«Mobilità “dolce”, dalla Regione solo le briciole: occasione persa»
La Fiab boccia gli ultimi stanziamenti: «Traffico veicolare ancora privilegiato Al trasporto pubblico e agli spostamenti sostenibili poco più di un’elemosina»
Importanti stanziamenti per il traffico veicolare, mentre per la mobilità sostenibile restano solo le briciole. A puntare il dito contro le scelte della Regione è la Federazione ambiente e bicicletta di Modena, che parla di finanziamenti «che privilegiano ancora una volta le infrastrutture direttamente rivolte alla “immobilità automobilistica” e, bisogna dirlo forte, contro quella non motorizzata». A parlare per la Fiab è l’urbanista modenese Lorenzo Carapellese, che critica gli «investimenti ancora una volta sostanziosi per rotonde, by pass, bretelle, allargamenti di sezioni stradali per “fluidificare il traffico”, ma che sono “contro” la mobilità, contro la salute, contro la libertà di movimento. E sono contro anche il trasporto pubblico. Possibile - chiede Carapellese - che ancora siamo al finanziamento di infrastrutture che invece di contenere il traffico motorizzato lo alimentano?».
L’urbanista modenese elenca così gli ultimi finanziamenti annunciati dalla Regione: «Sono stati stanziati 5,3 miliardi per le infrastrutture stradali - spiega Carapellese - tra cui il passante di Bologna, i nodi di Rastignano e Casalecchio, le tangenziali di Mirandola e Forlì, l’hub portuale di Ravenna ed altre strutture stradali da Piacenza a Rimini per snellire il traffico ed abbattere lo smog. A queste opere va il 78% dei finanziamenti, mentre il 20%, ovvero 1,4 miliardi, andranno al trasporto pubblico, e 134 milioni, il 2%, alla mobilità non motorizzata e all’efficientamento energetico. Insomma - incalza il componente del direttivo Fiab - di fatto un’elemosina per la mobilità sostenibile, quando tutte le città padane sono senza marciapiedi degni di questo nome, dal momento che a fatica raggiungono il metro di larghezza. Marciapiedi senza manutenzione da decenni, costruiti con tutti i materiali possibili ed immaginabili, che ti fanno scivolare con la pioggia, che ti fanno strascicare per la rugosità, inciampare per crepe e dislivelli eccessivi con la sede stradale, impossibili da praticare per chi è sulla sedia a rotelle o è anziano. Strade e viali senza panchine (e ce ne vorrebbe almeno una ogni 400 metri), a volte senza alberi e verde. Non ci sono piazze nelle aree costruite negli ultimi 70 anni, né fontane e fontanelle. Aree pedonali solo nei centri storici - continua Carapellese - aree a traffico limitato solo a ridosso di questi ultimi». Il rappresentante della Fiab ricorda quindi che «non ci sono portabiciclette neanche nelle stazioni, mentre nei centri commerciali ce ne sono sì e no poche decine, e non ce ne sono vicino alle scuole, alle biblioteche, in tutte le zone residenziali e per uffici, nei pressi degli impianti sportivi, di fronte ai tribunali, all’ospedale ed alle Asl».
L’urbanista parla quindi di «finanziamenti di cui paiono beneficiare solo e soltanto le (solite) imprese di costruzione, senza alcuna ricaduta di lungo termine sul tessuto economico e sociale, anzi contro l’economia e il sociale. La proposta in via di realizzazione a Parigi di una città a 15 minuti, ovvero dove entro questo tempo di percorrenza puoi trovare e soddisfare i tuoi bisogni quotidiani, sarebbe destinata al fallimento se non si investisse appunto sulla riqualificazione dei marciapiedi e sulla ciclabilità (e di tutto quello che c’è sotto, dalla posa della fibra ottica alle linee elettriche, fogne e gas), di aree a zone trenta e ed anche venti, di isole ambientali, di alberature, di spazi pubblici. E per fare questo ci vogliono soldi e tanto lavoro: lavoro manuale, di progettazione architettonica ed ingegneristica, di progettazione di paesaggio urbano, di ricerca per nuovi materiali e nuove soluzioni che tengano conto della compatibilità ambientale, del climate change. Insomma, per chi vuol vedere e non è attratto solo dal potere dei soldi e da una cultura che guarda solo ai bisogni e alla soddisfazione dei soliti noti, dal “brum brum”, dalla velocità, dal parcheggio sotto casa e dappertutto, dobbiamo ribadire e far presente con forza che già da tempo c’è un mondo nuovo, una prateria di bisogni urbani di almeno due generazioni di cittadini insoddisfatti ed almeno altre due di quelle che verranno. Cittadini che vogliono una città che non sia solo e prevalentemente per il traffico motorizzato, ma per le persone. Se permettiamo che si vada avanti “business as usual” - chiude l’esponente della Federazione ambiente e bicicletta di Modena - ci ritroveremo delle città che potranno solo chiamarsi “omile”, giusto per non confonderle con altre più dignitose comunità del regno animale. Meglio allora il gattile o il canile ed anche l’ovile, che nel confronto vincerebbero di gran lunga». —
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