Gazzetta di Modena

Modena

Diario dalla zona rossa/14 In bici per la mia città

Miriam Ruggiero
Diario dalla zona rossa/14 In bici per la mia città

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Venerdì 15/05/2020

Ore 15.00 – Di nuovo in sella
Corro in garage: è rimasta lì per due mesi, silenziosa ed inerme, ma oggi si esce!!
Inizio ad eseguire operazioni, che detesto fare e che di solito delego volentieri, ma oggi mi
tocca: una pulita veloce, gonfiaggio, verifica pedali ...
Mia figlia Lara fa le stesse operazioni con la sua, e poi partiamo: ognuna in sella alla
propria bici!!

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Dopo due mesi di lockdown, il senso di libertà è immenso, pedalare con il vento tra i
capelli non è più un'attività banale ed ordinaria, ma si trasforma in qualcosa di liberatorio:
pedaliamo, ridiamo, ci affianchiamo, ci urliamo attraverso le reciproche mascherine …
Eh sì, ai semafori un piccolo assembramento si crea, ma per fortuna i minuti sono pochi e,
quando possibile, con giochi di tempo sincronizzati, cerchiamo di evitarli …


Passiamo per il parco: dopo il lockdown è di nuovo il luogo di ritrovo delle persone che
hanno lasciato i loro paesi di origine, che ora lavorano qui e che conservano ancora la
gioia di ritrovarsi all'aria aperta e di condividere la loro vita quotidiana … semplice
abitudine che, purtroppo, molti di noi hanno perso …

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Ore 16.00 – Gli occhi sorridono
Arriviamo in Centro: come è cambiato, eppure il desiderio di ritrovare i luoghi percorsi
tante volte per la tradizionale vasca va oltre tutto questo …
Eh sì, i portici emiliani abbracciano poche persone lungo la via Emilia, molte serrande
sono abbassate con scritte di chiusura e di “Ci vediamo presto” decorate con sorrisi e
cuori, qualche negozio si prepara per la riapertura con gel e disinfettanti, qualche altro
negozio delle grandi catene invece è già operativo, i bar ed il mitico Altero si dedicano
all'asporto, pochi ragazzi mangiano camminando per strada, i tavolini non ci sono più nei
dehors, rimasti tutti vuoti, soli e silenziosi …


Eppure continuiamo a pedalare e, scorgiamo con infantile sorpresa, la guglia della
Ghirlandina e poi l'immensità di Piazza Grande, che oggi sembra ancora più immensa …
Ci fermiamo: ci togliamo le felpe, c'è caldo, con le mascherine la sensazione di caldo è
ancora più soffocante … osserviamo le persone: molte sono dotate di mascherine,
qualcuno la indossa come un accessorio di moda più che come un dispositivo di
protezione, vibrano gli sguardi di osservazione sospettosa e di controllo della distanza
interpersonale, a volte gli occhi sorridono, mentre le labbra sorridenti e silenziose si
nascondono dietro la mascherina …

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Ore 18.00 – Quel pezzo di terra voluto da Dio
La sensazione di libertà, libertà negata dalla bestia ed ancora condizionata, continua ad
essere la parte più forte di me e di mia figlia, del nostro pedalare nel ritorno verso casa,
insieme alla speranza, sì piano piano ci rialzeremo e ci riapproprieremo della quotidianità
nella nostra città ...


Perchè questa è la città, la regione dove abbiamo “tenuto botta” quando la terra ci ha
violentemente scossi, perchè “L' Emilia è quel pezzo di terra voluto da Dio per permettere
agli uomini di costruire la Ferrari. Gli emiliani sono così. Devono fare una macchina? Loro
ti fanno una Ferrari, una Maserati e una Lamborghini.

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Devono fare una moto? Loro
costruiscono una Ducati. Devono fare un formaggio? Loro si inventano il Parmigiano
Reggiano. Devono fare due spaghetti? Loro mettono in piedi la Barilla. Devono farti un
caffè? Loro ti fanno la Saeco. Devono trovare qualcuno che scriva canzonette? Loro ti
fanno nascere gente come Dalla, Morandi, Vasco, Ligabue. Devono farti una siringa? Loro
ti tirano su un' azienda biomedicale. Devono fare 4 piastrelle? Loro se ne escono con delle
maioliche. Sono come i giapponesi, non si fermano, non si stancano, e se devono fare una
cosa, a loro piace farla bene e bella, ed utile a tutti. Ci saranno pietre da raccogliere dopo
un terremoto? Loro alla fine ci faranno cattedrali.”

E gli Emiliani hanno convertito la produzione del cavallino rampante per la fabbricazione di
ventilatori polmonari e raccordi per maschere di protezione, hanno convertito la
produzione di abiti di alta moda in camici per il personale sanitario, hanno convertito note
in parole “Siamo duri che durano” (Vasco Rossi) ...
MR

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