Gazzetta di Modena

Modena

Il deposito liquami nel verde di Cadignano

Daniele Montanari

Lavori avvianti all’improvviso: gli abitanti della valle non ci stanno e scrivono a carabinieri, Regione e sindaco

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LAMA MOCOGNO

Un deposito di liquami nel cuore della più bella vallata verde di Lama Mocogno. È il progetto che sta facendo insorgere la tranquilla popolazione di Cadignano, antica frazione sulla sp 28 che conduce a Palagano. Qui da un po’ di giorni fervono lavori a metà di via Molino del Ruoto, a 300 metri circa dalla borgata de “La Villa”, che custodisce anche una torre d’osservazione risalente al 1200. A lato strada, una trentina di metri, è stato effettuato uno sbancamento che ha portato alla creazione di una grande “vasca” di terra (30 metri per 20, circa) sostenuta da terrapieno. È sorta dal nulla in quello che prima era un terreno verde, dove è stata realizzata anche una via d’accesso con ghiaia. Arrivata da dove? Qui sono tutti certi, anche per aver visto in azione escavatore e trattore, provenga dalla demolizione di una vasta porzione di un vecchio fienile a 1,5 km di distanza, in località “La Braglia”. Un abbattimento avvenuto anch’esso nei giorni scorsi: i colpi sono stati avvertiti bene, così come il lavoro della macchina di macinazione macerie. La ghiaia deriverebbe da qui. Lo scenario ha posto due interrogativi di fondo nella gente del posto, una decina di persone riunite in un comitato. Uno di principio: era possibile effettuare lavori di quel tipo vigenti le restrizioni Coronavurus che hanno bloccato tanti cantieri? Ma soprattutto: cosa ci verrà nel vascone? I cittadini si sono informati, sono andati in municipio a chiedere chiarimenti e la conclusione è che appunto la vasca ospiterà un grande deposito di liquami (si parla dai 700 ai 900 metri cubi di capienza) a 2-300 metri di distanza dalle case. Proprio sotto agli occhi. E l’olfatto. Di qui la lettera con richiesta d’intervento spedita lunedì al Comando carabinieri per la tutela della salute di Parma (i Nas), l’assessore regionale all’Ambiente Irene Priolo e ovviamente al sindaco di Lama Giovanni Battista Pasini. Lettera in cui si evidenzia intanto “l’uso di ruspe, escavatori ed altri veicoli di trasporto in assenza di qualsiasi segnaletica e cartello edilizio con riferimento agli atti autorizzativi”. Quindi “l’elevato rischio idrogeologico e di inquinamento delle falde provocato dai notevoli depositi di liquami”. «A 30 metri passa l’acquedotto che alimenta la borgata della Villa - sottolinea Giuseppe Melchiorri, ex consigliere comunale di Pavullo che ha qui la casa di famiglia - è naturale pensare al rischio infiltrazioni. Il terrapieno è stato fatto a regola d'arte? Perché se c’è un minimo cedimento, siamo subito in strada. Dicono che verrà posizionata una struttura plastificata: ma chi ci assicura sulla sua tenuta?». Ma è solo la punta dell’iceberg delle sue domande: «Com’è possibile che si siano fatti lavori del genere con le restrizioni legate al virus? Nessuno ha visto o sentito niente in tutto il fracasso? Mi risulta ci siano anche dipendenti comunali che abitano nelle vicinanze: non hanno informato il sindaco? Lui ritiene che questo sia un intervento per la valorizzazione verde dell’Appennino di cui tanto si parla? Senza contare l'impatto stradale del trasporto di liquami da Palagano... C'è lo svincolo idrogeologico emesso dal Suap dell’Unione? So che giovedì scorso sono venuti i carabinieri della Forestale in sopralluogo: siamo ansiosi di conoscere i riscontri». —

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