Maddalena e Daniele diventano genitori Le campane a Boccassuolo suonano a festa
Si ripete, alle 7, la ricorrenza per il nuovo nato: Tito è il primo bimbo che nasce dopo 30 anni nella parte alta del paese
la storia
PALAGANO
Campane che suonano alle 7.10, e vanno avanti per quasi 4 minuti. Una cosa impensabile oggi, un orario tanto insolito quanto quello della scampanata notturna del sagrestano di don Abbondio nei Promessi Sposi. Niente allarme però stavolta, ma i sereni rintocchi della festa. Così si è svegliato sabato scorso Boccassuolo, incantevole borgo a 1.007 metri abitato oggi da un centinaio di persone che vivono come una grande famiglia. Magari per qualcuno sarà stata una sveglia anticipata, ma accolta di buon grado perché tutti qui sanno cosa significano le campane festanti “fuori orario”: che Nico Bettuzzi ha azionato il suggestivo campanile sulla roccia per salutare l’arrivo di un bimbo, di un nuovo paesano.
Bettuzzi lo fa da 10 anni ormai, tramite un collegamento elettronico pilotato da smartphone (l’amore hi-tech per il posto lo ha portato anche a far nascere il sito www.boccassuolo.it). Così da poter essere attivato anche da fuori, quando è via per lavoro. Succede solo qui, nel nostro Appennino e probabilmente in tutta la provincia, che un neonato abbia tale benvenuto dalla comunità. Anche a Fiumalbo ci tengono tanto, ma lì preferiscono mettere nella bacheca del municipio un colorato annuncio col nome dei genitori e del bebè. Qui si suona, a festa per le nascite e i rintocchi per i morti. Appena arriva la notizia, nella fascia oraria in cui le campane possono suonare (7-22). Anche da parte di persone che sono lontane, andati fino in America e in Australia.
«L’11 aprile ci ha tenuto alla scampanata per il suo bimbo una ragazza di Milano che aveva la nonna di Boccassuolo - ricorda Nico - e così è per gli addii. Anche se la richiesta arriva da Parigi, io suono: il vero campanilismo è suonare le campane».
DA BOLOGNA Alla montagna
In questo caso Nico aveva ricevuto il messaggio alle 5 dal Sant’Orsola di Bologna, dove Maddalena De Bernardi e Daniele Santunione gioivano per l’arrivo del piccolo Tito, con i suoi 3 chili e 100. Sono una coppia che da Bologna ha deciso di trasferirsi in montagna, da dove lei lavora in smart working come giornalista freelance (scrive di qualità della vita e geografia emozionale, con storie di resilienza come quelle su www.bibliotecadeltempo.com) e lui da operaio in una ditta del posto. A portarli, il ricordo del luogo d’infanzia di cui parlava tanto Giuseppina Lenzotti, nonna di Maddalena nata a Boccassuolo e poi trasferitasi a Busto Arsizio, dove è morta nel 2018 a 92 anni.
«Incuriositi, abbiamo iniziato a frequentare il posto e poi nel 2017 abbiamo preso la vecchia casa di fronte alla chiesa nella parte alta - racconta lei - dove abbiamo iniziato a trascorrere dei periodi. Poi ci siam detti: perché non trasferirci da Bologna cercando un altro stile di vita? Un posto in cui camminare, esplorare, dove i bimbi possano toccare la terra e correre nei prati? Un posto in cui godersi il tempo che abbiamo da vivere. Imprigionati dall’abitudine, in città ci sentivamo come sulla ruota del criceto: corsa, corsa sempre ma da nessuna parte. Allora si è decisa la svolta e a marzo abbiamo preso la residenza, pur mantenendo tanti affetti a Bologna. E il collegamento col mondo è nel pc. È un posto magico, con una comunità splendida: a Tito piacerà tanto». È già nella storia: erano almeno 30 anni che nella parte alta del paese (diviso un po’ in contrade) non nasceva un bimbo da residenti. —
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