Modena. Dal set di valigie che conquistò il Drake alla “rossa” di Leclerc la Dinastia del Cuoio
Il festival celebra i centoquarant’anni di attività della famiglia Schedoni «Tutto nacque per caso quando mio padre fece un regalo al cognato»
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MODENA Solo il virus ha cercato di rovinare il compleanno per i 140 anni della Schedoni, l’azienda modenese leader mondiale nel settore della valigeria per le auto di lusso, che ha affrontato uno stop produttivo e un periodo di cassa integrazione per i suoi 28 dipendenti. Con clienti che vanno dalla Ferrari alla Rolls Royce, passando per gli altri marchi dell’Olimpo delle supercar, quella della Schedoni è una storia familiare di successo. E il Motor Valley Fest, non a caso, la racconta.
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Ma la pandemia globale che impatto avrà? Sarà possibile fare il bis del fatturato dell’anno scorso, quando furono toccati i 3,8 milioni di euro? «Non ho la palla di vetro per prevedere il futuro – risponde l’amministratore delegato dell’azienda di via Gandhi Simone Schedoni che, assieme alla sorella Elisa, guida la ditta – Tutto dipende da come andranno le vendite delle auto di lusso perché noi fabbrichiamo valigie che si adattano alle vetture d’alta gamma, sfruttando ogni centimetro di bagagliai che spesso sono più piccoli di ogni immaginazione». Un esempio? «“La Ferrari”, uno dei modelli di punta di Maranello, ha spazio per una valigia. Una sola» racconta Simone.
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I prezzi, ovviamente, sono in linea con il prestigio e il lusso dei modelli: ogni modello di Lamborghini, Pagani, Bentley, Bugatti, Aston Martin fa storia a sé. E il set di valigie - che può comprendere da uno a cinque pezzi per bagagliaio ed è sempre di materiale di altissima qualità dal carbonio ai pellami più pregiati - è personalizzato.
«Ogni set - spiega Schedoni - viene abbinato alla vettura in maniera unica e irripetibile come un capo d’alta moda. Una volta che il cliente ha scelto il colore della vettura e della selleria, siamo noi che proponiamo lo stesso pellame degli interni o il colore delle cuciture, sino ad aggiungere di volta in volta targhette con il nome del proprietario, il numero del telaio, la targa, gli estremi della vettura... Tutto fatto a mano, ovviamente. Pezzo per pezzo». Costo finale? Con un margine di approssimazione in ditta spiegano che il set può variare da 12 mila euro a 80 mila.
Simone, l’amministratore delegato in carica, rappresenta la quarta generazione degli Schedoni. E la quinta è alle porte: il nipote Alessio si occupa di ricerca e sviluppo, mentre i suoi figli sono ancora impegnati negli studi superiori. Il problema della continuità aziendale, dunque, non si pone.
La storia degli “artigiani del cuoio” nasce con il bisnonno Celso che, nel 1880, aprì la prima bottega di calzolaio a Formigine: fabbricava scarpe robuste ed eleganti e le esponeva sulla strada in via Giardini quando l’Italia unita, con Roma capitale, esisteva solo da dieci anni. Suo figlio Giuseppe, il nonno di Simone, cominciò da ragazzo ad affiancare il padre e nella sua lunga vita vide veder crescere a livelli impensabili la piccola impresa di famiglia.
Nel 2015, quando Giuseppe si è spento a più di cent’anni, il timone era passato a suo figlio Mauro ed è proprio sotto la sua ala che c’è stato il cambio di marcia. Lo sprint produttivo con il turbo. «Tutto è nato quasi per caso nel 1976 quando - ricorda Simone - il cognato di papà Franco Folli, con una Ferrari 308 GTB, ci fece vedere quel bolide fantastico che non aveva spazio per le valigie. Mio padre prese le misure e, come regalo di Natale, gli fabbricò un set che si adattava perfettamente al bagagliaio, sfruttando tutti gli spazi, compreso il “beauty case».
Pochi giorni dopo un suo conoscente, che era direttore commerciale della Ferrari, si entusiasmò del prodotto e dai primi giorni di gennaio partimmo con le produzioni per la Ferrari. Piacquero molto al Drake, assecondavano la sua idea di vetture sportive, eleganti, uniche».
Da lì in poi una marcia trionfale, dapprima con la Ferrari 400 e poi con la mitica 512 BB. Un modello dopo l’altro, la 288 GTO, la F40 e la F50..., lavorando per anni quasi solo per le Rosse. Oggi il Cavallino, con Lamborghini e Rolls Royce, rappresenta la metà del fatturato dell’azienda. L’altra metà arriva da altri miti dell’automobilismo, compreso l’ultimo cliente, la McLaren, che ha iniziato a produrre supercar e che ha bisogno di una valigeria personalizzata e su misura.
«Lo ammetto – conclude Schedoni – non abbiamo praticamente concorrenza e siamo attaccati a questa terra come non mai. Supereremo anche il Coronavirus e la difficoltà di tornare al lavoro a scaglioni e con le mascherine, i gel igienizzanti e le barriere in plexiglass. Almeno due volte all’anno qui arriva qualcuno che, con il libretto degli assegni in mano, si offre di comprare l’azienda. Non ci pensiamo minimamente. I nostri collaboratori sono un capitale unico che non si può cedere». Simone ne è giustamente orgoglioso: «Abbiamo una dipendente che lavora con noi da quando aveva 17 anni e che andrà in pensione dopo mezzo secolo in azienda. Sono soddisfazioni impagabili, forse tanto quanto aver fatto gli interni per le “rosse” di Formula 1 di Schumacher, Vettel e Leclerc...». —
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