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Modena. Petropulacos e Richeldi: «Noi ex compagni di studi felici di ritrovarci nel team»

carlo gregori
Modena. Petropulacos e Richeldi: «Noi ex compagni di studi felici di ritrovarci nel team»

La dirigente sanitaria regionale: «Fatto tanto in poco tempo, ora bisogna evitare passi falsi» Lo pneumologo: «L’organizzazione regionale può essere dannosa, serve un’azione europea» 

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MODENA Sono stati compagni di studi a Medicina, hanno fatto carriere separate diventando figure di spicco della medicina - lei direttore generale della sanità in Emilia-Romagna, lui presidente degli pneumologi italiani - ora si ritrovano nel Comitato tecnico-scientifico nazionale di Borrelli.

Si aspettava una nomina nel team di Borrelli?

Petropulacos: «A dire il vero no, è stata una sorpresa molto emozionante».

Richeldi: «Personalmente no. Ma, come presidente della Società Italiana di Pneumologia, è un coinvolgimento logico. Nella gestione di una malattia come Covid-19, in cui la polmonite rappresenta la forma clinica più grave, il contributo pneumologico si è rivelato utile. E purtroppo anche molto doloroso: molti colleghi pneumologi sono deceduti nella battaglia contro il virus».

Quale incarico avrà e quale peso potrebbe avere in ambito di decisioni nazionali? Cambierà la sua attuale attività dirigenziale?

Petropulacos: «Da quello che so, il metodo di lavoro del Comitato è molto collegiale e punta alla condivisione. Penso di portare un’esperienza e competenze diverse, più sul versante organizzativo. Spero che apporti qualcosa di positivo al lavoro del comitato».

Richeldi: «Dal 28 febbraio le mie giornate sono divise a metà: in genere la mattinata al Policlinico Gemelli di Roma, dove insieme ai miei colleghi stiamo contribuendo a fare funzionare uno dei due Covid Hospital della città di Roma, e il pomeriggio nella sala del Comitato Operativo della Protezione Civile, dove sto imparando molto da colleghi esperti e sto cercando di contribuire per quanto nelle mie competenze, alla gestione di questa drammatica situazione».

Parlando di iniziative di gruppo come scuola, sport, spettacoli, che speranze ci sono per la ripartenza e secondo il vostro team, a quali condizioni?

Petropulacos: «Il nostro obiettivo è proprio quello di far ripartire in sicurezza. L’andamento delle curve epidemiche dopo le prime riaperture della Fase 2 e quello che sappiamo sull’efficacia delle misure devono rappresentare il punto di riferimento. Spero sia possibile ricominciare ma dobbiamo evitare passi falsi. Lo scopo del lavoro del Cts è proprio questo. Per quanto mi riguarda, spero di tornare presto ai concerti, al cinema e a teatro».

Richeldi: «Certamente le speranze sono sempre parte delle nostre riunioni, ma i numeri sono quelli che ci devono guidare. E il principio della massima precauzione. Non dobbiamo mai dimenticare che ci troviamo di fronte un nemico quasi completamente sconosciuto, e quindi per questo molto più temibile».

Può dare un giudizio di quanto è stato fatto per l'organizzazione sanitaria contro il Covid, dal suo punto di vista? Quali difficoltà si incontreranno in caso di riesplosione del virus durante o dopo la Fase 2?

Petropulacos: «È stato sicuramente fatto moltissimo in quantità e qualità davanti a una situazione che è letteralmente esplosa e per una patologia oggettivamente non conosciuta. Il sistema sanitario ha saputo, con il contributo di tutti e anche dei cittadini, trasformarsi completamente in 10 giorni. E questo testimonia la solidità del sistema. Quanto all’esito della Fase 2 e al suo seguito, per ora è impossibile fare una previsione».

Richeldi: «Il mio giudizio potrebbe non essere pienamente oggettivo, essendo stato coinvolto in prima persona, ma mi pare che, se non altro, sia stato fatto tutto il possibile per contenere l’epidemia. Comunque, non dobbiamo dimenticarci che molti Paesi hanno guardato ai nostri protocolli e li hanno in qualche modo adottati, pur nelle differenze epidemiologiche delle diverse zone geografiche. Sono poi state implementate dal Governo e dalle Regioni numerose misure sanitarie, tutte mirate ad identificare precocemente ed a contenere eventuali future ondate epidemiche nelle settimane a venire. Indubbiamente, nel malaugurato caso in cui dovessimo assistere a una riemergenza del nuovo coronavirus, saremo più pronti di quanto non lo fossimo a inizi anno».

Il Covid ha mostrato tensioni tra Stato e regioni nella gestione dell'emergenza? Saranno riassorbite a breve o resteranno?

Petropulacos: «Penso che un’emergenza mondiale necessiti almeno di una risposta nazionale. Le problematiche e i punti di vista regionali nello specifico sono stati diversi, nell’emergenza questo fa nascere inevitabilmente frizioni. Io spero che il dialogo e l’ascolto, che non è mai mancato fra Ministri e Presidenti delle regioni, porti al superamento delle frizioni e a un lavoro ancora più attento per affrontare le fasi future con il contributo di tutti».

Richeldi: «Più che tensioni, l’emergenza ha dimostrato i limiti della regionalizzazione del servizio sanitario. Se in alcuni ambiti è ampiamente giustificata ed anzi indispensabile la dimensione regionale per quanto riguarda l’organizzazione sanitaria, in altri la frammentazione piò essere dannosa. Uno di questi ambiti è quello delle malattie infettive, che ovviamente non riconoscono ambiti geografici ed anzi si gioverebbero di misure da assumere non solo a livello nazionale, ma continentale».

È contenta di ritrovare nel team il suo compagno di studi Luca Richeldi e viceversa la sua compagna di studi dottoressa Licia Petropulacos?

Petropulacos: «Sono felice! Il prof. Richeldi, anzi Luca, è un amico, ed anche un clinico ed uno scienziato di spessore internazionale. Una persona intelligente e divertente. La persona più gradita per condividere un’esperienza».

Richeldi: «Non solo ne sono contento, ma ne sono anche molto orgoglioso: come amico, come collega e come modenese». —
 

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