Nove morti: indagini in corso per omicidio colposo plurimo
È l’ipotesi dell’inchiesta sui cinque detenuti trovati cadavere in carcere L’incognita delle indagini per i 4 morti durante il trasporto
Per i nove decessi dopo la rivolta il fascicolo dell’inchiesta riguarda un’accusa generica di omicidio colposo plurimo contro ignoti. Si tratta di un’accusa per ora solo formale, come richiede la legge: non esistono indagati, per quanto è dato sapere.
Resta aperta la questione dei detenuti morti durante il trasferimento in altre carceri alla fine della rivolta. Alcuni di loro sono sicuramente morti per la stessa overdose che ha ucciso quelli trovati nelle celle. In questo caso resta da stabilire a chi spettano le indagini. Se verranno affidate alla Procura di Modena confluiranno nel corposo fascicolo già aperto, dando in ogni caso un senso compiuto e comune a fatti identici.
Come noto i nove detenuti morti sono divisi in due gruppi: cinque furono trovati morti all’interno di Sant’Anna durante i controlli, appena sedata la rivolta (alcuni corpi erano in celle aperte); quattro sono invece i detenuti morti durante il trasporto e arrivati cadavere a destinazione, istituti carcerari assegnati sul momento: Alessandria, Parma, Ascoli, Verona (anche se la destinazione era Trento).
Nel primo caso, come detto, i cinque morti di Sant’Anna sono tutti trattai dalla Procura di Modena. Per loro è già stata fata l’autopsia all’Istituto di Medicina legale di Modena; per i quattro morti in viaggio invece non è ancora chiaro se si indagherà caso per caso oppure, come pare probabile, se verranno poi assegnati sempre a Modena, una volta che venga stabilito che a Sant’Anna avevano ingerito le sostanze risultate letali ore dopo.
Infine, si indaga anche sui 18 feriti complessivi della rivolta. In parte sono agenti della polizia penitenziaria in servizio a Sant’Anna; altri sono detenuti. Quello che rende il caso complicato è la mancanza di informazioni ufficiali. L’origine pare certa: voci intorno a un detenuto in isolamento che risultava positivo al coronavirus. Siamo ai primi giorni della pandemia e le autorità ripetono che il carcere è sicuro. La voce di un infetto però circola, si ripete che è vera. E infatti risulterà che c’è un caso positivo. Quella domenica mattina la paura si fa rabbia e furia. La rivolta scoppia in circostanze ancora oggi oscure e dilaga in poche ore. In città si vede il fumo uscire dalla prigione: è scoppiato un incendio. Nessuno sa cosa avviene all’interno. Solo ore dopo, con un intervento della Squadra volante di polizia che blocca un tentativo di evasione, le parti iniziano a invertirsi. Arrivano rinforzi della penitenziaria da altre città, la risposta si fa strutturata e alla fine avviene l’irruzione e in poche ore le autorità penitenziarie riprendono possesso del carcere ormai distrutto. Devastato l’Ufficio Matricole: quindi non si sa chi c’era o era assente tra i detenuti. Saccheggiato l’ambulatorio, razziati droga e psicofarmaci. —
C.G.
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Gazzetta di Modena per le tue notizie su Google