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Quando il lockdown diventa una canzone Video di Bertoli a tempo di record

Daniele Dei
Quando il lockdown diventa una canzone Video di Bertoli a tempo di record

Il cantautore ha lanciato il suo singolo “A un metro da me”«Sarà utile per non dimenticare quello che stiamo vivendo» 

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Come racconteresti il “lockdown” a un ragazzo che, tra dieci anni, ti potrebbe chiedere qualcosa su questa esperienza? Se lo è chiesto Alberto Bertoli nei giorni della quarantena tanto che il cantautore sassolese figlio d’arte ha lanciato alla mezzanotte di venerdì il suo nuovo singolo il cui nome dice tutto: “A un metro da me”.

Il video, subito cliccatissimo su Facebook e Youtube, è stato girato tra lunedì e martedì scorsi proprio a Sassuolo, dove si riconoscono i luoghi simbolo della città, e a Modena, con una scena ospitata all’interno dello stadio “Braglia”.

«Una corsa contro il tempo - spiega lo stesso Bertoli - appena è stata concessa la riapertura abbiamo girato velocemente per poter essere online già in settimana. Mercoledì il video era montato. È la prima volta che in carriera ho chiuso un lavoro di questo tipo in tempi così stretti».

La canzone, che entro il 29 maggio sarà online su Spotify e i principali store di musica online, è nata quasi per caso e inizialmente, a detta del cantautore, non sarebbe nemmeno dovuta uscire. «La proposta è stata di un amico, Matteo Frassineti - racconta - ma io avevo detto di no, il rischio di scadere nella retorica era elevato. Poi ci ho riflettuto e ho pensato a come un giorno avremmo potuto raccontare l’emergenza Coronavirus a un ragazzo che non l’ha vissuta. Allora ho preso la chitarra in mano e ho iniziato a comporre la musica e parte del testo. Ho chiamato di nuovo Matteo e gli ho detto: finisci tu il testo. Alla fine lo ha portato in fondo e, dopo alcune revisioni, è nata “A un metro da me”».

Tutto questo è accaduto tra la fine di marzo e gli inizi di aprile. «Passata la Festa della Liberazione ho mandato la canzone al mio produttore Luca Pernici - prosegue il cantautore di Sassuolo - e ha voluto subito promuoverla. Ha messo assieme i musicisti ognuno nel proprio “home studio” per realizzare la base. Ringrazio poi il fotografo della Gazzetta Gino Esposito e Trc che ci hanno fornito le immagini per il video con i momenti del “lockdown” e con i sanitari. E poi abbiamo girato le scene questa settimana: se ci fate caso l’orologio della torre civica segna le sei e mezza del mattino. Siamo andati all’alba per avere l’effetto della piazza illuminata a giorno, ma vuota».

E poi la scelta dello stadio di Modena: «Un luogo simbolo - focalizza Alberto Bertoli - nato per aggregare e paradossalmente vuoto. La volontà di girare nei luoghi dove vivo, oltre che legata alle normative vigenti sugli spostamenti, era per dare questo segnale di stare vicini nonostante tutto fossimo costretti a restare nei nostri luoghi».

Infine alcune considerazioni su questo difficile momento per il settore dello spettacolo: «Un metro di distanza non sono centomila - conclude il musicista - ripensando a certi spazi e capienze i concerti potrebbero essere fattibili. Servono però garanzie per gli organizzatori affinché non abbiano responsabilità penali sui contagi oltre che per l’indotto. Un concerto non vive senza fonici, tecnici, chi tiene bancarelle o vende panini, e viceversa». —

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