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Chiosco Cedri: il Tar al Comune di Modena: «Quel permesso non andava tolto»

Carlo Gregori
Chiosco Cedri: il Tar al Comune  di Modena: «Quel permesso non andava tolto»

I giudici danno ragione  al concessionario Carlo Serafini: non ha potuto iniziare i lavori perché mancava il verbale dello stesso municipio

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MODENA. Nuovo colpo di scena nella saga dei chioschi al Parco della Rimembranza. Aveva ragione Carlo Serafini, titolare del Habanero (uno dei pochi rimasti in piedi e aperti tra quelli vecchi) e soprattutto titolare della famosa concessione per I Cedri, il chiosco mai esistito prima che era delimitato da bandelle intorno a degli arbusti di fronte alla ex Questura.

Il chiosco che non doveva più esserci, dato che il Comune non ha rinnovato la concessione edilizia. E invece secondo il Tar di Bologna, in una sentenza appena depositata, Serafini è stato vittima di un inghippo burocratico e subito dopo di un eccessivo rigore che gli hanno impedito di iniziare i lavori in tempo arrivando così alla perdita del permesso. Un danno per il quale bisognerà trovare una compensazione: quale - nuova concessione o risarcimento - la sentenza non lo dice.

Serafini non avrebbe rispettato il termine di inizio lavori fissati entro il 31 dicembre 2013: con questo argomento il Comune ha fato decadere la possibilità di costruire la quarta baracchina, I Cedri. Serafini, al contrario, sostiene che il mancato rispetto da parte sua di questo termine non era dovuto a una sua colpa, ma da una serie di eventi imputabili all’amministrazione comunale, che conseguentemente avrebbe dovuto ritenere il ritardo giustificabile. Così come il Comune ha fatto per altri chioschi, stabilendo così una evidente disparità di trattamento.

Ma cos’era successo? Il Permesso di Costruire rilasciato a Serafini e agli altri gestori nel progetto prescriveva: «Prima dell’inizio dei lavori dovrà essere ottenuto, dal Servizio patrimonio del Comune, il verbale di consegna delle aree di intervento, comprensive di quelle di accantieramento». Senza il verbale, insomma, non si iniziavano i lavori. Ma 20 dicembre 2013, pochi giorni prima della scadenza, il tecnico di Serafini ha chiesto al Comune di controllare e rilasciare il verbale entro l’anno. Invece è arrivata una mail con la quale un architetto del Comune rispondeva di essere in ferie fino al 7 gennaio e chiedeva di essere ricontattato dopo quella data oltre i termini.

Il Comune sostiene che la mail proveniva da un risponditore automatico istallato sulla posta del funzionario, ma di questa circostanza Serafini non poteva saperlo. Non solo perché nella mail l’architetto gli dava del “tu” ma anche perché sarebbe stato compito del funzionario del Comune invitarlo a contattare altri funzionari interni al municipio per eventuali richieste urgenti, proprio per evitare malintesi. Dalle carte poi i giudici hanno stabilito che Serafini non è partito in ritardo coi lavori. Semplicemente non è potuto mettersi nelle condizioni di iniziare per l’assenza del verbale. In realtà, il Comune, aggiunge il Tar, è obbligato a svolgere il lavoro anche durante le feste... —
 

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