Gazzetta di Modena

Modena

David il “Re” rosso Ferrari della Formula 1 virtuale «Ho 18 anni, vado a scuola e duello con Leclerc»

Enrico Ballotti
David il “Re” rosso Ferrari della Formula 1 virtuale «Ho 18 anni, vado a scuola e duello con Leclerc»

l pilota della divisione Esports di Maranello, campione mondiale 2019, tra i protagonisti del festival digitale, racconta i suoi inizi e il suo lavoro «Ho iniziato a tre anni con la PlayStation L’asfalto? Da piccolo solo sui kart»

3 MINUTI DI LETTURA





il personaggio

Enrico Ballotti

Domanda semplice: chi è l’ultimo pilota ad aver vinto il Mondiale alla guida di una Ferrari? Risposta altrettanto semplice: Kimi Raikkonen nel 2007. E invece, no. L’ultimo driver iridato a Maranello è David Tonizza. Sempre di F1 si tratta, anche se virtuale. È il mondo Esports. E una branca dell’Academy Ferrari è dedicata proprio alla nuova e sempre più popolare disciplina: Fda Hublot Esports, questo il nome del team che a tutti gli effetti rappresenta il Cavallino nei vari campionati. Tonizza è l’uomo di punta. Nel 2019 ha vinto la F1 Esport Series. Un successo che, in poco tempo, gli ha permesso di diventare un personaggio. Nonostante la giovane età: David è nato nel 2002.

Iniziamo dal soprannome. Per gli appassionati di Esport sei Tonzilla.

«Esattamente. Tutto è nato per caso o meglio dalla storpiatura del mio cognome da parte di un giornalista americano. Durante il pro-draft di F1, la selezione che mi ha permesso di arrivare in Ferrari, stavo correndo un Gp di esibizione. Il telecronista voleva dire Tonizza, ma gli è uscito una specie di “Tonzilla”. Da lì è cominciato tutto. Oggi, a ogni gara, mi porto dietro un dinosauro di peluche. Siamo Godzilla e Tonzilla (ride, ndr)».

Come sei diventato un pilota Ferrari?

«Gli inizi sono stati classici. Con una PlayStation, avrò avuto tre anni. Poi con il passare del tempo ho saputo che venivano organizzati dei veri e propri campionati. Quindi ho comprato il primo volante e la prima postazione. A 15 anni ho iniziato a frequentare il mondo Esports. Fino al “famoso” pro-draft, lo stesso del soprannome, che mi ha portato fino all’Academy Ferrari. Per me indossare la divisa del Cavallino è un motivo di grande vanto. Mi sento un pilota a tutti gli effetti, come chi corre i Mondiali con le Gran Turismo o le Formula 1».

E nel tuo futuro cosa vedi? Immagini un passaggio alla pista reale?

«Voglio continuare la mia carriera in Esports, questo sicuramente. Sono riuscito a trasformare una passione in un lavoro, dettaglio non certo di poco conto. Spero quindi di gareggiare ancora diverso tempo in un mondo sempre più in espansione. Poi sto studiando, frequento l’Ipsia Ferrari a Maranello, e quindi l’obiettivo è diplomarmi. La pista? Perché no, mai dire mai... Non ho ancora avuto occasione di misurarmi sull’asfalto se non per alcune esperienze sui kart da piccolo».

Però hai avuto modo di “duellare” con Charles Leclerc. Come è andata?

«Sì è vero, ma non in gare ufficiali. Più che altro per esibizioni o divertimento. I professionisti dei circuiti reali hanno grandi doti e grandi basi di lavoro. Come è andata con Charles? Gli sono stato davanti, ma questo in fondo è il mio lavoro, come il suo è quello in pista. Allo stesso tempo, però, bisogna sottolineare che è stato un osso davvero duro. Le sue capacità gli hanno permesso, in un attimo, di essere competitivo».

Come sono le tue giornate di allenamento?

«Iniziamo col dire che l’appuntamento principale è la F1 Esports, che è accompagnata da altre manifestazioni. Tra queste la stagione Gt alla quale sto partecipando adesso. I Gran Premi, parlo in particolare della Formula 1 virtuale, sono ovviamente più corti di quelli reali. Lo sforzo è principalmente mentale. Quando frequento la scuola, mi alleno circa sei ore al pomeriggio». —

© RIPRODUZIONE RISERVATA



Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Gazzetta di Modena per le tue notizie su Google