Modena E gli chef apparecchiano la tavola “in remoto” con i menù dei motori
Il Consorzio propone video e immagini sulla gastronomia locale Corghi: «È un prologo alla riapertura: Modena c’è e non si abbatte»
MODENA «Nel maggio 2019 abbiamo servito sulla tavola del Motor Valley Fest i profumi e i sapori di Modena. A un anno di distanza raccontiamo online gli aneddoti, i ricordi, le ricette che da tempo immemore donano forza a quei sapori. È una sorta di aperitivo. Un prologo alla ripartenza». Un messaggio importante quello di Stefano Corghi, deus ex machina del ristorante il Luppolo e l’Uva nonché presidente del consorzio Modena a Tavola. Consorzio che alla luce... anzi, nel buio virato in penombra di questo momento storico - durissimo ma, come dice lo chef, «passeggero» - non può che fare di necessità virtù. “Apparecchiando” il desco in remoto. In una dimensione virtuale, eppure tattile per l’anima, dove aggiungere un posto a tavola, e poi un altro e un altro ancora, senza smacchi alla sicurezza.
«Sono quantomai convinto della bontà di una simile scelta. Riproporre il festival dei motori in formato digitale equivale a ribadire che Modena non si abbatte. Modena c’è e continuerà ad esserci» afferma Corghi. E dunque la seconda edizione rappresenta un caparbio tentativo di capovolgere i rapporti di potere con Covid-19. Motori e gastronomia: la nostra forza, il nostro vanto. Settori annichiliti ma affatto sconfitti.
«Modena a Tavola aderisce in toto all’iniziativa. Con “I menu dei Motori”, immagini e video che si traducono in vere e proprie esperienze di gusto» sottolinea Corghi qui in veste di ambasciatore di una felice convivenza. La convivenza cioé tra «l’odore della benzina e il profumo del brodo di cappone». Brodo a cui qualcuno, leggi Gilles Villeneuve (seguito a ruota da Chris Amon), spesso rinunciava in nome di una ricca colata di panna. Con licenza di eresia, si intende.
«L’idea sdoganata lo scorso anno di proporre un menù ad hoc si deve soprattutto a Lauro Malavolti, leggendario oste modenese, la cui rubrica è stata fonte di ispirazione collettiva. Lauro ha annotato le preferenze culinarie di piloti e tecnici. C’è chi impazziva per le lasagne, chi per la faraona, chi per il carrello dei bolliti. Enzo Ferrari? Amava il vitello tonnato. Con molti capperi». Così Simone Guerri, titolare de l’Antica trattoria la Busa. Simone è figlio dell’ingegnere Luciano che “tradì” la ristorazione (dunque l’attività di famiglia poi recuperata da Simone stesso) per diventare progettista. Alla De Tomaso prima, in Ferrari poi. «Mio padre ha stretto legami di amicizia con diversi piloti. In primis con Renè Arnoux, grande estimatore delle fragole al naturale - chiosa Simone – Sì, anche Jean Todt veniva spesso alla Busa. In compagnia di Michael Schumacher. Entrambi apprezzavano la privacy garantita dalla nostra saletta». Per Simone e colleghi sono giorni di fuoco. «Lunedì è prevista la riapertura. Ma ancora le direttive non sono chiare». Lo saranno, si spera, in zona Cesarini. «Siamo contenti di questa iniziativa. Raccontare aneddoti e rivivere imprese legate ai tanti sapori tipici del nostro territorio ci rammenta da dove veniamo». E dove ancora possiamo andare. —
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