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IL PERSONAGGIO 

Giorgio Fini: mito e realtà in un nuovo documentario

Stefano Luppi
Giorgio Fini: mito e realtà in un nuovo documentario

Il re della gastronomia italiana visto da Marco Amendola nei suoi chiaroscuri «Con Pavarotti e Ferrari è stato il terzo modenese più noto al mondo»

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«I modenesi più noti del ‘900 non sono solo Enzo Ferrari e Luciano Pavarotti, c’è anche una terza ‘gamba’ molto importante. Si tratta dell’imprenditore Giorgio Fini che per primo pensò alla ‘industrializzazione’ dei prodotti tipici, dai tortellini all’aceto balsamico al cotechino». Il giornalista e film maker modenese Marco Amendola ha appena concluso il documentario biografico "Giorgio Fini, le buone cose di Modena" che racconta l’epopea imprenditoriale di questo esponente della vera modenesità. Non a caso amico dei succitati Pavarotti e Ferrari che sovente lo raggiungevano nel ristorante di fianco alla chiesa di San Francesco in corso Canalchiaro. Ossia là dove, con la bottega di Telesforo Fini, tutto era nato. Amendola, con il suo film completamente autoprodotto che sarà presentato dopo l’estate, riporta a galla una storia imprenditoriale di primissimo livello: «Il film è stato - spiega - un lungo lavoro, durato circa tre anni, costruito attraverso le foto storiche di Botti & Pincelli che ho individuato nella raccolta di Fmav e soprattutto attraverso le interviste a personaggi che con Giorgio Fini lavorarono fino quasi alla sua morte del dicembre 1955». Nel filmato scorrono le immagini in bianco e nero a partire da quando, negli anni ’60 Giorgio divenne il capo azienda: «Non ho voluto - continua il regista - fare una storia del marchio Fini, ho proferito concentrarmi sulla sua figura di imprenditore geniale. Appunto meritevole di finire in un triumvirato della popolarità con Ferrari e Pavarotti. Big Luciano, tra l’altro, si sposò con Adua Veroni proprio dal suo amico Giorgio in Canalchiaro. Mentre il Drake portava spesso i piloti nel ristorante di Fini e immagino anche all’hotel Real Fini. Tra l’altro l’imprenditore, mi ha raccontato chi l’ha conosciuto, aveva anche un bolide rosso». Ecco dunque che, intervallate dalle immagini della produzione di via Albareto, parlano i protagonisti ancora in vita. Amendola ha realizzato interviste con il suo braccio destro Claudio Migliorini, oggi ultranovantenne, con le strette collaboratrici Cesira Bertelli e Linda Limoni, con Gianni Fiorini e Livio Casolari che operavano nel ristorante. «Non ho raccontato Fini - prosegue Amendola - attraverso la famiglia, i figli o i politici: mi interessava capire chi era e mi sono rivolto a chi gli stava vicino ogni giorno. Emerge un imprenditore vecchio stampo, diverso di carattere da Ferrari senz’altro, ma con lo stesso amore per la propria azienda e per chi vi lavorava. Portava i suoi dipendenti in vacanza, persino a Montecarlo dopo il raggiungimento delle tre stelle Michelin. Quando andavano in pensione a qualcuno donava assegni, insomma era vicino ai suoi collaboratori». Ma ovviamente non basta tutto ciò a fare di un industriale un genio: «La scelta di raccontare questo personaggio - prosegue- ha alla base l’idea di spiegare quanto era in anticipo sui tempi. Oggi i prodotti modenesi ed emiliani sono famosi in tutto il mondo grazie al fatto che Fini ebbe l’intuizione di ‘industrializzarli. Partì con i tortellini, ben prima di Rana poi proseguì con cotechini e zamponi e pure l’aceto balsamico tradizionale di cui nessuno negli anni ’80 parlava. Grazie a lui il marchio di Telesforo presto si espanse in tutta Italia, con punti vendita nei principali aeroporti, nei grandi magazzini, sulle autostrade con i Fini Grill, nell'hotellerie di lusso con l'hotel Real Fini e appunto all'export in tutto il mondo». —

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