Gazzetta di Modena

Modena

Il cardinale sassolese Ruini «Cari sovranisti, non arruolate Wojtyla»

DOMENICA AGASSO JR.
Il cardinale sassolese Ruini «Cari sovranisti, non arruolate Wojtyla»

I ricordi del porporato ottantanovenne, molto legato al papa polacco: «Non era un conservatore Valorizzava le nazioni, ma non per contrapporle». «Sbaglia chi vede Bergoglio in antitesi a lui» 

4 MINUTI DI LETTURA





INTERVISTA

DOMENICA AGASSO JR.

Wojtyla valorizzava il concetto di nazione, ma non contro le altre, bensì nel quadro della “famiglia delle nazioni”». Il cardinale sassolese Camillo Ruini sottrae Giovanni Paolo II alla propaganda dell’internazionale sovranista, che da tempo ha accelerato la scalata all’eredità socio-politica di Papa Karol per renderlo simbolo ispiratore e catalizzatore, facendo leva anche sul fronte ecclesiastico ostile al «comunista» Bergoglio. «È sbagliato metterli in contrapposizione: Francesco non è marxista». E il suo predecessore - «un grande, un santo» - era «tutt’altro che conservatore: non transigeva su fede e morale cristiana, ma era aperto alle grandi novità del Concilio». Il porporato 89enne è una figura chiave del pontificato polacco: per sedici anni è stato presidente della Conferenza episcopale italiana (Cei), incarico grazie al quale ha influenzato spesso partiti e schieramenti; e per diciassette anni è stato vicario di Sua Santità per la Capitale. Accetta volentieri di parlare con per i 100 anni (ricorrono domani) del «Vescovo di Roma chiamato da un Paese lontano».

Eminenza, si può dire che Giovanni Paolo II nei suoi 27 anni ha cambiato la storia? Perché?

«Ha inciso sul corso della storia sotto molti profili. L’aspetto più conosciuto è il suo contributo alla caduta del comunismo, che per suo merito è avvenuta in modo pacifico. Con lui la Chiesa è uscita da quella posizione difensiva sulla quale era stata a lungo costretta dalla crisi del dopo Concilio e ha potuto riprendere l’iniziativa, soprattutto nell’ambito dell’evangelizzazione».

Come definirebbe Papa Wojtyła? Un conservatore?

«Direi anzitutto che era un santo, nel senso pieno del termine. L’altra parola è “grande”: Wojtyła grande lo è stato davvero, come Papa e come uomo. Conservatore non lo era di certo: non transigeva sulla fede e sulla morale cristiana, in particolare nella difesa della famiglia e della vita, ma aderiva di tutto cuore alle grandi novità del Concilio. Era convinto infatti che il futuro appartenesse a Cristo non meno del passato».

Qual è la grande lezione di Giovanni Paolo II che oggi viene dimenticata o tralasciata?

«Due affermazioni della sua prima enciclica Redemptor hominis, “l’uomo è la via della Chiesa” e “sulla via che conduce da Cristo all’uomo la Chiesa non può essere fermata da nessuno”, sono state il suo programma di vita, sia in Polonia sia da Papa. Purtroppo oggi a noi credenti mancano spesso quel coraggio, quella fiducia e quella determinazione che sono indispensabili per portare avanti la causa del Vangelo, che coincide con il vero bene dell’uomo».

Qual è l’aneddoto privato con Giovanni Paolo II a cui è particolarmente affezionato?

«Nell’estate del 1986 accompagnai per la prima volta il Papa, in una visita in Abruzzo. Partimmo in elicottero da Castel Gandolfo e ben presto Giovanni Paolo II si mise a pregare. Con mia meraviglia i prelati che erano con noi continuarono tranquillamente a parlare tra loro. Monsignor Stanislao mi spiegò che il Papa si immergeva così completamente nella preghiera da non essere disturbato da alcun rumore. Poi, in mille occasioni, ho potuto verificare che era davvero così. Questa esperienza la porto nel cuore».

E quale invece quello “professionale”, o pastorale?

«Pochi mesi prima della sua morte il Papa ricevette in udienza il collegio Capranica. Gli andai incontro prima che entrasse nella sala dell’udienza. Subito Giovanni Paolo II mi chiese: “Quando andiamo a visitare le parrocchie?”. Monsignor Stanislao mi prevenne e rispose: “Adesso le parrocchie le visita il Cardinale”. Il Papa ribatté: “Ma il Vescovo di Roma sono io”. Così, fino in fondo, egli ha servito Roma».

Oggi spesso Giovanni Paolo II viene «arruolato» dalla galassia sovranista, anche in contrapposizione a Papa Francesco: Lei che cosa ne pensa?

«Giovanni Paolo II amava profondamente la propria nazione, la Polonia, e in genere valorizzava molto il concetto di nazione, non però in antitesi alle altre nazioni bensì nel quadro della “famiglia delle nazioni”. Tra lui e Papa Francesco ci sono molte diversità, ma diversità non vuole affatto dire contrapposizione».

Papa Francesco ha messo al centro del pontificato i poveri, i migranti. E insiste su un’economia sociale del mercato. Assicurando di «copiare da Wojtyła». Lei che cosa pensa? Teme il presunto “marxismo” di Papa Francesco?

«Anche qui è sbagliato contrapporre i due Papi: pure Giovanni Paolo II insisteva molto sulla “opzione preferenziale per i poveri”. Accusare Papa Francesco di marxismo significa non conoscere il marxismo, oppure non conoscere l’attuale Papa, o più probabilmente non conoscere né il marxismo né il Papa».

Come ha vissuto il periodo della serrata sulle messe a causa del coronavirus? La Cei avrebbe dovuto comportarsi diversamente?

«Per me personalmente il coronavirus non ha cambiato di molto la vita. Già prima uscivo assai poco, mentre anche adesso celebro la messa ogni giorno. La Cei ha dato giustamente tutto il suo contributo alla tutela della salute mentre, per il bisogno dei credenti di nutrirsi con l’Eucaristia, non è stata aiutata dalle pretese del Governo, che è intervenuto anche su aspetti di competenza della Chiesa».

La Chiesa come può aiutare la gente nella “Fase 2” di ripartenza dopo l’emergenza sanitaria del Covid-19?

«Principalmente in tre modi: continuando nelle opere di carità che sta compiendo su larga scala, sostenendo con la preghiera e la vicinanza personale le tante persone, famiglie, comunità che possono trovare anche nella fede il coraggio per ripartire, dando all’Italia intera una testimonianza di fiducia nel nostro futuro». —



Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Gazzetta di Modena per le tue notizie su Google