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Modena, infermieri: gli eroi silenziosi dei reparti sono già pronti all’assistenza sul territorio

alice benatti
Modena, infermieri: gli eroi silenziosi dei reparti sono già pronti all’assistenza sul territorio

Oggi la giornata dedicata alla categoria: oltre 4mila quelli in forza a Modena 

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MODENA. «I nostri eroi», gli infermieri. Lo abbiamo sentito ripetere tante volte negli ultimi mesi. Hanno combattuto in prima linea senza mai sottrarsi nella gestione dell’emergenza (tanto che la loro professione è stata la più colpita per numero di contagiati) e oggi, 12 maggio, sono celebrati in tutto il mondo. In città sono stati più di 4mila gli infermieri in forza presso l’Ausl. «Una risorsa preziosa che ha affrontato l’avanzata del coronavirus a fianco dei medici, di altri operatori sanitari, socio-sanitari e tecnici, e che con grande professionalità e creatività ha saputo adattarsi a un contesto in continuo mutamento mettendo in campo il loro peculiare contributo, in termini di competenza e anche di umanità», si legge in una nota diffusa dall’Ausl che, insieme al Policlinico, ha volto ricordare e soprattutto ringraziare tutti gli infermieri impegnati in questi mesi nei reparti e sul territorio.

Se la Fase 1 dell’emergenza ha messo al centro gli ospedali, nella Fase 2 è sull’assistenza territoriale che si giocherà la presa in carico tempestiva dei contagiati e il contenimento della diffusione del Coronavirus. Un vero e proprio cambio di paradigma: dall’esigenza di centralizzare nelle strutture ospedaliere alla domiciliarità, prossimità e integrazione fra diversi professionisti del territorio. Assistenza territoriale che, lo ricordiamo, tuttavia non si è mai fermata e che negli ultimi mesi ha visto circa 3mila assistiti alla settimana su cronicità, cure palliative e persone “Covid-positive” con sintomatologia attiva, a cui si aggiunge l’affiancamento ai medici nelle Usca, le nuove squadre di giovani medici incaricate di fare visita domiciliari ai malati (o presunti tali) di Covid-19 che non sono ricoverati in ospedale. Inoltre, come scrivono Ausl e Policlinico, «grazie agli infermieri è stato attivato in brevissimo tempo il percorso di esecuzione dei tamponi, sin dai primi giorni al domicilio e poi attraverso i tre drive through (dove effettuano ora anche i campioni sierologici)».

«Se prima, quando abbiamo avuto il picco dei ricoveri, sono stati gli infermieri del territorio ad andare a lavorare negli ospedali a supporto dei colleghi, nella fase 2 stiamo potenziando il livello territoriale per seguire i pazienti a domicilio – afferma Imma Cacciapuoti (nella foto in alto a destra), che insieme a due colleghe ha coordinato l’Unità di Crisi dell’Ausl di Modena – gli infermieri hanno dimostrato una grande flessibilità nell’adattarsi a fare ciò di cui c’era più bisogno e molti sono stati in prima linea nelle terapie intensive pur non avendoci mai lavorato prima». Per la Fnopi, Federazione Nazionale Ordini Professioni Infermieristiche, è proprio quello delle equipe territoriali il concetto fondamentale da perseguire nella fase 2, nella quale porre al centro una forte presenza dell’infermieristica di famiglia e di comunità che lavori accanto alla medicina generale. «In Emilia-Romagna, anche se non è stato deliberato ufficialmente il nome di infermieri di comunità, ci sono da tempo – dice Cacciapuoti – la presa in carico della persona secondo il paradigma della medicina d’iniziativa era già contenuta nella delibera regionale del 2016 sulle Case della Salute e il Covid ha accelerato questo modello. Se prima avevamo ambulatori per la gestione della cronicità e gli altri infermieri delle Case della Salute che si occupavano della prevenzione primaria e non solo, adesso è diventata un’unica equipe multidisciplinare formata da medici di medicina generale, infermieri, assistenti sociali e altri professionisti». —


 

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