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«Nidi, dal Comune nessuna privatizzazione Porteremo avanti la tradizione modenese»

Luca Gardinale
«Nidi, dal Comune nessuna privatizzazione Porteremo avanti la tradizione modenese»

Stefano Neri, consigliere della Fondazione Cresciamo: «Servizio in piena continuità con quello degli asili a gestione diretta»

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Guarda a Bologna, dove per affrontare i problemi è nata un’istituzione ad hoc. Poi si sposta a Torino, che ha scartato le ipotesi di enti e fondazioni per abbracciare direttamente il privato, mentre Firenze ha fatto una scelta ancora diversa. Dopo le polemiche politiche sulla cessione di due nidi comunali alla Fondazione Cresciamo, a intervenire guardando al futuro dei servizi è Stefano Neri, consigliere di amministrazione dell’ente nato nel 2012 e professore di Sociologia dell’Organizzazione all’Università di Milano.

Professor Neri, da settembre la Fondazione gestirà, oltre alle dieci materne attuali, anche due nidi comunali.

«Come Fondazione ci atteniamo alle decisioni del Comune: in questo caso, siamo pronti ad assumerci nuove responsabilità e ad affrontare nuove sfide. Avere due nuovi nidi non significa solo aggiungere un “più due” alla gestione attuale, ma affrontare nuove complessità ed elaborare nuovi progetti».

La scelta della giunta ha però creato parecchie polemiche, con i sindacati e la Sinistra in prima linea nel contestare la cessione dei servizi al privato.

«Ho seguito e capisco le perplessità emerse, anche se vorrei far notare una cosa: dal mio punto di vista, possiamo senza dubbio parlare di esternalizzazione, ma faccio molta fatica a dire che si tratta di una privatizzazione. Insomma, è vero che siamo un soggetto privato, ma è un soggetto al 100% comunale, che realizza quello che in termini giuridici è un “controllo analogo”. Chi ci vede come il “privato”, insomma, dovrebbe anche tenere conto che il servizio offerto è lo stesso, così come i coordinatori pedagogici, le attività con i bimbi, le rette e le manutenzioni. Tutto il servizio, insomma, è caratterizzato da una continuità molto forte con quello che viene offerto dagli asili comunali: questo per me è un aspetto centrale, un aspetto che mi impegnerò a salvaguardare durante il mio mandato. La volontà, insomma, è quella di portare avanti un’esperienza storica come quella dei servizi 0-6 anni attraverso la Fondazione e “Modena Zerosei”, il nuovo sistema integrato che nascerà».

Per farlo, però, c’erano anche altre possibilità, tanto che la convinzione, fino a qualche settimana fa, era che si andasse verso la dismissione di Cresciamo.

«Certo, la Fondazione è solo uno degli strumenti possibili per portare avanti un’esperienza storica. Gli strumenti sono diversi, ma il contesto, anche a livello più ampio, è simile: oggi quasi tutti i Comuni si trovano a fare i conti con difficoltà che rendono sempre più difficile la gestione diretta. Così, Bologna ha deciso di puntare su un’istituzione ad hoc, Torino ha valutato la stessa possibilità, optando poi per il privato, l’Area nord reggiana ha creato un’azienda speciale, mentre Firenze ha appaltato il servizio pomeridiano. Un contesto che accomuna soprattutto i Comuni del nord, che hanno una forte tradizione di gestione diretta. Quello di Modena ha deciso di puntare sulla Fondazione, che, dopo essere stata potenziata con le risorse necessarie, avrà un ruolo strategico per la realizzazione del progetto “Modena Zerosei”».

Politica a parte, resta il problema del personale: c’è margine per appianare le differenze contrattuali rispetto alle “tate” del Comune?

«In questi anni abbiamo lavorato con i contratti integrativi, e in particolare con l’ultimo c’è stato un forte avvicinamento alle condizioni delle dipendenti del Comune. Ora attendiamo indicazioni dall’amministrazione, ma la volontà è quella di continuare a lavorare per appianare le differenze». —



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