasciare più “segni” di questa gloriosa storia, magari l’asfalto della Variante Stanguellini, a ricordo delle imprese qui compiute da piloti del calibro di Fangio, Ascari, Moss e tanti altri. Questo angolo del Parco Ferrari poteva diventare – sottolinea Raimondi – chissà, un’area gioco per piccoli ciclisti». Proprio qui il piccolo Romolo a 10 anni fu testimone dell’incidente che costò la vita al pilota Eugenio Castellotti, fidanzato tra l’altro della soubrette Delia Scala. «Lo scultore mi perdonerà poi se dico che i suoi busti dei piloti non possono svolgere questo compito, visto che li si scopre soltanto imbattendosi in loro. Il monumento a Ferrari è proprio brutto, sembra finito lì per caso, in un luogo senza memoria. Una comunità che voglia ricordare le proprie radici non può permettersi di fare questo, soprattutto se vuole diventare una città turistica». Gli appassionati ricordano che proprio su via Emilia di fronte all’Aerautodromo negli anni Sessanta c’erano nel giro di pochi metri la carrozzeria Orlandi, poi quella di Medardo Fantuzzi (specializzata all’inizio nelle Maserati) e quella di Pietro Drogo, la Sport Cars (Ferrari). Il 22 maggio 1953 davanti a 40mila persone si tenne una tappa del Giro d’Italia, una cronometro a squadre vinta dalla Bianchi di Fausto Coppi. —

G.M.

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